Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6122 del 12/03/2010

Cassazione civile sez. III, 12/03/2010, (ud. 28/01/2010, dep. 12/03/2010), n.6122

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.M.C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato CRETELLA CLAUDIO, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

PICA ANGELO, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

ME.CA., M.S., A.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3556/2007 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

18/09/07, depositata il 16/11/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MASSERA Maurizio;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. SCARDACCIONE Eduardo

Vittorio.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 22 dicembre 2008 R.M. C. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 16 novembre 2007 dalla Corte d’Appello di Napoli, confermativa della sentenza del Tribunale di Benevento, che l’aveva condannata al pagamento di Euro 7.096,03 in favore degli eredi di M.E. a titolo di risarcimento dei danni subiti dall’immobile di costui a seguito d’infiltrazione d’acqua provenienti dall’adiacente appartamento della R.. M.C. ha resistito con controricorso, mentre gli altri intimati, A. C., Me.Ca. e M.S., non hanno svolto attivita’ difensiva.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c.. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, e’ ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che e’ inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, il ricorso per Cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimita’, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico – giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (non specificate); violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c.. La censura concerne l’utilizzazione come unica fonte di prova della consulenza tecnica in mancanza di qualsiasi attivita’ probatoria della controparte.

Il quesito non postula l’enunciazione di un principio di diritto decisivo per la controversia e, nel contempo, di applicabilita’ generalizzata, ma presuppone accertamenti e valutazioni di merito.

In ogni caso occorre considerare che in appello la doglianza della R. non aveva investito direttamente tale questione ma aveva riguardato l’asserito travalicamento del C.T.U. rispetto al mandato affidatogli.

D’altra parte la consulenza tecnica, che normalmente non e’ mezzo di prova ma mezzo di valutazione, sotto il profilo tecnico – scientifico, di dati gia’ acquisiti, puo’ in alcuni casi assurgere a fonte oggettiva di prova come strumento di accertamento e di descrizione di fatti, senza che cio’ comporti il venir meno dell’onere della prova. In tema di infiltrazioni e’ di tutta evidenza come solo attraverso un’indagine tecnica si possa accertarne provenienza, consistenza e danni.

Con il secondo motivo la ricorrente lamenta omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: vizio di motivazione per insufficiente omessa o/e errata risposta alle censure mosse al parere del C.T.U..

La censura e’ inammissibile sia perche’ il momento di sintesi non risulta conforme al modello sopra delineato non dando ragione delle asserite, rispettivamente, omessa, insufficiente, contraddittoria ed errata motivazione, sia perche’ implica esame degli atti e valutazioni di merito, sia perche’ viola il principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, non riportando le pertinenti parti dell’atto che si assume male valutato e dei motivi di appello che si assumono male esaminati.

4.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

La ricorrente ha presentato memoria; nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dalla ricorrente con la memoria non superano i rilievi contenuti nella relazione circa l’omesso adempimento degli oneri processuali voluti dall’art. 366 bis c.p.c. e il carattere fattuale delle censure;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 700,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 marzo 2010

 

 

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