Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5999 del 11/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 11/03/2010, (ud. 11/01/2010, dep. 11/03/2010), n.5999

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del procuratore speciale

e Commissario, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che lo rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’Avvocato POZZA MASSIMO, giusta procura speciale a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANE S.P.A., (d’ora in poi per brevita’ anche

“Ipost”), in persona del procuratore speciale e Commissario,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO 15, presso lo studio

dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura speciale a margine del controricorso al ricorso incidentale;

– controricorrente al ricorrente incidentale –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 567/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO

dell’8/5/08, depositata il 14/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. TOFFOLI Saverio;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. DESTRO Carlo.

 

Fatto

MOTIVI

La Corte pronuncia in Camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art. 380 bis c.p.c..

La Corte d’appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado che aveva condannato l’IPOST – Gestione Commissariale al ricalcolo dell’indennita’ di buonuscita erogata a S.V., da computarsi alla data del 28.2.1998 in base al trattamento retributivo in godimento alla (successiva) data di cessazione del rapporto di lavoro, e al pagamento delle conseguenti differenze, oltre accessori.

La Corte ha ritenuto di condividere, perche’ conforme al tenore letterale delle disposizioni legislative in materia e rispondente a criteri di equita’, il principio secondo cui l’indennita’ di buonuscita del dipendente postale va liquidata sulla base del trattamento economico finale percepito dal lavoratore all’atto del pensionamento.

Avverso questa decisione l’IPOST – Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Poste Italiane s.p.a. ricorre per Cassazione con due motivi. Il lavoratore resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato con un motivo al quale l’IPOST replica con controricorso. L’IPOST ha depositato memoria illustrativa.

I due ricorsi devono essere riuniti (art. 335 c.p.c.).

L’atto di rinuncia al ricorso incidentale non puo’ essere preso in considerazione in quanto non risulta ritualmente portato a conoscenza della controparte (art. 390 c.p.c., comma 3).

Con il primo motivo del ricorso principale l’IPOST sostiene che il testo delle norme di legge applicabili in materia (L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3) impone di ritenere che la buonuscita del dipendente postale, da calcolarsi alla data di trasformazione dell’Ente Poste Italiane in societa’ per azioni ((OMISSIS)), deve avere come base di computo il trattamento retributivo in godimento a tale data e non quello finale percepito al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Il motivo e’ manifestamente fondato alla stregua della giurisprudenza in materia di questa Corte (sentenze n. 28281/2008, 17987/2009 ed altre) la quale, sulla scorta anche dei principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 366/2006, il cui contenuto e’ stato confermato dalla successiva ordinanza n 444/2007, ha esaminato ogni aspetto della questione, pervenendo alla conclusione che la data alla quale occorre fare riferimento per il calcolo della buonuscita e’ quella del (OMISSIS), momento a partire dal quale il dipendente postale matura non piu’ detta indennita’ ma il tfr.

Il secondo motivo, con il quale si lamenta che la Corte d’appello “a conferma della pronuncia di primo grado, ha riconosciuto il diritto del sig. S. agli interessi e alla rivalutazione monetaria sulla indennita’ di buonuscita dal momento della cessazione dal servizio”, e’ inammissibile (nella parte in cui non e’ assorbito dall’accoglimento del primo motivo, comportante l’esclusione del diritto a un ricalcolo dell’indennita’ di buonuscita), perche’ dalla sentenza impugnata non risulta che avverso il capo della sentenza di primo grado che condanno’ IPOST agli accessori anche sulla parte gia’ liquidata della buonuscita, questi propose uno specifico motivo di appello.

Il ricorso incidentale condizionato, con il quale si ripropongono domande subordinate, assorbite dall’accoglimento della domanda principale, e’ manifestamente infondato.

Il S. sostiene che qualora non sia possibile il calcolo della buonuscita con il computo del trattamento retributivo in godimento al momento del pensionamento, debbano essere riconosciuti interessi e rivalutazione monetaria dal (OMISSIS) alla data della effettiva erogazione dell’indennita’ o, in alternativa, la rivalutazione dell’importo secondo le disposizioni della L. n. 297 del 1982, art. 1.

In contrario, si osserva che la prima soluzione presupporrebbe un corrispondente ritardo nel pagamento della buonuscita, ipotesi da escludere, in quanto l’indennita’ diviene esigibile solo al momento del collocamento a riposo. Quanto alla seconda soluzione, la risposta negativa viene dalla impossibilita’ di applicare analogicamente la disposizione dell’art. 5 citato ad una norma – la L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6 citato – che non presenta lacune di alcun genere.

Ma, a ben vedere, e’ la citata sentenza n. 366 del 2006 ad escludere che possa farsi applicazione d’uno dei meccanismi di rivalutazione suggeriti dalla sentenza impugnata e dall’odierno ricorso incidentale, in quanto la Corte costituzionale ha giudicato la suddetta norma, di cui non ha ipotizzato interpretazioni alternative, non in contrasto con i parametri costituzionali, sebbene non preveda alcuna forma di indicizzazione o di adeguamento monetario nel tempo dell’indennita’ in questione.

In conclusione, deve essere accolto il primo motivo del ricorso principale, dichiarato inammissibile il secondo e rigettato il ricorso incidentale. La sentenza deve essere cassata (in relazione alla censura accolta) e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito con il rigetto della domanda di ricalcolo dell’indennita’ di buonuscita.

Per la regolazione delle spese dell’intero giudizio si fa applicazione del criterio legale della soccombenza (art. 91 c.p.c.), con riferimento alla pressoche’ totale soccombenza del controricorrente – ricorrente incidentale.

PQM

LA CORTE Riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo del ricorso principale e dichiara inammissibile il secondo. Rigetta il ricorso incidentale.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di ricalcolo dell’indennita’ di buonuscita. Condanna il controricorrente – ricorrente incidentale ai rimborsare all’IPOST le spese dell’intero giudizio, liquidate per il primo grado in complessivi Euro 633,00, di cui Euro 208,00 per diritti ed Euro 420,00 per onorari, per il secondo in complessivi Euro 848,00, di cui Euro 208,00 per diritti e Euro 635,00 per onorari, per il giudizio di legittimita’ in Euro 10,00 per esborsi ed Euro 355 per onorari, oltre a spese generali, IVA e CPA per ciascuno dei tre giudizi.

Cosi’ deciso in Roma, il 11 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2010

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