Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6083 del 04/03/2020

Cassazione civile sez. II, 04/03/2020, (ud. 09/10/2019, dep. 04/03/2020), n.6083

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28872/2015 proposto da:

NUOVA EDIL PERNATE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PEREIRA 129, presso

lo studio dell’avvocato GIULIO MASOTTI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROBERTO VELLATA;

– ricorrente –

contro

F.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI

RIENZO 180, presso lo studio dell’avvocato STEFANO GIANNINI,

rappresentata e difesa dall’avvocato MARCO CIMMA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1245/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 26/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/10/2019 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che la vicenda qui al vaglio può sintetizzarsi nei termini seguenti:

– il Tribunale di Novara, per quel che qui ancora rileva, aveva rigettato la domanda di F.T., titolare d’impresa individuale di mediazione immobiliare, avanzata nei confronti della s.r.l. Nuova Edil Pernate, accogliendo l’eccezione di prescrizione della convenuta, la quale aveva dedotto che l’affare era stato concluso il 3/10/2006, mentre il primo atto interruttivo risaliva al 2009, quando il tempo di prescrizione era oramai ampiamente maturato, ai sensi dell’art. 2950 c.c.;

– la Corte d’appello di Torino, con la sentenza di cui in epigrafe, riformata la sentenza di primo grado, accolse la domanda, evidenziando che la pretesa del compenso, ammontante a Euro 27.600,00, trovava giustificazione nell’opera di mediazione che aveva riguardato la promessa di acquisto, in data 3/10/2006, di un lotto di terreno in proprietà di L.F., con la specificazione che, secondo l’accordo di mediazione, il compenso avrebbe potuto essere percepito solo a condizione che l’ente locale territoriale avesse approvato l’intervento urbanistico, cosa che era accaduta solo il 20/4/2009, con l’ulteriore conseguenza che l’atto interruttivo del luglio del 2009 era intervenuto tempestivamente;

ritenuto che la s.r.l. Nuova Edil Pernate ricorre avverso la statuizione d’appello sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria, e che F.T. resiste con controricorso;

ritenuto che con i due esposti motivi, tra loro correlati, la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., artt. 1755,1756,1757,2697,2935 e 2950 c.c.; nonchè omesso esame di un fatto controverso e decisivo, esponendo che:

– la sentenza d’appello aveva omesso di esaminare l’intero contenuto della promessa d’acquisto, limitandosi a richiamarne il solo capoverso riferito alla consegna: “viene stimato il tempo di consegna di due anni da oggi con l’approvazione del PEC (piano edilizio convenzionato) entro nove mesi”;

– con ragionamento apodittico aveva affermato che la previsione del contratto presupposto era riferibile anche all’accordo di mediazione;

– nel rispetto dell’integrale testo della promessa d’acquisto si ricavava che il contratto intercorso tra promittente alienante e promissaria acquirente era perfetto dal momento della stipula, di talchè era dalla predetta data aveva iniziato a decorrere il termine annuale per la prescrizione dei diritti del mediatore, nel mentre per il resto la scrittura disciplinava esclusivamente la consegna del bene con l’approvazione del PEC;

– la Corte d’appello aveva effettuato solo un vaglio parziale delle prove testimoniali e, in particolare, non aveva tenuto conto di quanto affermato dal teste L.F., il quale aveva dichiarato: “non ho versato alcunchè alla geom. F. a titolo di provvigione visto che l’operazione immobiliare era sfumata e in attesa della decisione anche di questa causa”;

– ne era conseguita violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., poichè la Corte d’appello non aveva posto a fondamento della decisione tutti gli elementi di prova e, per contro, non aveva indicato gli elementi di fatto sui quali la decisione si fondava;

– l’attrice non aveva assolto all’onere probatorio che le imponeva di dimostrare che si era accordata con la società ricorrente nel senso che il pagamento della provvigione restava condizionato all’approvazione del provvedimento edilizio autorizzativo;

– il teste L.C., nonostante la sua vicinanza all’attrice, essendone il fidanzato, aveva specificato: “non so se anche la provvigione da parte dell’Edil Pernate dovesse essere versata solo dopo l’approvazione del PEC o prima di essa”;

considerato che il ricorso risulta infondato, sulla base di quanto segue.

a) trattasi di doglianze che, nel loro insieme, con evidenza, mirano ad un inammissibile riesame degli insindacabili apprezzamenti di merito e la denunzia di violazione di legge non determina, per ciò stesso, nel giudizio di legittimità lo scrutinio della questione astrattamente evidenziata sul presupposto che l’accertamento fattuale operato dal giudice di merito giustifichi il rivendicato inquadramento normativo, essendo, all’evidenza, occorrente che l’accertamento fattuale, derivante dal vaglio probatorio, sia tale da doversene inferire la sussunzione nel senso auspicato dal ricorrente (cfr., da ultimo, Cass. nn. 11775/019, 6806/019, 30728/018);

b) ancor meno scrutinabile si dimostra il richiamo al n. 5 dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non essendo dato comprendere quale sia il fatto determinante il cui esame sia stato omesso dal giudice (cfr., ex multis, S.U. n. 8053, 7/4/2014), essendosi, invece, in presenza di un apprezzamento giudiziale contrario alle aspettative della ricorrente; la sentenza ha preso in esame tutte le circostanze evidenziate e la ricorrente sovrappone le due vicende: un conto è il contenuto del contratto con il quale le parti si obbligavano a una futura compravendita (non rileva stabilire se si trattò di un vero e proprio preliminare o meno) e altro quello del contratto di mediazione, libero nella forma;

c) nel resto la doglianza investe l’apprezzamento delle prove effettuato dal giudice del merito, in questa sede non sindacabile, neppure attraverso l’escamotage dell’evocazione dell’art. 116 c.p.c., in quanto, come noto, una questione di violazione o di falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorchè si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione (cfr., da ultimo, Sez. 6-1, n. 27000, 27/12/2016, Rv. 642299), apprezzamento che, per contro, la Corte locale ha ampiamente effettuato (cfr. pag. 12 e ss.);

considerato che, pertanto, le spese del giudizio di legittimità della controricorrente debbono essere poste a carico della ricorrente nella misura, stimata congrua, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività svolte, di cui in dispositivo;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese legali in favore della resistente, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2020

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