Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6238 del 10/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/03/2017, (ud. 25/01/2017, dep.10/03/2017),  n. 6238

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3366-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. SERAFINO,

8, presso lo studio dell’avvocato MICHELE STERBINI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3208/45/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 16/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/01/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di M.V. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 3208/45/2014, depositata in data 16/06/2014, con la quale in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento, notificata, a seguito di accertamenti divenuti definitivi in quanto non opposti, per maggiore IRPEF dovuta in relazione agli anni d’imposta 2005 e 2006, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente;

– in particolare, i giudici d’appello, ne respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che gli avvisi di accertamento risultavano notificati con la procedura di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, lett. e), per assoluta irreperibilità del contribuente, “senza avere esperito i tentativi di cui all’art. 140 c.p.c.”;

– a seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti, ed il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, lett. e) e la falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c., atteso che, nella specie, per come attestato dal messo comunale notificatore (nella relata ritrascritta in ricorso, ai fini dell’autosufficienza), non si verteva in ipotesi di temporanea irreperibilità ma in quella di irreperibilità definitiva o assoluta, cosicchè non doveva essere seguito il procedimento di cui all’art. 140 c.p.c.. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi la violazione o falsa applicazione, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2700c.c., avendo i giudici della C.T.R. aggiunto che al medesimo indirizzo risultava essere stata positivamente notificata, circa un anno dopo, la cartella di pagamento impugnata, così dando rilievo, al fine di negare la circostanza della irreperibilità del contribuente all’indirizzo, attestata dal messo comunale, a circostanza, in ogni caso, inconferente.

2. La prima censura è fondata, con assorbimento della seconda.

Sul tema, costituisce ius receptum di questa Corte (da ultimo, Cass. 7523/16 e 19152/2016) il principio per cui “la notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, nei sistema delineato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, va effettuata secondo il rito previsto dall’art. 140 c.p.c., quando siano conosciuti la residenza e l’indirizzo del destinatario, ma non si sia potuto eseguire la consegna perchè questi (o ogni altro possibile consegnatario) non è stato rinvenuto in detto indirizzo, per essere ivi temporaneamente irreperibile, mentre va effettuata secondo la disciplina di cui all’art. 60 cit., lett. e)” quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perchè risulta trasferito in luogo sconosciuto, accertamento, questo, cui il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel comune dov’è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso comune” (Cass. 25436/15, 22796/15, 23332/15, 24260/14, 1440/13, 14030/11, 4925/07, 20425/07, 7268/02);

– nella specie, la C.T.R. si limita a ad affermare, in maniera tautologica, che la notifica degli atti impositivi prodromici era stata illegittimamente effettuata ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, lett. e), senza il rispetto di tutti gli adempimenti prescritti dall’art. 140 c.p.c., così effettuando un’indebita commistione di due procedimenti notificatori, aventi presupposti autonomi, ed oltretutto non spiegando se ricorresse o meno, sulla base di quanto risultante dalle attività espletate dal messo notificatore, l’ipotesi di irreperibilità temporanea del destinatario e non anche quella di irreperibilità assoluta del medesimo.

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento dei primo motivo del ricorso (assorbito il secondo), va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione; il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo dei ricorso, assorbito il secondo motivo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto; rinvia alla C.T.R. della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 25 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2017

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