Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6036 del 04/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 04/03/2020, (ud. 05/12/2019, dep. 04/03/2020), n.6036

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30171-2014 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO

CESARE 14, presso lo studio dell’avvocato ALDO SIPALA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato RITA MONDOLO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI BELLUNO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 720/2014 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA,

depositata il 29/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/12/2019 dal Consigliere Dott. MAISANO GIULIO.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza n. 720/25/14 pubblicata il 29 aprile 2014 la Commissione tributaria regionale del Veneto ha rigettato gli appelli riuniti proposti da P.M. avverso le sentenze della Commissione tributaria provinciale di Belluno n. 27/2/2013, 28/2/2013 e 29/2/13 con le quali erano stati rigettati i ricorsi proposti avverso, rispettivamente, gli avvisi di accertamento n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS) con i quali l’Agenzia delle Entrate aveva rideterminato con il metodo sintetico i redditi, rispettivamente, per l’anno 2005 in Euro 16.767,00, per l’anno 2006 in Euro 27.157,00 e per l’anno 2007 in Euro 27.157,00 sulla base di indici costituiti, in particolare, dalla disponibilità di due atutovetture e di un appartamento; la Commissione tributaria regionale ha considerato legittimo l’accertamento sintetico adottato a fronte del quale la contribuente non ha fornito prova idonea a superarlo. In particolare la Commissione tributaria regionale ha considerato insufficienti, riguardo agli aiuti economici provenienti dai prossimi congiunti, le dichiarazioni extraprocessuali e le matrici degli assegni, come già ritenuto dal giudice di primo grado. E’ stato inoltre ritenuta eccezione nuova e quindi inammissibile non essendo stata formulata nel primo grado di giudizio, quella relativa all’asserita erroneità del calcolo del reddito accertato con il metodo sintetico, come anche, in particolare, le nuove produzioni riguardanti il numero di chilometri percorso dalle auto;

che P.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su due motivi;

che l’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso chiedendo il rigetto del ricorso deducendone l’infondatezza.

Considerato che la ricorrente in data 4 dicembre 2019 ha dichiarato di rinunciare agli atti del giudizio ex art. 390 c.p.c. ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6 convertito in L. n. 225 del 2016 avendo aderito alla definizione agevolata della controversia prevista da detta norma.

Diritto

CONSIDERATO

che, a norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità (Cass. SS.UU. 18 febbraio 2010, n. 3876);

che le spese vengono compensate essendo la rinuncia conseguente a provvedimento di legge sopravvenuto;

Che quanto al contributo unificato va data continuità al principio secondo cui: ” In tema di impugnazioni, il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non trova applicazione in caso di rinuncia al ricorso per cassazione in quanto tale misura si applica ai soli casi tipici – del rigetto dell’impugnazione o della sua declaratoria d’inammissibilità o improcedibilità e, trattandosi di misura eccezionale, “lato sensu” sanzionatoria, è di stretta interpretazione e non suscettibile, pertanto, di interpretazione estensiva o analogica (vedi Cass. n. 23175 del 2015 e n. 190871 del 2018).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse; compensa fra le parti le spese di giudizio; Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 5 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 4 marzo 2020

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