Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6153 del 05/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, (ud. 05/12/2019, dep. 05/03/2020), n.6153

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15045-2018 proposto da:

F.L. DOMUS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI NICOTERA 29, presso

lo studio dell’avvocato GIANCARLO LAGANA’, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARCO BOSCHERINI;

– ricorrente –

contro

MPS GESTIONE CREDITI BANCA SPA, nella qualità di cessionaria in

favore della NPL 2018 SRL in persona della ITALFONDIARIO SPA,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 49, presso lo

studio dell’avvocato ANDEA BELLESIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato MICHELE ZANOTTI;

– controricorrente –

contro

A.A., AL.AM.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 148/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 18/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

La Corte.

Fatto

RILEVATO

che:

Con atto di citazione notificato l’11 aprile 2006 MPS Gestione Crediti Banca S.p.A., quale procuratrice speciale di Banca Monte Paschi S.p.A., conveniva dinanzi al Tribunale di Livorno l’attuale ricorrente, A.A. e Al.Am., chiedendo, in tesi, che fosse dichiarata nulla per simulazione assoluta una compravendita di immobile dai coniugi A.A. e Al.Am. a F.P. Domus S.r.l. e, in subordine, che tale compravendita fosse dichiarata inefficace nei confronti della banca, essendo i coniugi fideiussori di Color Service S.r.l.; i convenuti si costituivano resistendo.

Con sentenza del 21 gennaio 2010, il Tribunale accoglieva la domanda di cui all’art. 2901 c.c..

Proponevano appello principale F.P. Domus S.r.l. e i coniugi A.A. e Al.Am., e appello incidentale condizionato MPS Gestione Crediti Banca. La Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 18 gennaio 2018, rigettava gli appelli principali.

F.P. Domus S.r.l. ha proposto ricorso, da cui si è difesa con controricorso Italfondiario S.p.A. quale procuratrice di Siena NPL S.r.l..

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RITENUTO

che:

Il ricorso si basa su un unico motivo, rubricato come denunciante, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 2901 e 2967 c.c., per avere la corte territoriale errato nel ritenere sussistente l’elemento soggettivo della ricorrente nella compravendita.

Dapprima si qualifica assorbente ed errato l’assunto della corte territoriale in relazione alla scientia damni della ricorrente quale terzo acquirente, subito adducendo, peraltro, che “la propria corresponsione del prezzo di acquisto, al momento del compimento atto (sic) di acquisto immobiliare…, era l’unico mezzo per reperire ai venditori A.A. e Al.Am. la – non altrimenti da loro reperibile – liquidità necessaria l’adempimento del proprio debito scaduto”. Si afferma poi che occorrerebbe, per comprovare appunto la scientia damni da parte dell’acquirente, “anche dimostrare che il debitore abbia – successivamente – utilizzato tale liquidità per l’estinzione del debito”.

Richiamata in seguito giurisprudenza di questa Suprema Corte che il giudice d’appello non avrebbe correttamente applicato, si torna ancora ad affermare che, “a fronte della pacifica circostanza in atti della necessità per i venditori Al. e A. di procedere all’alienazione immobiliare, quale unico mezzo al quale… potevano far ricorso per procurarsi il denaro”, non sussiste revocabilità dell’atto di disposizione. Infatti, nel caso in esame il prezzo di Euro 300.000 corrisposto dall’attuale ricorrente ai venditori “era più che sufficiente a dare a questi ultimi la liquidità necessaria a tacitare le – ampiamente inferiori – ragioni creditorie” dell’istituto bancario, la “dichiarata conoscenza” dell’attuale ricorrente nell’atto di compravendita “della precedente trascrizione della domanda giudiziale di revocazione dell’atto di costituzione del fondo patrimoniale” dimostrando invero la “piena buona fede dell’acquirente che, pagando effettivamente il prezzo della compravendita che andava a fornire ai Sig.ri Al. e A. la liquidità necessaria ad estinguere il debito della domanda revocatoria del fondo patrimoniale precedentemente trascritta, ha dichiarato di ben conoscere il contenuto della stessa”: il che, “in via assorbente” esclude la scientia damni in capo al terzo acquirente.

E’ evidente che, pur inserendo anche alcune venature di diritto relative all’interpretazione dell’art. 2901 c.c., in combinato disposto con l’art. 2697 c.c., la censura intesse, nella sua reale sostanza, una critica direttamente fattuale, introducendo una prospettazione alternativa dell’esito del compendio probatorio, con particolare riguardo all’addotta rilevanza di alcuni elementi appunto di puro merito, come l’importo del debito degli alienanti verso la Banca e il contenuto dell’atto di compravendita quanto alle dichiarazioni ivi rese dall’acquirente.

Abbandonato in toto, pertanto, ogni altro profilo per dar luogo a questa revisione del merito, il motivo cade in una evidente inammissibilità, che conduce, in conclusione, il ricorso ad essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna della ricorrente alla rifusione delle spese del grado liquidate come da dispositivo – alla controricorrente; sussistono altresì del D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art., comma 1 bis.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 7000, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 5 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2020

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