Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6103 del 09/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.09/03/2017),  n. 6103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7664-2015 proposto da:

B.V., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA MARCONI 15

PAL ARTE MODERNA, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO D’AMBROSIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato ENRICO D’ANTRASSI giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), società con socio unico, in

persona dell’Amministratore Delegato e Legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE MAZZINI 134, presso

lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la rappresenta e difende

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1348/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

emessa il 10/02/2014 e depositata il 17/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA

MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. B.V. conveniva in giudizio Poste Italiane S.p.A. chiedendo l’accertamento della nullità del termine apposto al contratto di lavoro a termine, concluso inter partes per il periodo 25.7.2007 – 22.9.2007, ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, con mansioni di addetto allo sportello, categoria D, quale operatore sportello junior;

2. il primo Giudice rigettava la domanda e la Corte di appello di Roma confermava tale pronuncia ritenendo che, con l’introduzione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, il legislatore, salvaguardando il principio di regola-eccezione, avesse solo previsto precisi limiti temporali e quantitativi, nella specie rispettati;

3. per la cassazione di tale decisione ricorre B.V., affidando l’impugnazione ad un unico motivo con il quale denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, dolendosi esclusivamente della ritenuta applicabilità della predetta normativa in ipotesi, come nella specie, di adibizione a mansioni non riconducibili a quelle del c.d. servizio universale (diverse, quindi, dai servizi postali), ed assumendo, per aver svolto mansioni di sportelleria, l’invalidità dei contratti a termine conclusi ex art. 2, comma 1 bis D.Lgs. n. 368 cit.;

4. resiste, con controricorso, la società;

5. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

6. il ricorso è tempestivo alla stregua dell’art. 327 c.p.c., nel testo applicabile ratione temporis, antecedente alla novella introdotta dalla L. n. 69 del 2009, art. 46(trattandosi di giudizio di primo grado introdotto prima del 4 luglio 2009; v., sul discrimine temporale per l’applicabilità della novella, Cass. 6784/2012);

7. la sentenza impugnata risulta corretta alla luce dei principi affermati da questa Corte in materia, e cioè che il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1- bis, aggiunto dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 558, ha introdotto, per le imprese operanti nel settore postale, un’ipotesi di valida apposizione del termine autonoma e speciale rispetto a quelle stabilite dall’art. 1, comma 1 citato D.Lgs. n. 368;

8. come già precisato (cfr. da ultimo Cass., Sez. un., 31 maggio 2016, n. 11374) le assunzioni a tempo determinato, effettuate da imprese concessionarie di servizi nel settore delle poste, che presentino i requisiti specificati dall’art. 2, comma 1 D.Lgs. n. 368 cit. non necessitano anche dell’indicazione delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo ai sensi dell’art. 1, comma 1 del medesimo decreto legislativo, trattandosi di ambito nel quale la valutazione sulla sussistenza della giustificazione è stata operata ex ante direttamente dal legislatore e, al fine di valutare la legittimità del termine apposto alla prestazione di lavoro, si deve tenere conto unicamente dei profili temporali, percentuali (sull’organico aziendale) e di comunicazione previsti dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1-bis, non operando l’onere di indicare sotto il profilo formale e di rispettare sul piano sostanziale la causale, oggettiva e di natura temporanea, giustificatrice dell’apposizione di un termine al rapporto (Cass. 26 luglio 2012, n. 13221; Cass. 2 luglio 2015, n. 13609; Cass. 5 febbraio 2016, n. 2324 nonchè la già citata Cass., Sez. un., 31 maggio 2016, n. 11374);

9. è stato evidenziato come una tale interpretazione della norma abbia trovato autorevole conferma nella sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, la quale ha ritenuto la stessa conforme all’ordinamento comunitario ed escluso ogni manifesta irragionevolezza della norma in questione nonchè ogni profilo di incostituzionalità rispetto ai principi di cui all’art. 3 Cost., sottolineando che la garanzia alle imprese, nei limiti percentuali previsti, di una sicura flessibilità dell’organico, è direttamente funzionale allo scopo previsto nella direttiva 1997/67/CE (distinto da quello dell’attuazione dell’accordo quadro di cui alla direttiva 1999/70/CE) ed all’onere gravante su tali imprese di assicurare al meglio lo svolgimento dei servizi relativi alla raccolta, allo smistamento, al trasporto ed alla distribuzione degli invii postali, nonchè la realizzazione e l’esercizio della rete postale pubblica i quali costituiscono attività di preminente interesse generale, ai sensi del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, art. 1, comma 1 (Attuazione della direttiva 1997/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio);

10. tale impostazione ha trovato conferma anche nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea – cfr. ordinanza n. 20 dell’11 novembre 2010 – Vino Cosimo Damiano contro Poste Italiane S.p.A.);

2. la piena legittimità della norma in esame è stata, poi, ritenuta anche con riferimento all’assenza di violazione dei principi di cui agli artt. 101, 102 e 104 Cost., essendo stato osservato che la norma censurata si limita a richiedere requisiti diversi rispetto a quelli valevoli in generale (non già l’indicazione di specifiche ragioni temporali, bensì il rispetto di una durata massima e di una quota percentuale dell’organico complessivo), per cui il giudice ben può esercitare il proprio potere giurisdizionale al fine di verificare la ricorrenza, in concreto, di tutti gli elementi di tale dettagliata fattispecie legale;

12. nelle decisioni di questa Corte di legittimità è stato, altresì, evidenziato che il suddetto D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 2, comma 1-bis, fa riferimento esclusivamente alla tipologia di imprese presso cui avviene l’assunzione – quelle concessionarie di servizi e settori delle poste – e non anche alle mansioni del lavoratore assunto, ciò in coerenza con la ratio della disposizione, nei termini sopra specificati (v., fra le tante e da ultimo, con riferimento alle mansioni di sportelleria, Cass. sez. sesta – L nn. 23119 e 26679 del 2016, alle cui motivazioni si rinvia anche per i precedenti richiamati);

13. non si condividono, pertanto, gli argomenti svolti per contrastare la richiamata giurisprudenza o per provocare nuovo giudizio di legittimità costituzionale sulle norme in esame;

14. il ricorso va rigettato con condanna al pagamento delle spese del giudizio, secondo le regole della soccombenza;

15. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario spese generali. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2017

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