Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6200 del 15/03/2010

Cassazione civile sez. I, 15/03/2010, (ud. 20/01/2010, dep. 15/03/2010), n.6200

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Cooperativa Igea s.r.l., in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in Roma, via Corvisieri 46, presso l’avv.

Cavaliere Domenico, che la rappresenta e difende giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

Ministero della Giustizia in persona del Ministro, domiciliato in

Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello

Stato, che lo rappresenta e difende ex lege;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Palermo emesso nel

procedimento n. 434/05 in data 2.11.2006;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20.1.2010 dal Relatore Cons. Carlo Piccininni;

Udito l’avv. Cavaliere per la ricorrente;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con decreto del 2.11.2006 la Corte di Appello di Palermo, giudicando in sede di rinvio, condannava ai sensi della L. n. 89 del 2001 il Ministero della Giustizia al pagamento di Euro 2.000 in favore della Cooperativa Igea a r.l., con riferimento a giudizio protrattosi per circa diciassette anni (di cui tredici per il primo grado) ed ancora pendente, il cui eccesso di durata era stato apprezzato nella misura di due anni.

Avverso la decisione la Cooperativa proponeva ricorso per cassazione affidato ad un motivo, poi ulteriormente illustrato da memoria, cui resisteva il Ministero intimato.

Con la detta impugnazione, in particolare, la ricorrente lamentava l’inadeguatezza dell’indennizzo liquidato in relazione alla durata del processo (come detto, circa diciassette anni) e all’entità degli indennizzi riconosciuti dalla Corte europea in casi analoghi.

Osserva il Collegio che la censura è infondata poichè, quanto al computo del periodo di durata irragionevole, la relativa determinazione nella misura di due anni era stata definitivamente stabilita dalla sentenza di parziale annullamento di questa Corte, come si evince dal decreto impugnato (“il periodo eccedente il termine di ragionevole durata è quello di due anni indicato dalla suprema corte come si evince dai periodi non giustificati, analiticamente indicati alle pagine quattro e cinque del decreto della corte di appello di Caltanissetta del 30 aprile 2002, non essendovi censure sulla questione. L’unica indagine demandata a questa Corte, quale giudice del rinvio, pare limitata al danno non patrimoniale quanto al quantum debeatur e non quanto all’an”, p. 7);

quanto alla consistenza dell’indennizzo lo stesso è in linea con i parametri Cedu, che indicano l’importo di Euro 1.000 come base di commisurazione per ogni anno di ritardo, atteso che la Corte territoriale ha liquidato Euro 2.000 per i due anni di durata irragionevole.

Conclusivamente il ricorso va rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio, liquidate in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio, che liquida in Euro 700, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2010

 

 

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