Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6071 del 12/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 12/03/2010, (ud. 21/01/2010, dep. 12/03/2010), n.6071

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle entrate, di seguito “Agenzia”, in persona del Direttore

in carica, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello

Stato, presso la quale sono domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi

12;

– ricorrente –

contro

il signor S.C., di seguito anche “Contribuente”;

– intimato –

avversa la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR) di

Milano. 18. ottobre 2004, n. 35/42/04, depositata il 21 ottobre 2004;

vista la requisitoria scritta del P.M. in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dr. MARTONE Antonio, che ha concluso per il

rigetto del ricorso per manifesta infondatezza.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Considerato:

a) che il 18 ottobre 2005 è notificato al Contribuente un ricorso dell’Agenzia per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che ha respinto l’appello dell’Ufficio di Rho dell’Agenzia contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Milano n. 11/03/2003, che aveva accolto il ricorso del Contribuente contro il silenzio rifiuto dell’Ufficio formatosi sulla sua domanda di rimborso dell’IRAP 1998-2000;

b) che il Contribuente, agente di commercio, non si costituisce in giudizio;

c) che la sentenza impugnata afferma che, in relazione al “caso specifico, dalla documentazione in atti si rileva che, per gli anni 1998/2000, il contribuente, agente di commercio, non aveva alcun collaboratore o dipendente ed aveva beni strumentali di importo non rilevante. Nel caso di specie, la riserva della Corte Costituzionale per le attività senza organizzazione paiono … del tutto calzanti.

L’Ufficio, d’altra parte, non ha in alcun modo contestato quanto esposto dal contribuente nel merito: conseguentemente quanto rappresentato dal contribuente, in mancanza di prova contraria, rappresenta una situazione reddituale ottenuta senza organizzazione.

Va inoltre osservato che nella vita quotidiana, anche nell’ambito privato, ciascuno di noi, chi più chi meno, utilizza supporti informatici, telefonini ecc.. Non può quindi ipotizzarsi, come sostenuto dall’ufficio accertatore, che una qualsiasi attività di lavoro autonomo professionale possa essere effettuata praticamente in assenza di quelli che sono gli ormai indispensabili supporti della vita moderna”;

d) che nessuno dei due motivi, con i quali l’Agenzia sostiene il suo ricorso, merita di esser accolto:

d1^) non il primo, con il quale si denunciano la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 2 e 3 e dell’art. 2697 c.c., perchè esso sostiene la tesi erronea, secondo la quale sarebbero soggetti passivi di IRAP tutti gli esercenti di arti e professioni indipendentemente dal fatto che siano dotati di un’organizzazione di fattori produttivi;

d2^) non il secondo, con il quale si denunciano vizi motivazionali della sentenza d’appello, perchè le argomentazioni addotte a suo sostegno sono prive di specificità;

e) che, pertanto, il ricorso dev’essere rigettato;

f) che la mancata costituzione in giudizio del Contribuente intimato esime dalla pronuncia sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 marzo 2010

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