Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6226 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. I, 05/03/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 05/03/2021), n.6226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. PACILLI Giuseppina Anna Rosaria – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27388/2018 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliato in Napoli, piazza Cavour n.

139, presso lo studio dell’avvocato Luigi Migliaccio, che la

rappresenta e difende, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata il

24/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/10/2020 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- S.M., cittadino (OMISSIS), ha presentato ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale di Campobasso, di diniego del riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria), come pure di diniego del riconoscimento della protezione umanitaria.

Con provvedimento depositato in data 28 agosto 2018, l’adito Tribunale di Campobasso ha integralmente respinto il ricorso.

2.- Il Tribunale ha rilevato, in particolare, che il racconto del richiedente si manifesta “palesemente estraneo al perimetro dei presupposti per concedere lo status di rifugiato essendo legato l’espatrio a motivi esclusivamente economici ed essendo puramente ornamentale la motivazione politica, non ricoprendo alcuna carica nel partito BNP il ricorrente, nè essendo in alcun modo stato minacciato da chicchessia per tale sua asserita adesione”.

Ha aggiunto, poi, che “non vi sono i presupposti per la concessione della protezione sussidiaria, non ravvisandosi nel Paese di origine del ricorrente (Bangladesh), in particolare nella regione di provenienza (Madaripur), situazioni paragonabili a quelle in cui è presente una violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno, come confermato dall’ultimo rapporto di Amnesty International 2017 2018”.

Ha ritenuto, inoltre, che “non vi sono i presupposti per la concessione della protezione umanitaria, non risultando il richiedente affetto da stati patologici di rilievo, nè presentando specifici caratteri di vulnerabilità”.

3.- Avverso questo provvedimento S.M. ha presentato ricorso per cassazione, affidandolo a quattro motivi.

Il Ministero non ha svolto difese nel presente grado del giudizio. Il ricorrente ha anche depositato memoria.

4.- La controversia è stata chiamata alla Camera di consiglio della Prima Sezione civile del 30 settembre 2019. In esito alla quale, il Collegio ha stabilito di rinviare la causa a nuovo ruolo, con ordinanza del 23 ottobre 2019, n. 27173.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.- Il primo e il secondo motivo di ricorso riguardano entrambi il tema della protezione sussidiaria: uno, sotto il profilo della violazione di legge; l’altro, per quello di nullità del provvedimento.

Sostiene dunque il ricorrente che il Tribunale non ha tenuto adeguatamente conto del rischio di subire trattamenti degradanti o inumani in Bangladesh in ragione dell'”attivismo” del medesimo all’interno del partito di opposizione (OMISSIS), come pure del processo di “grave radicalizzazione islamista intensificatasi a partire dal 2013”; e anche della spiccata propensione della terra bengalese a subire “devastanti eventi naturali”.

6.- Il primo e il secondo motivo di ricorso non sono suscettibili di essere accolti.

In effetti, il decreto impugnato non ha mancato di prendere in considerazione la situazione che, per quanto può rilevare in relazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c), presenta nell’attuale il Paese del Bengala.

D’altra parte, il ricorso si limita a svolgere enunciazioni di tratto meramente generico, se non del tutto indeterminato: come avviene per l’eventuale sussistenza di un “processo di radicalizzazione islamista” e pure per l’assunta peculiare soggezione del Paese ai “cambiamenti climatici”, con “devastanti alluvioni e inondazioni”. Si tratta, nei fatti, di situazioni così latamente descritte da non potere comunque integrare gli estremi del fatto storico, decisivo per l’esito della controversia, che è preso in considerazione dalla norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

7.- Il terzo motivo di ricorso riguarda la materia della protezione umanitaria, per lamentare vizio di omesso esame di fatto decisivo per l’esisto del giudizio.

Segnala, in particolare, il ricorrente che il Tribunale non ha preso in alcuna considerazione il “percorso di integrazione avviato in Italia e documentato in atti del giudizio”, come sviluppatosi nell’arco degli otto anni di permanenza in Italia: “egli lavora regolarmente come cucitore a macchina”, “ha una casa”, “ha imparato correttamente la lingua italiana”, non è affetto da alcun pregiudizio penale di sorta”, “a Napoli ha stretto rapporti amicali e sociali”.

8.- Il motivo è fondato.

In punto di protezione umanitaria, il decreto impugnato ha propriamente trascurato di esaminare le circostanze così dedotte. Nè, per vero, si potrebbe dubitare della potenziale decisività delle medesime in ordine alla valutazione di sussistenza dei “gravi motivi di carattere umanitario”, che è richiesta dalla norma dell’art. 5, comma 6, T.U. immigrazione: sia in sè stesse, sia pure ai fini della “valutazione comparativa” tra le condizioni di vita del richiedente in Italia e quelle a cui sarebbe esposto nel Paese di origine in conseguenza di un disposto rimpatrio (cfr. Cass., S.U., 12 novembre 2019, n. 29459).

9.- L’accoglimento del terzo motivo comporta assorbimento del quarto motivo, che pure concerne la protezione umanitaria.

10.- In conclusione, va cassata la sentenza impugnata e la controversia rinviata al Tribunale di Campobasso che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il primo e il secondo motivo, assorbito il quarto. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la controversia al Tribunale di Campobasso che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

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