Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6066 del 09/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 09/03/2017, (ud. 14/12/2016, dep.09/03/2017),  n. 6066

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25190/2015 proposto da:

ROMA CAPITALE, (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE 21,

presso lo studio dell’avvocato DOMENICO ROSSI, che lo rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.A.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

GIUSEPPE PALUMBO, 3, presso lo studio dell’avvocato MONICA MARIA

PAOLA MORGANI, che lo rappresenta e difende giusta procura in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1661/38/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 21/01/2015, depositata il 19/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO

NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che parte controricorrente ha depositato memoria e che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 1661/38/15, depositata il 19 marzo 2015, non notificata, la CTR del Lazio ha respinto l’appello proposto dal Comune di Roma Capitale nei confronti del sig. P.C.A. per la riforma della sentenza della CTP di Roma, che, pronunciando su ricorso del contribuente avverso avvisi di accertamento ai fini ICI per gli anni 2005 e 2006, con i quali era stato rettificato il valore di terreni edificabili, aveva accolto il ricorso del contribuente.

La sentenza della CTR ha confermato la decisione di primo grado, stimando congrua la stima delle aree effettuata dall’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’imposta di registro, in occasione della vendita nel 2007 di buona parte dei terreni medesimi.

Avverso detta sentenza il Comune di Roma Capitale ricorre per cassazione in forza di un solo motivo.

Il contribuente resiste con controricorso.

Preliminarmente deve essere rigettata, in quanto infondata, l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per tardività formulata dal controricorrente e dallo stesso ribadita in memoria.

Invero la sentenza della CTR, non notificata, è stata depositata il 19 marzo 2015, ed il ricorso per cassazione dell’amministrazione capitolina avverso la decisione impugnata è stato notificato a mezzo PEC, ai sensi della L. n. 53 del 1994 e successive modificazioni, in data 20 ottobre 2015.

Risulta quindi osservato il termine lungo d’impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c., di sei mesi dal deposito, trattandosi di sentenza resa in giudizio introdotto in primo grado successivamente al 4 luglio 2009, cui vanno aggiunti i 31 giorni del periodo di sospensione feriale (dal 1 agosto al 31 agosto 2015) ai sensi della L. n. 742 del 1969, art. 1, nel testo applicabile, ratione temporis, al presente giudizio.

Con l’unico motivo il Comune ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, in combinato disposto con l’art. 2697 c.c. e art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, osservando che la decisione impugnata erroneamente ha ritenuto di determinare il valore delle aree fabbricabili in oggetto ai fini dell’imposizione ICI in relazione al valore a mq stabilito ad altri fini (per imposta di registro) e limitatamente ad una porzione dei terreni in oggetto, dall’Agenzia delle Entrate in riferimento a vendita del 2007, tralasciando completamente di valutare la stessa perizia di stima dei terreni, redatta nel 2005, da professionista incaricato dal contribuente, della L. n. 448 del 2001, ex art. 7, che aveva tenuto conto delle modifiche di destinazione urbanistica introdotte nel nuovo PRG adottato dal Comune con delibera del 2003, sulla quale l’Amministrazione aveva fondato il proprio accertamento.

Il motivo è manifestamente fondato.

Questa Corte ha in più occasioni ribadito la tassatività del criterio di determinazione del valore in comune commercio delle aree fabbricabili, ai fini della determinazione della base imponibile ICI, dettato dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, in relazione a ciascuno dei parametri indicati da detta norma (cfr., tra le molte Cass. sez. 5, 11 maggio 2012, n. 7297, ove è espressamente stabilito che, nel caso di area ceduta, non assume alcun rilievo il prezzo indicato nella compravendita), chiarendo quindi che il valore imponibile ai fini ICI può essere desunto da perizia giurata di stima, ancorchè redatta della L. n. 448 del 2001, ex art. 7, per la determinazione delle plusvalenze in tema di imposte sui redditi delle persone fisiche, purchè faccia applicazione dei medesimi criteri indicati nel citato art. 5 (cfr. Cass. sez. 5, 27 febbraio 2015, n. 4093).

La sentenza impugnata, nel riferire al prezzo di vendita nel 2007 il valore, ritenuto congruo dall’Amministrazione finanziaria ai fini dell’imposta di registro, relativo peraltro ad una sola porzione dei terreni oggetto di accertamento in rettifica ai fini ICI, ha, da un lato, in contrasto con i succitati principi di diritto affermati in materia da questa Corte, per giustificare il proprio convincimento in punto d’illegittimità dell’accertamento in rettifica, attinto a criteri relativi alla determinazione della base imponibile d’imposta d’atto quale quella di registro, ontologicamente inidonea ad individuare correttamente la base imponibile di un tributo patrimoniale, caratterizzato dalla forte esigenza di perequare la tassazione degli immobili omogenei anche secondo criteri forfettari; dall’altro, nel trascurare completamente la perizia tecnica del 2005 (una delle due annualità oggetto di accertamento), fatta redigere dallo stesso contribuente, avente rilevanza fiscale ai fini della rivalutazione, non ha accertato se essa fosse idonea ad indicare la base imponibile delle aree fabbricabili oggetto di accertamento, qualora la determinazione del valore fosse stata eseguita secondo i criteri previsti dal D.Lgs. n. 504 del 1992, citato art. 5.

Il ricorso va dunque accolto per manifesta fondatezza e la sentenza cassata con rinvio per nuovo esame a diversa sezione della CTR del Lazio alla stregua dei succitati principi di diritto.

Il giudice di rinvio provvederà, quindi, anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla CTR del Lazio in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2017

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