Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6083 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2021, (ud. 10/11/2020, dep. 04/03/2021), n.6083

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1965-2019 proposto da:

I.G., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato SABINA PIZZUTO;

– ricorrente –

contro

UNIVERSAL SERVICES S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato MANUELA CARLA BUFFON, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CATERINA ALBANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 475/2018 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 29/10/2018 R.G.N. 560/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/11/2020 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato STEFANO MATTEI, per delega verbale Avvocato SABINA

PIZZUTO;

udito l’Avvocato GABRIELLA ABIUSO, per delega verbale Avvocato

MANUELA CARLA BUFFON.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Tribunale di Palmi, I.G. impugnava il licenziamento per g.m.o. intimatogli con lettera del 25.9.14 dalla s.r.l. Universal Services presso cui prestava servizio dal 29.4.08 quale operaio portuale IV livello deducendo l’inesistenza del giustificato motivo, la mancata indicazione dei motivi del licenziamento e la violazione dei principi di correttezza e buona fede nella scelta del lavoratore da licenziare.

Nella resistenza della società Universal Services, che eccepiva la decadenza del ricorso e contestava nel merito le domande avversarie, con ordinanza resa il 30.6.2017, il giudice accoglieva parzialmente la domanda, negando la tutela reintegratoria, in ragione della ritenuta esistenza del giustificato motivo oggettivo, e accertava invece la violazione dei criteri di buona fede e correttezza nella scelta dei lavoratori da licenziare, conseguentemente dichiarando risolto il rapporto di lavoro e condannando la società al pagamento di una indennità pari a venti mensilità dell’ultima retribuzione.

A seguito di opposizione, proposta dal lavoratore, il Tribunale confermava, sostanzialmente, la prima ordinanza, rilevando che il calo di commesse, unitamente alla situazione di crisi del mercato e la riduzione della produttività aziendale risultante dai bilanci costituissero effettivo motivo oggettivo del licenziamento.

Riteneva invece violati i canoni di correttezza e buona fede nella scelta dello I. come lavoratore da licenziare, osservando che egli appartenente al IV livello – era stato selezionato insieme a tre altri operai di VI livello, in quanto considerato unità più costosa e in esubero, motivazione qualificata come arbitraria dal giudice.

Avverso tale sentenza proponeva reclamo lo I., deducendo:

che il licenziamento non poteva essere irrogato per una semplice flessione dell’andamento degli affari, occorrendo invece una crisi irreversibile o comunque tendenzialmente permanente;

che il dato negativo, sotto il profilo contabile, rappresentato dalla previsione di una perdita di 140.000 Euro per l’anno 2014, era poco attendibile per la fonte da cui proveniva e per il suo carattere previsionale, e comunque era contraddetto da altri dati contabili positivi, inerenti alla crescita del valore della produzione e al dimezzamento delle perdite di esercizio; che la quota di fatturato che riguarda la ICO BLG era minima, che la perdita rientrava nella normale fluttuazione del fatturato e che nessuna contrazione di affari e annullamento dell’attività di movimentazione auto si era verificata;

che la tesi della società secondo cui vi era stata una notevole riduzione delle ore lavorate, che erano state comunque retribuite e corrispondevano a oltre 7 unità di lavoro in esubero, era smentita dai dati ricavabili dai LUL, secondo i quali l’azienda nel periodo gennaio luglio 2014 aveva fatto uso di ore di straordinario per 300/350 mensili. Resisteva la società.

Con sentenza depositata il 29.10.18, la Corte d’appello di Reggio Calabria rigettava il reclamo e compensava le spese.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso lo I., affidato a due motivi, cui resiste la società con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Il lavoratore denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, artt. 3 e 5, art. 2697 c.c., artt. 115,116,416 c.p.c. e art. 132 c.p.c., comma 2, lett. 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè dell’art. 111 Cost., comma 7.

Lamenta che la Corte distrettuale non valutò correttamente gli elementi di fatto posti dalla società a fondamento del licenziamento e non considerò che la sussistenza del giustificato motivo obiettivo di licenziamento deve essere valutata con riferimento agli elementi fattuali esistenti al momento del recesso.

Il motivo è inammissibile, censurando accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito in ordine alle risultanze dei dati di bilancio, perdite di esercizio e previsionali, calo o meno del fatturato, etc. ed in sostanza il connesso apprezzamento delle prove da parte della Corte distrettuale, incensurabile in sede di legittimità alla luce del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

2.- Con secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, artt. 3 e 5; L. n. 300 del 1970, art. 18, commi 4 e 7 (nel testo novellato dalla L. n. 92 del 2012); degli artt. 115,116 ed ancora art. 132 c.p.c., comma 2, lett. 4.

Lamenta che la sentenza impugnata aveva respinto la richiesta di tutela reale di cui all’art. 18 citato, comma 7 (il giudice può altresì applicare la disciplina di cui al comma 4 – reintegra – nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Sostiene che la sentenza impugnata abbia errato nel ritenere verificata la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento solo nel caso di evidenza di quest’ultima, e non nei casi, come quello di specie, in cui la carenza del motivo oggettivo sia evincibile da elementi organizzativi risultanti dalle prove acquisite (es. assunzioni di altri lavoratori; svolgimento di lavoro straordinario, etc.).

Il motivo è infondato.

Questa Corte ha già osservato che la “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento”, di cui all’art. 18, comma 7 st.lav. come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 42, è da intendersi come chiara, evidente e facilmente verificabile assenza dei presupposti di legittimità del recesso, cui non può essere equiparata una prova meramente insufficiente, ovvero, è il caso si precisarlo, l’ipotesi in cui tale requisito possa semplicemente evincersi da altri elementi di per sè opinabili o non univoci, come nel caso di specie il ricorso ad ore di straordinario, normalmente legato ad esigenze contingenti (e dalla Corte di merito accertate, peraltro, come riferibili al monte ore di due soli lavoratori), cfr. Cass. n. 16702/18, Cass. n. 181/19.

3. Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo e rigetta il secondo. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 5.250,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA