Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6118 del 12/03/2010

Cassazione civile sez. III, 12/03/2010, (ud. 28/01/2010, dep. 12/03/2010), n.6118

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

GOZZADINI 30, presso lo studio dell’avvocato PROSPERINI ALBERTO, che

lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

FONDIARIA SAI SPA, R.N.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 25081/2007 del TRIBUNALE di ROMA dell’8/11/07,

depositata il 21/12/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MASSERA Maurizio;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. SCARDACCIONE Eduardo

Vittorio.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 16 dicembre 2008 M.F. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 21 dicembre 2007 dal Tribunale di Roma, confermativa della sentenza del Giudice di Pace, che aveva rigettato la sua domanda di risarcimento danni da sinistro stradale proposta nei confronti di R.N. e della Fondiaria – SAI S.p.A..

Gli intimati non hanno espletato attivita’ difensiva.

2 – Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. con riferimento all’affermata inutizzabilita’ nel giudizio d’appello del modello di constatazione amichevole del sinistro che l’appellante aveva depositato nel giudizio d’appello per dimostrare la fondatezza della propria domanda.

Il quesito conclusivo si rivela generico poiche’ prescinde totalmente dalla motivazione della sentenza impugnata e, comunque, la censura risulta manifestamente infondata.

Il ricorrente lamenta che il Tribunale non abbia considerato il carattere decisivo del documento.

Premesso che il Tribunale ha insindacabilmente negato che l’appellante si sia trovato nell’impossibilita’ incolpevole di produrre il documento in primo grado, e’ agevole rilevare che la facolta’ per il giudice d’appello di acquisire un documento che ritenga indispensabile per la decisione non puo’ essere esercitato per ovviare all’inerzia della parte interessata.

D’altra parte, questa stessa sezione (Cass. Sez. 3^, n. 12257 del 2007) ha gia’ stabilito che la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di costatazione amichevole del sinistro (cosiddetto C.I.D.), resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’art. 2733 c.c., comma 2, secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti e’, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice.

Con il secondo motivo (indicato come primo) il ricorrente denuncia violazione dell’art. 91 c.p.c. e dell’art. 75 disp. att. c.p.c. anche in relazione alla L. 7 novembre 1957, n. 1051 e al R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 64;

omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Assume che il Tribunale ha liquidato d’ufficio le spese in favore della controparte senza specificare quali fossero le risultanze di causa, cosi’ impedendone la relativa verifica.

Con il terzo motivo (indicato come secondo) viene denunciata violazione e falsa applicazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 64, comma 1, art. 60, comma 4 conv. in L. n. 36 del 1934, nonche’ dell’art. 1 della Tariffa approvata con D.M. 8 aprile 2004, n. 127 e D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 2, comma 2 conv. dalla L. 4 agosto 2006, n. 248. L’assunto e’ che le spese di lite sono state liquidate in misura eccedente i massimi tariffari.

Le due censure, che risultano connesse e, quindi, si prestano a trattazione congiunta, risultano infondate.

Il Tribunale ha liquidato Euro 100,00 per spese, Euro 600,00 per diritti ed Euro 70,000 per onorari, quindi ha specificato le tre voci principali e non era tenuto ad una liquidazione piu’ analitica.

La censura rende indispensabile la ricostruzione dell’attivita’ difensiva svolta dalla parte e, quindi, un accertamento non consentito in sede di legittimita’.

3.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria; nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non inducono a diversa statuizione; non e’ possibile la verifica della violazione tariffaria senza verificare che tutte le voci in essa indicate corrispondano ad attivita’ effettivamente espletate;

4.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve percio’ essere rigettato essendo manifestamente infondato;

nulla spese;

visti gli artt 380 bis e 385 c.p.c..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 marzo 2010

 

 

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