Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6227 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. I, 05/03/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 05/03/2021), n.6227

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. PACILLI Giuseppina Anna R. – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28704/2018 proposto da:

M.F.M., elettivamente domiciliato in Trieste, via Cesare

Battisti n. 4, presso lo studio dell’avvocato Andrea Diroma, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata il

21/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/10/2020 dal cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- M.F.M., cittadino (OMISSIS), ha presentato ricorso avanti al Tribunale di Campobasso nei confronti del provvedimento della Commissione territoriale di Salerno, di diniego della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria) e di diniego pure della protezione umanitaria.

Con decreto depositato in data 21 agosto 2018, il Tribunale di Campobasso ha respinto il ricorso.

2.- La pronuncia ha rilevato, in particolare, la mancanza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, “non ravvisandosi nel Paese in origine del ricorrente ((OMISSIS)), in particolare nella regione di provenienza ((OMISSIS)) situazioni paragonabili a quelle in cui è presente una violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno, come confermato dall’ultimi rapporto di Amnesty International 2017-2018”.

Ha ritenuto, inoltre, la mancanza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, “non risultando il richiedente affetto da stati patologici di rilievo, nè presentando specifici caratteri di vulnerabilità tali da far concludere che un rientro nel Paese d’origine lo avrebbe esposto a situazioni umanitarie di particolare complessità tali da giustificare l’applicazione di tale residuale misura – tali non potendosi considerare i rapporti di lavoro a tempo determinato, che il ricorrente ha stipulato in Italia”.

3.- Avverso questa pronuncia M.F.M., ha presentato ricorso per cassazione, articolandolo in quattro motivi e con pregiudiziale richiesta di rimessione di una questione alla Corte Costituzionale.

Il Ministero non ha svolto difese nel presente grado del giudizio.

4.- La controversia è stata chiamata alla camera di consiglio della Prima Sezione civile del 30 settembre 2019. In esito alla quale, il Collegio ha stabilito di rinviare la causa a nuovo ruolo, con ordinanza del 23 ottobre 2019, n. 27174.

Diritto

RAGIONI DELLA DIECISIONE

5.- In via pregiudiziale, il ricorrente formula richiesta di sollevare la questione d’incostituzionalità delle norme del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis in relazione agli artt. 3,24 e 111 Cost., nonchè art. 6 CEDU, art. 117 Cost. e Direttive 2005/85/CE e 2013/32/UE.

Assume dunque il ricorrente che il vigente modello procedimentale relativo alla materia della protezione internazionale, basato sullo schema della volontaria giurisdizione, non rispetta il principio del contraddittorio, lede il diritto di difesa, con connessa violazione pure del principio di ragionevolezza.

6.- La questione di legittimità costituzionale, che così è stata rilevata, è manifestamente infondata.

La stessa è stata già più volte proposta – e proprio sulla base degli argomenti anche qui addotti dal richiedente – all’attenzione di questa Corte. Nella presente sede, è perciò sufficiente richiamarsi alle argomentazioni, che sono state svolte, per evidenziare la infondatezza della medesima.

Si veda, in special modo, la pronuncia di Cass., 5 luglio 2018, n. 17717 (“il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione delle controversie in materia di diritti e di status, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte”).

7.- Il primo motivo assume la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 8. Rileva il ricorrente che, nella specie, la Commissione territoriale non ha reso disponibile, ovvero prodotto in giudizio, la documentazione relativa alla procedura amministrativa svoltasi, come per contro avrebbe dovuto.

8.- Il motivo non può essere accolto.

Nei fatti, il ricorrente si limita ad allegare la mancata trasmissione del verbale di audizione. Senza tuttavia indicare, o anche solo accennare, quale eventuale pregiudizio possa essergliene nel concreto seguito dall’allegata omissione – sul piano del diritto di difesa.

D’altra parte, il motivo neppure segnala di avere richiesto una nuova audizione del richiedente nel giudizio avanti al Tribunale (cfr., in materia, Cass., 3 novembre 2020, 24444).

9.- Il secondo e il terzo motivo di ricorso contestano la decisione adottata dal Tribunale di Campobasso, che ha escluso la sussistenza dei presupposti stabiliti dalla norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c.

Questo non ha tenuto conto delle fonti di informazione “più recenti e maggiormente attinenti al caso di specie”, si assume. Il report di Amnesty International, a cui la decisione di richiama, ha “carattere meramente generale”; d’altro canto, la lettura, che ne viene fatta, è “superficiale”, “laconica”.

10.- Il secondo e il terzo motivo non possono essere accolti.

Il report di Amnesty International, che la decisione richiama, copre il periodo 2017/2018: esso, quindi, non può certo essere considerato “non recente” rispetto a un provvedimento che viene depositato nell’agosto 2018. D’altra parte, le altre affermazioni critiche, che i motivi muovono all’attendibilità e pertinenza di questo report, non vanno oltre le allegazioni appena richiamate: manifestandosi, di conseguenza, generiche al punto tale da risultare affatto inapprezzabili.

11.- Il quarto motivo di ricorso fa riferimento alla protezione umanitaria, assumendo sia il vizio di violazione di legge, che quello di omesso esame di fatto decisivo.

“Il Tribunale non ha speso una parola” – si rileva – “sulla situazione del Paese d’origine in merito alla tutela dei diritti umani”; nè ha preso in considerazione le comuni condizioni di vita degli abitanti di questo territorio. Per altro verso – si aggiunge,, con ulteriore osservazione -, il Tribunale non ha nemmeno valutato che il ricorrente ha abbandonato la terra di origine da più di sei anni, perdendo contatto con le comunità di quei luoghi, loro costumi ed abitudini; egli, peraltro, si è “perfettamente integrato” nel tessuto sociale italiano e svolge attività lavorativa “come tubista navale presso i cantieri di (OMISSIS)”, a mezzo di una serie di rapporti a tempo determinato, come oggettivamente documentato.

12.- Il motivo è fondato.

Il Tribunale di Campobasso ha ancorato la sua valutazione – negativa del riconoscimento della protezione umanitaria – su di un unico dato, osservando che il richiedente ha “stipulato in Italia” solo “rapporti di lavoro a tempo determinato”.

A questo proposito va subito segnalato, allora, che la giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni rimarcato come la conclusione di contratto di lavoro a tempo determinato non sia – in quanto tale circostanza ostativa al riconoscimento di un’effettiva integrazione del lavoratore straniero. Una serie di contratti a tempo determinato ben può esprimere, nella realtà, un rapporto lavorativo di tipo “consolidato” (Cass., 20 gennaio 2021, n. 1234). Comunque, la presenza di questo tipo di rapporto di lavoro è utilizzabile per la dimostrazione di un apprezzabile sforzo di inserimento nella realtà locale di riferimento (Cass., 2 ottobre 20120, n. 21240). Del resto, quella di rapporto di lavoro a tempo determinato è nozione che viene a declinarsi in modo diverso a seconda delle caratteristiche concrete che venga a possedere: da quella della durata a quella dei suoi rinnovi, a quella del mercato di riferimento specifico, e così via ancora (cfr. Cass., 7 ottobre 2020, n. 21536).

D’altra parte, la pronuncia del Tribunale molisano non ha compiuto nessuna valutazione comparativa tra la (futura) situazione del richiedente nel caso rimpatrio nel Paese d’origine e quella vissuta (attualmente) nel Paese di accoglienza.

La giurisprudenza di questa Corte ha invero chiarito (cfr., in particolare modo, la sentenza delle Sezioni Unite del 13 novembre 2019, n. 29459; tra gli arresti più recenti v. Cass., 27 gennaio 2012, n. 1774; Cass., 26 gennaio 2021, n. 1689) che in materia di protezione umanitaria va propriamente assegnato, invece, un “rilievo centrale” alla valutazione comparativa tra il grado di integrazione effettiva nel nostro Paese e la situazione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese di origine”. Con la precisazione ulteriore, pure sottolineata da questa giurisprudenza, che tale valutazione comparativa va ancorata a “uno scrutinio individuale, caso per caso” della vita personale e relazionale del richiedente, che prenda dunque in considerazione tutte le varie specificità (pure ricompresa la misura del periodo di allontanamento da Paese di origine, con il connesso, e progressivo, senso di sradicamento che ciò può venire a comportare) presenti nella fattispecie concreta volta a volta esaminata (cfr., da ultimo, la pronuncia di Cass.,, 5 gennaio 2021, n. 21).

13.- In conclusione, va accolto il quarto motivo di ricorso, mentre vanno dichiarati inammissibili i primi tre motivi.

Di conseguenza, va cassato per quanto di ragione il provvedimento impugnato e la controversia rinviata, per quanto di ragione, al Tribunale di Campobasso che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso, dichiarati inammissibili il primo, il secondo e il terzo motivo. Cassa il decreto impugnato e rinvia la controversia al Tribunale di Campobasso che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

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