Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6052 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2021, (ud. 02/12/2020, dep. 04/03/2021), n.6052

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29678-2018 proposto da:

P.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PIETRALATA

320, presso lo studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI,

rappresentata e difesa dall’avvocato MARISA ZARIANI;

– ricorrente –

contro

B.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CALABRIA,

56, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNA RANIERI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA GRAZIA MEDALI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 713/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 17/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

ACIERNO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Verbania con sentenza n. 508/2016 ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto tra P.R. e B.L., con determinazione di assegno divorzile a favore della P. dell’importo di 500,00 Euro mensili, tenuto conto dello stato di salute di quest’ultima e della conseguente necessità di assicurarle un tenore di vita adeguato a quello goduto in costanza di matrimonio.

Avverso la sentenza di primo grado ha proposto appello il B., chiedendo la revoca del predetto assegno divorzile ed, in via subordinata, la riduzione del medesimo.

La Corte di Appello, con sentenza n. 713/2018, ha accolto parzialmente il ricorso del B., riducendo l’assegno al minor importo di 300,00 Euro. Le ragioni poste a fondamento della decisione sono state le seguenti.

Ad avviso della Corte, la comprovata situazione di decadimento delle condizioni di salute della P. (e quindi della sua capacità lavorativa) impone il riconoscimento di un assegno che, ispirato da evidenti ragioni assistenziali, consente l’integrazione di tale insufficiente capacità, assicurandole così il soddisfacimento delle sue esigenze primarie.

D’altro canto, risulta che anche il B. è precettore di pensione e che la maggior parte del proprio reddito residuo – di importo non elevato – derivante dalla locazione di alcuni immobili di proprietà, è destinato anche al sostegno della madre anziana.

La P. propone ricorso per Cassazione avverso il provvedimento della Corte di Appello e deposita memoria difensiva ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.. Il B. si costituisce in giudizio e deposita controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo ed unico motivo di ricorso si deduce la violazione e la falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, in riferimento ai criteri erroneamente adottati in punto di quantum debeatur e dell’art. 2697 c.c., e art. 115 c.p.c.. La ricorrente ritiene che la Corte d’appello abbia correttamente valorizzato la funzione assistenziale dell’assegno, ma abbia errato laddove ha ridotto l’ammontare dell’assegno da 500,00 a 300,00 Euro, omettendo di condurre un accertamento probatorio rigoroso in merito alla effettiva sussistenza degli indicatori contenuti nella prima parte dell’art. 5 cit., nonchè di effettuare una loro equa comparazione al fine di determinare il concreto ammontare dell’assegno. Ulteriormente, la circostanza che una parte del reddito del B. sia destinata a sostegno della madre anziana non è stata provata nel corso del procedimento, ma è stata comunque posta dal giudice a fondamento della decisione in totale violazione dell’art. 115 c.p.c..

Il motivo di ricorso non supera il vaglio di ammissibilità, traducendosi in una censura strettamente attinente al merito, in quanto finalizzata a contestare la valutazione insindacabile degli elementi di fatto acquisiti al giudizio, analiticamente esaminati nella pronuncia impugnata. Invero, il giudice di appello ha tenuto conto delle contrapposte ragioni degli appellanti, delle quali peraltro ha fornito un resoconto dettagliato nel provvedimento impugnato, e della documentazione da loro depositata, motivando adeguatamente le sue conclusioni sia in relazione alle condizioni di salute della ricorrente che al confronto delle capacità economiche e reddituali degli ex-coniugi.

Ciò determina l’inammissibilità del ricorso e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese come liquidate in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore del controricorrente, delle spese sostenute per il presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.200,00 per compensi e Euro, 100,00 per esborsi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge.

Sussistono i requisiti per il versamento, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, in Camera di consiglio, il 2 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

 

 

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