Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5982 del 08/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 08/03/2017, (ud. 30/01/2017, dep.08/03/2017),  n. 5982

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 25239/2012 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

A.F. titolare della ditta individuale F.A. Costruzioni di

A.F., rappresentato e difeso dall’Avv. Gaetano MARINO, con

domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Alessandro ORSINI in

Roma, Viale delle Milizie, n. 108, giusta procura speciale a margine

del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale di Roma –

sez. staccata di Latina n. 607/40/11, depositata il 1 settembre

2011.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 30 gennaio 2017

dal Cons. Dott. Giuseppe Fuochi Tinarelli;

udito l’Avv. Paolo Marchini che riporta al ricorso;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. ZENO Immacolata, che ha concluso chiedendo

l’accoglimento per quanto di ragione del secondo motivo.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza n. 607 del 2011 la CTR di Roma – sez. staccata di Latina, in riforma della decisione della CTP di Latina, in accoglimento dell’appello del contribuente, annullava l’avviso di accertamento emesso nei confronti di A.F. per l’omessa allegazione del PVC redatto il 14 agosto 2007 nei confronti della ditta I. Costruzioni Srl, neppure riprodotto nei suoi termini essenziali, sulla cui base era stato effettuato l’accertamento nei confronti del contribuente medesimo.

2. Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate con due motivi. Resiste con controricorso il contribuente.

Il collegio delibera l’utilizzazione di motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver la CTR ritenuto nullo l’avviso di accertamento per la mancata allegazione del pvc in esso richiamato, nonostante che tale documento fosse stato già notificato al contribuente che lo aveva sottoscritto confermandone l’avvenuta conoscenza.

4. Con il secondo motivo censura la decisione per motivazione insufficiente e contraddittoria su un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per aver la CTR annullato l’avviso di accertamento facendo riferimento alla mancata allegazione del pvc redatto a carico della I. Costruzioni Srl, che non costituiva documento indispensabile trattandosi solo dell’evento che aveva determinato il controllo di coerenza nei confronti del contribuente.

5. Va disattesa, preliminarmente, l’eccezione di tardività del ricorso: la sentenza, infatti, è stata depositata in data 1 settembre 2011, sicchè ai sensi dell’art. 327 c.p.c., nel testo applicabile ratione temporis (trattandosi di giudizio in primo grado instaurato anteriormente al 4 luglio 2009, come risulta dallo stesso controricorso), l’impugnazione doveva essere proposta entro il termine di un anno aumentato dei giorni di sospensione dei termini per il periodo feriale (nella specie, dal 1 al 15 settembre 2011 e, con riguardo all’anno successivo, dal 1 agosto al 15 settembre 2012, per un totale di 15 + 46 = 61 giorni), sicchè il termine ultimo per la notifica cadeva il 31 ottobre 2012, coincidente con quello di effettuazione dell’adempimento da parte dell’Agenzia.

6. Venendo al ricorso, il primo motivo è infondato.

La doglianza, infatti, non coglie la ratio della decisione impugnata, che ha considerato, quale vizio del procedimento, l’omessa notifica non del pvc conseguente alla verifica nei confronti del contribuente ma dell’omologo atto a carico della ditta I., che costituiva l’antecedente logico e documentale dell’accertamento effettuato nei confronti del contribuente.

7. Il secondo motivo è, invece, fondato.

7.1. Secondo il consolidato orientamento della Corte, infatti, “in tema di motivazione degli avvisi di accertamento, l’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso (L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7) va inteso in necessaria correlazione con la finalità “integrativa” delle ragioni che, per l’Amministrazione emittente, sorreggono l’atto impositivo, secondo quanto dispone la L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3: il contribuente ha, infatti, diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti, cui si faccia rinvio nell’atto impositivo e sol perchè ad essi si operi un riferimento, ove la motivazione sia già sufficiente (e il richiamo ad altri atti abbia, pertanto, mero valore “narrativo”), oppure se, comunque, il contenuto di tali ulteriori atti (almeno nella parte rilevante ai fini della motivazione dell’atto impositivo) sia già riportato nell’atto noto. Pertanto, in caso di impugnazione dell’avviso sotto tale profilo, non basta che il contribuente dimostri l’esistenza di atti a lui sconosciuti cui l’atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell’atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione” (Cass. n. 26683 del 2016, Rv. 610991; Cass. n. 22118 del 2010; Cass. n. 7654 del 2012; nonchè, da ultimo, con riferimento ad una vicenda del tutto similare a quella in esame, v. Cass. n. 2614 del 2016, Rv. 638897).

8. La CTR non si è attenuta al richiamato principio poichè ha illegittimamente ritenuto violato il diritto di difesa del contribuente senza verificare se gli atti ai quali faceva riferimento l’avviso di accertamento fossero effettivamente rilevanti ai fini dell’individuazione della pretesa erariale. La sentenza impugnata va pertanto cassata con rinvio della causa ad altra sezione della commissione tributaria regionale competente, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo; cassa la sentenza impugnata; rinvia per un nuovo esame a diversa sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 30 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017

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