Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6033 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. II, 04/03/2021, (ud. 23/07/2020, dep. 04/03/2021), n.6033

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23428/2019 proposto da:

O.F., rappresentato e difeso dall’avvocato ASSUNTA FICO,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 113/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 24/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/07/2020 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. O.F., nato in (OMISSIS), ricorre per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Catanzaro n. 113/2019, pubblicata il 24 gennaio 2019, che ha rigettato l’appello avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro in data 11 luglio 2017, di rigetto della domanda di protezione internazionale ed umanitaria

2. La Corte d’appello ha escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b); ha rilevato che l’area di provenienza del richiedente, situata nel sud della Nigeria, non è interessata dal terrorismo di matrice islamica nè da situazioni di violenza generalizzata, ed ha pertanto negato la protezione sussidiari D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c); ha escluso la condizione di vulnerabilità in capo al richiedente, ai fini della protezione umanitaria.

3. Il ricorso per cassazione è articolato in quattro motivi, ai quali resiste il Ministero dell’interno con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è denunciata omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, e si contesta che la Corte d’appello non abbia proceduto all’audizione del richiedente nonostante i dubbi sulla credibilità delle “nuove dichiarazioni” rilasciate dal predetto.

2. Con il secondo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27 e si contesta la valutazione dei documenti prodotti, dai quali emergerebbero i fatti che hanno determinato l’allontanamento del richiedente dal Paese d’origine.

3. Con il terzo motivo è denunciata violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, per omessa valutazione del livello di integrazione del richiedente e della documentazione a tal fine prodotta.

4. Con il quarto motivo è denunciata violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 5,6,14, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, artt. 2 e 3 CEDU, e si lamenta che la Cirte d’appello non avrebbe esaminato adeguatamente la situazione generale del Paese d’origine” ai fini della valutazione del rischio per il richiedente di subire un grave danno in caso di reimpatrio.

5. I motivi sono infondati ove non inammissibili.

5.1. Il vizio di omessa-insufficiente-contraddittoria motivazione non è più denunciabile, dopo la modifica dell’art. 360, n. 5, ad opera del D.L. n. 83 del 20102, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012 (per tutte, Cass. Sez. U. 07/04/2012, n. 8053).

5.2. La Corte d’appello ha rilevato che la documentazione prodotta in giudizio era di incerta provenienza e contrastava con i fatti narrati dal richiedente in sede di audizione dinanzi alla Commissione territoriale, donde il giudizio di complessiva inattendibilità delle dichiarazioni del richiedente.

Si tratta di giudizio basato non su mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto, bensì sul nucleo centrale della narrazione: il richiedente, infatti, aveva riferito in sede di audizione di essere partito per cercare lavoro, mentre in sede giudiziale aveva prodotto documenti finalizzati a dimostrare che era fuggito perchè indagato in qualità di componente della confraternita dei (OMISSIS).

La valutazione di inattendibilità così effettuata dà luogo ad un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità (ex plurimis, Cass. 09/07/2020, n. 14674).

5.3. In tale contesto valutativo, neppure è seriamente censurabile la mancata attivazione di poteri istruttori officiosi.

Come ripetutamente affermato da questa Corte, l’attenuazione del principio dispositivo, in cui la cooperazione istruttoria consiste, si colloca non sul versante dell’allegazione ma esclusivamente su quello della prova. Ne consegue che solo quando il richiedente abbia adempiuto all’onere di allegazione sorge il potere-dovere del giudice di cooperazione istruttoria (ex plurimis, Cass. 14/08/2020, n. 17185).

5.4. La Corte d’appello ha poi escluso i presupposti della protezione umanitaria evidenziando, in linea con la giurisprudenza di legittimità (Cass. 23/02/2018, n. 4455), che l’inserimento lavorativo del richiedente non era di per sè sufficiente per ritenere integrata la condizione di vulnerabilità, in assenza di elementi dai quali desumere che il reimpatrio del richiedente lo avrebbe esposto ad una significativa compromissione dei diritti fondamentali.

5.5. La valutazione del rischio nel Paese di provenienza è basata su fonti di informazione relative alla situazione specifica del Delta State, aggiornate al 2016, dalle quali risulta che la regione indicata non è interessata dal terrorismo di matrice islamica, nè da conflitti di tipo interreligioso nè, infine, da una situazione di violenza generalizzata foriera di rischio per l’incolumità dei civili, nel senso enucleato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia (sentenze El gafaji C-465/07 e Diakitè C-285/12).

Di contro, i report richiamati nel ricorso riguardano la condizione generale della Nigeria, e pertanto non sono idonei ad incrinare il giudizio contenuto nella sentenza impugnata.

6. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio, nella misura indicata in dispositivo. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 2.100,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

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