Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6179 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. II, 05/03/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 05/03/2021), n.6179

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Luigi – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 21986 – 2019 R.G. proposto da:

A.R.I., – c.f. (OMISSIS) – elettivamente domiciliato,

con indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Brescia, alla via Moretto,

n. 70, presso lo studio dell’avvocato Luca Zuppelli che lo

rappresenta e difende in virtù di procura speciale su foglio

separato allegato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, – c.f. (OMISSIS) – in persona del Ministro

pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto n. 3351/2019 del Tribunale di Brescia;

udita la relazione nella camera di consiglio del 3 novembre 2020 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. A.I.R., cittadino del Ghana, di religione musulmana, formulava istanza di protezione internazionale.

Esponeva che la sua fidanzata era deceduta in occasione di un tentativo di aborto; che i familiari della fidanzata lo avevano in più occasioni minacciato; che onde sottrarsi al pericolo di ritorsioni aveva abbandonato il suo paese e si era trasferito in Niger, in Mali, in Libia e dalla Libia aveva raggiunto l’Italia.

2. La competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale rigettava l’istanza.

3. Con decreto n. 3351/2019 il Tribunale di Brescia respingeva il ricorso con cui A.I.R., avverso il provvedimento della commissione territoriale, aveva chiesto il riconoscimento della protezione internazionale.

Evidenziava il tribunale che l’esame congiunto delle dichiarazioni rese dal ricorrente in sede di audizione dinanzi alla commissione territoriale, delle allegazioni di cui al ricorso e delle dichiarazioni rese dinanzi al tribunale all’udienza del 15.1.2019 induceva ad opinare per l’inattendibilità di A.I.R. alla luce delle plurime contraddizioni in cui era incorso.

Evidenziava altresì che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

Evidenziava in particolare, nel quadro della debita valutazione comparativa, che, in ipotesi di rimpatrio, A.I.R. non si sarebbe ritrovato in condizioni di elevata vulnerabilità, siccome, per un verso, perduravano i suoi legami familiari nel paese d’origine, siccome, per altro verso, era da escludere che in Ghana esistesse una situazione di emergenza umanitaria, siccome, per altro verso ancora, l’intrapreso percorso di integrazione nel tessuto socioeconomico italiano – consistente in corsi di alfabetizzazione ed in attività di volontariato – non aveva di per sè valenza sufficiente.

4. Avverso tale decreto ha proposto ricorso A.I.R.; ne ha chiesto la cassazione con ogni susseguente statuizione.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

5. Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14, dell’art. 5, comma 6, T.U.I..

Deduce che il tribunale ha erroneamente vagliato le precise e dettagliate dichiarazioni che ha reso e del tutto ingiustificatamente non si è avvalso dei suoi poteri istruttori onde acclarare la reale situazione in cui versa il Ghana.

Deduce che ha errato il tribunale a disconoscere la protezione umanitaria; che la documentazione prodotta dà ragione del suo soddisfacente grado di integrazione nel tessuto socioeconomico italiano; che ha buona padronanza della lingua italiana.

6. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatti o questioni controverse e decisive per il giudizio.

Deduce che, in sede di valutazione delle sue dichiarazioni, il tribunale ha attribuito rilievo ad aspetti secondari e a marginali imprecisioni.

Deduce che il tribunale ingiustificatamente non ha fatto utilizzo dei suoi poteri istruttori officiosi anche al fine di acquisire informazioni aggiornate sul suo paese d’origine.

7. Il ricorrente infine solleva questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. 17.2.2017, n. 17, per violazione del requisito di straordinaria necessità e urgenza, per violazione degli artt. 77 e 111 Cost. e dei limiti previsti dalla L. n. 400 del 1988, art. 15.

Deduce, tra l’altro, che la nuova normativa ha introdotto nel sistema processualcivilistico un modello sconosciuto, articolato in un unico grado di merito con una udienza meramente eventuale.

8. La sostanziale identità delle argomentazioni e dei rilievi che la delibazione del primo e del secondo motivo di ricorso postula e sollecita, ne giustifica la disamina contestuale.

Entrambi i motivi di impugnazione comunque sono inammissibili ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, giacchè il Tribunale di Brescia ha statuito in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte.

9. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento “di fatto” rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c); tale apprezzamento “di fatto” è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (cfr. Cass. (ord.) 5.2.2019, n. 3340).

10. Su tale scorta, nel segno, appunto, dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 ed, evidentemente, nel solco dell’insegnamento n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte, si rappresenta quanto segue.

Da un canto, il Tribunale di Brescia ha dato compiutamente conto delle incongruenze e della inattendibilità delle dichiarazioni rese dal ricorrente.

In particolare il tribunale ha dato ragione analiticamente delle divergenze e delle contraddizioni inficianti le dichiarazioni del ricorrente (cfr. decreto impugnato, pagg. 4 e 5).

D’altro canto, il ricorrente indubbiamente sollecita questa Corte a far luogo ad una “diversa lettura” delle sue dichiarazioni (il tribunale ha dato “importanza solo ad aspetti secondari e a irrilevanti imprecisioni”: così ricorso, pag. 3).

11. Si tenga conto che nel giudizio relativo alla protezione internazionale del cittadino straniero, ritenuti non credibili i fatti allegati a sostegno della domanda, non è necessario far luogo a un approfondimento istruttorio ulteriore, attivando il dovere di cooperazione istruttoria officiosa incombente sul giudice, dal momento che tale dovere non scatta laddove sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quantomeno in relazione all’allegazione affidabile degli stessi (cfr. Cass. (ord.) 20.12.2018, n. 33096; Cass. 12.6.2019, n. 15794).

Del tutto legittimo, dunque – pur con riferimento alla protezione umanitaria – è il mancato esercizio, da parte del tribunale, dei poteri istruttori officiosi.

12. Con precipuo riferimento alla protezione umanitaria devesi dar atto, previamente, che le ragioni di censura non si correlano puntualmente alla ratio decidendi in parte qua dell’impugnato dictum.

Il tribunale ha affermato che il ricorrente non aveva allegato “fattori meritevoli di protezione diversi da quelli esaminati per il riconoscimento della protezione internazionale” (così decreto impugnato, pag. 8).

Ebbene siffatta affermazione – riflesso dell’elaborazione di questa Corte secondo cui, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, è necessario che chi invochi tale forma di tutela, alleghi in giudizio fatti ulteriori e diversi da quelli posti a fondamento delle altre due domande di protezione cosiddetta “maggiore” (cfr. Cass. (ord.) 7.8.2019, n. 21123; Cass. (ord.) 31.3.2020, n. 7622) – non è stata oggetto di puntuale censura.

13. In ogni caso le doglianze in punto di “protezione umanitaria” recano, al più, censura del giudizio “di fatto” cui, senza dubbio, in parte qua, il tribunale ha atteso, giudizio “di fatto” inevitabilmente postulato dalla valutazione comparativa, caso per caso, necessaria ai fini del riscontro della condizione di “vulnerabilità” – e soggettiva e oggettiva – del richiedente.

Ebbene, in quest’ottica, nei limiti della formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, alla cui stregua, a rigore, le censure, in parte qua, si qualificano, non può che opinarsi come segue.

Per un verso, è da escludere recisamente che taluna delle figure di “anomalia motivazionale” destinate ad acquisire significato alla luce della già citata pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite – e tra le quali non è annoverabile il semplice difetto di sufficienza della motivazione – possa scorgersi in relazione alle motivazioni cui il tribunale bresciano ha, in parte qua, ancorato il suo dictum.

Per altro verso, il tribunale in nessun modo ha omesso la disamina dei fatti decisivi caratterizzanti in parte qua la res litigiosa, ossia della concreta sussistenza dei margini per il riconoscimento della protezione umanitaria.

14. In pari tempo devesi dar atto che il ricorrente sollecita questo Giudice al riesame delle risultanze di causa.

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nè in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4, – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

15. La quaestio legitimitatis è manifestamente infondata. E’ sufficiente il rinvio all’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte.

16. Ovvero all’insegnamento secondo cui è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, convertito con modifiche in L. n. 46 del 2017, per difetto dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza poichè la disposizione transitoria – che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito – è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale per consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime (cfr. Cass. 5.7.2018, n. 17717; Cass. (ord.) 5.11.2018, n. 28119).

17. Ovvero all’insegnamento secondo cui è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, artt. 24 e 111 Cost., nella parte in cui stabilisce che il procedimento per l’ottenimento della protezione internazionale è definito con decreto non reclamabile, in quanto è necessario soddisfare esigenze di celerità, non esiste copertura costituzionale del principio del doppio grado ed il procedimento giurisdizionale è preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione (cfr. Cass. (ord.) 30.10.2018, n. 27700; Cass. (ord.) 5.11.2018, n. 28119).

18. Nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio va assunta. Invero il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

19. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della II sez. civ. della Corte Suprema di Cassazione, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA