Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6137 del 05/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2021, (ud. 06/11/2020, dep. 05/03/2021), n.6137

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4272-2016 proposto da:

O.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE DON GIOVANNI

MINZONI 9, presso lo studio dell’avvocato ENNIO LUPONIO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4180/2015 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 16/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/11/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. con la sentenza in epigrafe, la CTR del Lazio, in parziale accoglimento dell’appello proposto da O.M. avverso la sentenza reiettiva del di lei ricorso avverso l’avviso di rettifica notificatole dalla Agenzia delle Entrate ai fini delle imposte di registro e ipocatastali, in riferimento ad un terreno, con sovrastante manufatto, posto in (OMISSIS), acquistato unitamente ad un immobile non oggetto della rettifica, ha ridotto il valore da quello accertato – pari ad Euro 601.500,00 – a Euro 544.400,00, “di cui Euro 64.400,00 per il manufatto e Euro 480.000,00 per il terreno” (rispetto al valore dichiarato dalla contribuente all’atto dell’acquisto, per il solo terreno, di Euro 31.000,00);

2. la contribuente ricorre, con tre motivi, per la cassazione della suddetta sentenza;

3. l’Agenzia delle Entrate ha depositato controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso, la contribuente lamenta “violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 e all’art. 111 Cost.”, sostenendo che la sentenza impugnata sia priva di motivazione;

2. il motivo è infondato. A seguito della riforma dell’art. 360, comma 1, n. 5 (D.L. n. 83 del 2012, convertito dalla L. n. 134 del 2012), che in precedenza consentiva di ricorrere per cassazione “per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio” e che ora invece stabilisce che è possibile ricorrete “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, è denunciabile in Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Sezioni Unite n. 8053/2014). Nel caso di specie la motivazione non presenta alcuna forma di anomalia: essendo in discussione il valore attribuito dall’ufficio al bene acquistato dalla contribuente, nella motivazione della sentenza si legge, in particolare, che detto valore è stato definito in base alla valutazione della Agenzia del territorio – valutazione incontestatamente allegata all’avviso di rettifica – con metodo comparativo, che detto valore è riferito “al valore di mercato per terreni simili nella stessa provincia così come deducibile dagli atti” e che, in considerazione anche di quanto emerso dalla sentenza prodotta in giudizio dall’ufficio – sentenza pacificamente resa nei confronti della controparte contrattuale della ricorrente, in causa di impugnazione di avviso di rettifica identico a quello oggetto del presente giudizio -, emergono elementi tali da far ritenere che detto valore debba essere rideterminato – in soltanto parziale accoglimento dell’appello della contribuente – in Euro 544.400,00″, di cui Euro 64.400,00 per il manufatto e Euro 480.000,00 per il terreno”;

3. con il secondo motivo di ricorso, la contribuente lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, per avere la CTR “accettato acriticamente le risultanze della perizia di stima dell’ufficio” malgrado detta perizia fosse riferita non al terreno esclusivamente ma all’intero compendio immobiliare compravenduto (terreno, manufatto sovrastante e immobile, non oggetto di rettifica) e che il terreno, per la piccola dimensione (mq 240) e siccome, ai sensi degli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di (OMISSIS), inedificabile, non potesse avere un valore maggiore del prezzo dichiarato nel contratto;

4. il motivo è inammissibile. La contribuente pone non una questione di legittimità rispetto alle norme sulla prova evocate ma una questione di merito riguardo alla con divisibilità della valutazione operata dalla CTR;

5. con il terzo motivo di ricorso, la contribuente lamenta “omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, deducendo che “se le risultanze istruttorie fossero state valutate correttamente il giudizio finale sarebbe stato verosimilmente diverso in termini di altissima probabilità”. In particolare sostiene che la CTR non avrebbe preso in considerazione “il predicato della pertinenzialità del bene terreno rispetto al fabbricato”, “predicato” che era stato negato dai giudici di primo grado. Sostiene poi che la Ctr neppure avrebbe preso in considerazione il fatto che la rettifica era stata effettuata “in carenza di potere” poichè in dichiarata applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, laddove invece avrebbe dovuto essere operata ai sensi della L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 497, e del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, commi 4 e 5;

6. il motivo è infondato. La CTR si è richiamata alla, ed ha dichiarato di condividere la, motivazione della sentenza di primo grado. Mediante detto richiamo deve ritenersi che il fatto di cui la contribuente lamenta l’omesso esame sia stato in realtà preso in considerazione e negato, così come era stato negato dai primi giudici. Dacchè anche l’infondatezza della doglianza riferita alla dedotta violazione della L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 497, per l’assorbente rilievo che questo articolo attribuisce alle persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali e che abbiano acquistato, in regime di libero mercato ovvero in sede di espropriazione forzata o a seguito di pubblico incanto, immobili ad uso abitativo “e relative pertinenze”, la facoltà di chiedere che, in deroga al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 44, comma 1, la base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali sia costituita dal valore dell’immobile determinato ai sensi del medesimo D.P.R., art. 52, commi 4 e 5;

7. il ricorso deve essere pertanto rigettato;

8. le spese seguono la soccombenza;

9. al rigetto del ricorso consegue, ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), l’obbligo, a carico della ricorrente, di pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, a norma dello stesso art., comma 1-bis, se dovuto.

PQM

la Corte rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente a rifondere alla Agenzia delle Entrate le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3000,00, oltre spese prenotate a debito;

ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento, a carico della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso articolo, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 6 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA