Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5958 del 08/03/2017

Cassazione civile, sez. trib., 08/03/2017, (ud. 22/12/2016, dep.08/03/2017),  n. 5958

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23098-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Z.V., elettivamente domiciliato in ROMA VIA E. MANFREDI 11,

presso lo studio dell’avvocato GIULIO VALENTI, rappresentato e

difeso dall’avvocato STEFANO ARGENTO giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 113/2011 della COMM. TRIB. REG. di PALERMO,

depositata l’11/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/12/2016 dal Consigliere Dott. LOCATELLI GIUSEPPE;

udito per il ricorrente l’Avvocato GALLUZZO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato CIOTTA per delega

dell’Avvocato ARGENTO che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Con processo verbale di constatazione del 11.9.2006 la Guardia di Finanza verificava che l’attività di allevamento svolta da Z.V. non aveva i requisiti per essere considerato produttiva di reddito agrario a norma del (ora 32) del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 29, ma costituiva una ordinaria attività di impresa. Pertanto l’Agenzia delle Entrate emetteva avviso di accertamento delle maggiori imposte Iva, Irpef ed Iva dovute per l’anno di imposta 2001.

Z.V. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Agrigento che lo accoglieva con sentenza n. 97 del 2008, ritenendo la natura agricola dell’attività esercitata dal ricorrente.

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza n. 113 del 11.7.2011.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per due motivi: 1) violazione e falsa applicazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 29 e 51, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione dei principi normativi relativi alla definizione dell’attività agricola; 2) omessa e insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio; omessa e insufficiente motivazione circa un punto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella parte in cui ha omesso di specificare la effettiva e contestata ampiezza dei terreni nella disponibilità del contribuente e nella parte in cui ha valutato l’incidenza della epidemia sul numero di capi di allevamento.

Il contribuente resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso deve essere rigettato.

1. Il motivo di ricorso con il quale si deduce il vizio di violazione di legge della sentenza impugnata “laddove ha ritenuto di qualificare agricola l’attività svolta da Z. anzichè imprenditoriale, si come desumibile dagli indizi gravi, precisi e concordanti documentati dalla Amministrazione procedente” si risolve nella articolazione di una censura di merito, con la quale viene richiesto al giudice di legittimità di sostituirsi al competente giudice di merito nella valutazione dei presupposti di fatto della qualificazione del reddito del contribuente come reddito di impresa agricola.

2. Il dedotto vizio di motivazione non sussiste. Il giudice di appello ha ritenuto che il contribuente abbia fornito la prova (mediante la produzione di atti notarili attestanti la proprietà dei terreni agricoli o la titolarità di contratti di affitto regolarmente registrati) di avere la disponibilità di terreni agricoli di superficie sufficiente in rapporto ai capi allevati, tenuto anche conto della incidenza di fattori epidemici sul numero degli ovini allevati in rapporto alla capacità del terreno di produrre il relativo foraggio. Le diverse considerazioni in fatto svolte dalla Agenzia delle Entrate ricorrente non individuano un vizio di mancanza o insufficienza della motivazione, ma si risolvono nella prospettazione in sede di legittimità di una diversa valutazione delle risultanze fattuali sottoposte all’esame del giudice di merito.

Spese regolate come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente Agenzia delle Entrate al rimborso delle spese in favore del controricorrente, liquidate in Euro 3.500, oltre spese generali nella misura forfettaria del 15% e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 22 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017

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