Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 606 del 15/01/2020

Cassazione civile sez. trib., 15/01/2020, (ud. 21/11/2019, dep. 15/01/2020), n.606

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CAVALLARI Dario – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8774/2015 R.G. proposto da:

Enel Produzione S.p.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Giovanni Paisiello

33, presso lo studio “Di Tanno e Associati – Studio Legale

Tributario”, rappresentata e difesa dagli avv. ti Enrico Pauletti e

Rosamaria Nicastro giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Regionale della Lombardia

(Milano – Sezione staccata di Brescia), Sez. 66, n. 4851/66/14 del

19 maggio 2014, depositata il 23 settembre 2014, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 21 novembre

2019 dal Consigliere Dott. Botta Raffaele;

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. La controversia concerne l’impugnazione dell’avviso di accertamento a seguito di procedura DOCFA relativo alla centrale idroelettrica di San Fiorano contestato per a) carenza di motivazione in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7, b) eccessività dei valori accertati;

2. Il ricorso era rigettato in primo grado e la decisione era confermata in appello con la sentenza in epigrafe avverso la quale la società contribuente propone ricorso per cassazione con due motivi. Resiste l’amministrazione con controricorso;

3. Con il primo motivo di ricorso la società contribuente insiste ancora – nonostante la doppia bocciatura – sulla violazione della L. n. 21 del 2000, art. 7, in relazione al supposto vizio di motivazione dell’avviso di accertamento;

4. Il motivo, oltre il profilo di inammissibilità essendo lo stesso diretto più all’atto impositivo che alla sentenza del giudice di merito, è infondato poichè tanto il giudice di prime cure, quanto il giudice d’appello hanno deciso in conformità con l’orientamento espresso da questa Corte secondo cui “In tema di classamento di immobili, qualora l’attribuzione della rendita catastale abbia luogo a seguito della procedura disciplinata dal D.L. n. 16 del 1993, art. 2, conv. in L. n. 75 del 1993, e del D.M. 19 aprile 1994, n. 701 (cd. procedura DOCFA) ed in base ad una stima diretta eseguita dall’Ufficio (come accade per gli immobili classificati nel gruppo catastale D), tale stima, che integra il presupposto ed il fondamento motivazionale dell’avviso di classamento (esprimendo un giudizio sul valore economico dei beni classati di natura eminentemente tecnica, in relazione al quale la presenza e l’adeguatezza della motivazione rilevano ai fini non già della legittimità, ma dell’attendibilità concreta del cennato giudizio, e, in sede contenziosa, della verifica della bontà delle ragioni oggetto della pretesa), costituisce un atto conosciuto e comunque prontamente e facilmente conoscibile per il contribuente, in quanto posto in essere nell’ambito di un procedimento a struttura fortemente partecipativa, con la conseguenza che la sua mancata riproduzione o allegazione all’avviso di classamento non si traduce in un difetto di motivazione” (Cass. n. 17971 del 2018, ma si tratta di orientamento costante). Inoltre la Corte ha precisato che “in tema di classamento di immobili, qualora l’attribuzione della rendita catastale abbia luogo a seguito della procedura disciplinata dal D.L. 23 gennaio 1993, n. 16, art. 2, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 1993, n. 75, e del D.M. 19 aprile 1994, n. 701 (cosiddetta procedura DOCFA), ed in base ad una stima diretta eseguita dall’ufficio, l’obbligo della motivazione dell’avviso di classamento dell’immobile deve ritenersi osservato anche mediante la semplice indicazione dei dati oggettivi acclarati dall’ufficio e della classe conseguentemente attribuita all’immobile, trattandosi di elementi che, in ragione della struttura fortemente partecipativa dell’avviso stesso, sono conosciuti o comunque facilmente conoscibili per il contribuente, il quale, quindi, mediante il raffronto con quelli indicati nella propria dichiarazione, può comprendere le ragioni della classificazione e tutelarsi mediante ricorso alle commissioni tributarie” (Cass. n. 2268 del 2014);

5. Con il secondo motivo la società contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 244, censurando la sentenza impugnata in ordine alla dedotta eccessività del valore attribuito all’impianto, per mancata applicazione del corretto coefficiente di vetustà;

6. Il motivo, a voler prescindere dai profili di inammissibilità emergenti dalla chiara finalizzazione della censura ad ottenere una revisione del giudizio di merito preclusa al giudice di legittimità, non è fondato in quanto, come emerge ad es. dalla sentenza n. 4921 del 2015 di questa Corte, “doveva essere stata l’appellante società a fornire specificamente la prova dei suoi assunti circa la non classabilità o la ridotta potenzialità degli impianti, a fronte della verifica effettuata dai tecnici erariali in sede di sopralluogo e stima diretta”: situazione questa che non risulta nel caso di specie, nè è specificamente dedotta;

7. Pertanto il ricorso deve essere rigettato con condanna alle spese della società ricorrente.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese della presente fase del giudizio che liquida in complessivi Euro 6.000,00 oltre spese forfettarie e oneri di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 21 novembre 2019.

Depositato in cancelleria il 15 gennaio 2020

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