Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6184 del 10/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 10/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.10/03/2017),  n. 6184

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12, presso 12, l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

DI.DA. Costruzioni Srl, elettivamente domiciliata in Roma, piazza

Cavour 17, presso lo studio dell’avv. Giorgia Passacantilli,

rappresenta e difesa dall’avv. Mario Martelli in virtù di procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 105/9/10 depositata il 20 ottobre 2010 dalla

Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 7 dicembre 2016

dal Cons. Dott. Giuseppe TEDESCO;

udito per la ricorrente l’avv. Giovanni Palatiello;

udito per la contro ricorrente l’avv. Antonio Buonfiglio;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DEL CORE Sergio, il quale ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

La società contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento con il quale gli furono contestati maggiori ricavi relativi a due vendite immobiliari per l’anno di imposta 2004 (contestazione fondata sulla base dei valori proposti in una perizia di stima relativa a mutuo bancario accordato a uno degli acquirenti per una delle porzioni vendute, ubicate nel medesimo complesso e con le medesime caratteristiche).

Contro l’avviso, la contribuente propose ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, ottenendone l’annullamento con sentenza che, sull’appello dell’Agenzia delle entrate, fu poi confermata dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna, la quale, condividendo la prima delle censure proposte dalla contribuente (su cui il primo giudice non si era pronunciato), dichiarò la nullità dell’avviso per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, che fu riscontrata nella mancata riproduzione, ad opera dell’atto impositivo, del contenuto essenziale della perizia su cui si fondava l’accertamento.

Contro la sentenza l’Agenzia dell’entrate ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo.

La contribuente ha resistito con controricorso.

Il Collegio ha deliberato la redazione della sentenza con motivazione semplificata.

Diritto

Con l’unico motivo di ricorso, articolato su due diverse censure, la contribuente denuncia insufficiente e contraddittoria motivazione su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e ciò sotto due diversi profili. In primo luogo si rimprovera alla commissione tributaria regionale di non avere valutato che, già dal ricorso iniziale avanti alla commissione tributaria provinciale, risultava che la contribuente aveva conoscenza della perizia su cui si fondava l’accertamento. In proposito la ricorrente richiama il principio di giurisprudenza secondo il quale in tema di motivazione per relationem degli atti d’imposizione tributaria, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella sua motivazione, non intende certo riferirsi ad atti di cui il contribuente abbia già integrale e legale conoscenza (Cass. n. 18073 del 2008).

Con il secondo profilo del motivo in esame, la sentenza è ulteriormente censurata per aver ritenuto che l’avviso non avesse riprodotto il contenuto essenziale della perizia di stima ch’era all’origine dell’accertamento, ma solo alcuni dati di sintesi.

Tale ultima censura, che la Corte ritiene di esaminare in via prioritaria, è fondata. La commissione tributaria regionale è giunta a dichiarare la nullità dell’atto impositivo sulla base di un implicito confronto fra il più ampio contenuto della perizia su cui si fondava l’accertamento e i singoli dati riportati nell’avviso, nel quale, nell’ambito di quel più ampio contenuto, furono trascritti i riferimenti di identificazione catastale degli immobili; i valori unitari che il perito incaricato dalla banca aveva attribuito alle singole porzioni, in rapporto alla diversa tipologia (area, abitazione, autorimessa, portico); la superficie di ciascuna di tali diverse porzioni.

A questo riguardo consolidata è la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale: “Nel regime introdotto dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche per relationem, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione che questi ultimi siano allegati all’atto notificato ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale, per tale dovendosi intendere l’insieme di quelle parti (oggetto, contenuto e destinatari) dell’atto o del documento che risultino necessarie e sufficienti per sostenere il contenuto del provvedimento adottato, e la cui indicazione consente al contribuente – ed al giudice in sede di eventuale sindacato giurisdizionale – di individuare i luoghi specifici dell’atto richiamato nei quali risiedono quelle parti del discorso che formano gli elementi della motivazione del provvedimento” (Cass. 25 marzo 2011, n. 6914; Cass. 25 luglio 2016, n. 15348).

Ebbene, diversamente da quanto ha ritenuto la commissione tributaria regionale, la riproduzione della perizia, così come operata nell’avviso, soddisfa tali requisiti. Ed invero, una volta riprodotti i valori unitari proposti dal perito, con l’analitica e separata indicazione delle diverse tipologie e dimensioni delle singole porzioni cui quei valori andavano applicati, null’altro occorreva per porre il contribuente “in condizione di avere adeguata informazione delle circostanze di fatto e del titolo giuridico della pretesa impositiva, così da consentirgli di valutarne la fondatezza e quindi l’opportunità di esperire l’azione giudiziale e, in caso positivo, di contestare efficacemente (Cass. 30 gennaio 2007, n. 1905)” la pretesa, che, nella specie, non derivava dall’applicazione di un criterio di stima generale e astratto (tipologia dell’immobile, ubicazione ecc.), ma si fondava su una valutazione concreta, ch’era stata eseguita per una finalità correlata alla vendita di quel determinato bene oggetto dell’accertamento.

La sentenza impugnata va in conclusione cassata, restando assorbite le altre questioni dedotte, con rinvio Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna in diversa composizione, perchè provveda a nuovo esame attenendosi al su indicato principio.

Al giudice del merito si demanda anche la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, assorbito il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia innanzi alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna in diversa composizione, per il nuovo esame e la statuizione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2017

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