Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6064 del 09/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 09/03/2017, (ud. 14/12/2016, dep.09/03/2017),  n. 6064

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24389/2015 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 73 SC.

B INT. 2, presso lo studio dell’avvocato ENZO AUGUSTO, rappresentata

e difesa dall’avvocato MARCO CORNARO, giusta procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

e contro

COMUNE di MODUGNO, CE.R.IN. SRL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 484/03/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI del 2/03/2015, depositata il 06/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO

NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

Con sentenza n. 484/03/15, depositata il 6 marzo 2015, non notificata, la CTR della Puglia ha respinto l’appello proposto dalla sig.ra C.A. nei confronti del Comune di Modugno e della CE.R.IN. S.r.l., quale concessionaria per conto di detto Comune, per la riforma della sentenza della CTP di Bari, che, pronunciando su ricorso della contribuente avverso avvisi di accertamento ai fini ICI per gli anni 2007 e 2008, aveva rigettato il ricorso della contribuente.

Con l’unico motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2 e art. 3, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto sussistente la soggettività passiva d’imposta per gli anni in oggetto nella quota del 100% e non del 33% come richiesto dalla contribuente, tale ultima essendo, a suo giudizio, la quota di possesso ad essa specificamente riferibile, essendo il tributo (per quanto qui rileva) riferito a quattro cespiti, proveniente da successione ab intestato del coniuge R.O., in concorso con le tre figlie R.D., R. e S., che avevano rinunciato all’eredità, ad esse subentrando per rappresentazione i figli minori, per i quali tuttavia non risultava essere stata accettata l’eredità con beneficio d’inventario.

Le parti intimate non hanno svolto difese.

Il motivo è manifestamente fondato.

La sentenza impugnata, pur dando atto che la C., in ragione delle vicende successorie innanzi richiamate, è titolare del 33% della proprietà dei cespiti in oggetto, ha ritenuto che l’ICI dovuta per le annualità in contestazione dovesse per intero gravare sulla stessa quale “portatrice degli effetti positivi (in particolare, dei frutti) conseguenti alla sua posizione di punto unico di riferimento dell’asse ereditario nel suo complesso”.

In altri termini – come rileva parte ricorrente – la sentenza impugnata ha di fatto ritenuto sussistente in capo alla C. una situazione di possesso del 100% in ragione dell’espletamento di poteri gestori e di amministrazione dell’intero compendio immobiliare succitato.

In tal modo, peraltro, la sentenza impugnata ha violato il combinato disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2 e art. 3, comma 1, per effetto dei quali il concetto di possesso quale presupposto impositivo del tributo di natura reale è riferito alla titolarità del diritto proprietà o degli altri diritti reali di godimento indicati nell’art. 3 del citato decreto, ciò giustificando, ad esempio, a contrario, come affermato da questa Corte (da ultimo Cass. sez. 6-5, ord. 27 settembre 2016, n. 19041; Cass. sez. 1, 12 ottobre 2007, n. 21433; Cass. sez. 5, 26 febbraio 2010, n. 4753), la ritenuta persistenza del possesso quale presupposto impositivo, allorchè vi sia stata occupazione temporanea d’urgenza da parte della P.A., finchè non sia intervenuto decreto di esproprio.

Nè il richiamo, contenuto nella sentenza impugnata, al principio di diritto esposto da Cass. sez. 2, 22 febbraio 2001, n. 2611, è idoneo a giustificare la soluzione accolta dalla CTR, atteso che il precedente richiamato di questa Corte ha valenza esclusivamente in ambito civilistico quanto all’affermata esclusione – in caso di concorso di più chiamati all’eredità, alcuni soltanto accettanti l’eredità stessa – dell’ammissibilità della configurazione di un’eredità giacente pro quota, che possa giustificare la nomina di un curatore ex artt. 528 – 532 c.c., non avendo alcun riflesso quanto alla richiamata disciplina fiscale, che prescinde totalmente, nella configurazione dell’elemento oggettivo del presupposto impositivo, dalla fruttuosità o meno del bene, a cui erroneamente si è riferita la sentenza impugnata.

Il ricorso va dunque accolto per manifesta fondatezza.

Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con accoglimento, in parte qua, dell’originario ricorso della contribuente, della quale va riconosciuta la soggettività passiva d’imposta per i beni indicati in ricorso quale proprietaria per la quota del 33%.

L’assenza di specifici precedenti in materia giustifica la compensazione tra le parti delle spese del doppio grado di merito, ponendosi, secondo soccombenza, a carico del solo Comune di Modugno, quale ente impositore cui fa capo il rapporto d’imposta, le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, accoglie nei sensi di cui in motivazione l’originario ricorso della contribuente.

Dichiara compensate tra le parti le spese del doppio grado del giudizio di merito e condanna il Comune di Modugno alla rifusione in favore della ricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e in Euro 5000,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori, se dovuti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA