Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5945 del 08/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 08/03/2017, (ud. 30/11/2016, dep.08/03/2017),  n. 5945

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15905-2011 proposto da:

P.P., S.N., P.I.,

P.C., P.S. in proprio e quale già legale

rappresentante della cessata Soc. P.S. & C. SAS,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA CASETTA MATTEI 239, presso lo

STUDIO TROPEA SERGIO & PRIMAVERA FRANCESCO, rappresentati e

difesi dall’avvocato VINCENZO TARANTO giusta delega a margine;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 127/2010 della COMM.TRIB.REG. della SICILIA

SEZ.DIST. di CATANIA, depositata il 22/04/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/11/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI;

udito per i ricorrenti l’Avvocato TARANTO che ha chiesto

l’accoglimento con rinvio;

udito per il resistente l’Avvocato URBANI NERI che ha chiesto il

rinvio;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La Guardia di Finanza eseguiva una verifica fiscale nei confronti della società di persone P.S. e C. s.a.s., esercente l’attività di commercio al dettaglio di materiale edile, rilevando l’esistenza di maggiori ricavi e redditi, anche sulla base di accertamenti compiuti sulle movimentazioni bancarie rilevate dai conti correnti della società e dei soci che non trovano riscontro nelle scritture contabili e rispetto alle quali la contribuente non forniva giustificazioni.

A seguito della verifica, l’Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento con il quale, per l’anno di imposta 1998, determinava a carico della società maggiori ricavi non contabilizzati per Lire 2.355.897.872, tra i quali Lire 1.844.719.218 desunti da movimentazioni bancarie; recuperava costi indeducibili per Lire 41.982.320; determinava un reddito di impresa di Lire 2.397.880.000, cui corrispondeva una maggiore Irap di Euro 52.632 ed una Iva di Euro 244.078, oltre sanzioni e interessi. Nei confronti dei soci P.S., P.C., P.I., P.P. e S.N. venivano emessi avvisi di accertamento ai fini Irpef con imputazione del maggior reddito da partecipazione in proporzione delle rispettive quote.

L’avviso relativo ad Irap ed Iva era impugnato dalla società e dai soci davanti alla Commissione tributaria provinciale di Catania che con sentenza n. 192 del 10.2.2005, depositata il 10.5.2005, accoglieva parzialmente il ricorso, annullando il recupero di ricavi non dichiarati per Lire 1.844.719.213 desunti dalle movimentazioni bancarie; confermava nel resto.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello e la società ed i soci si costituivano proponendo appello incidentale. La Commissione tributaria regionale con sentenza n.123 pronunciata il 15.4.2010, depositata il 22.4.2010, accoglieva parzialmente l’appello della Agenzia delle Entrate. In particolare il giudice di appello stabiliva che i ricavi determinati sulla base delle movimentazioni bancarie non dovevano essere annullati integralmente, ma nella sola parte corrispondente alle operazioni di prelievo, considerato che l’Ufficio non aveva tenuto conto dell’incidenza dei costi relativi, che avrebbero dovuto essere detratti dai prelievi non giustificati; quanto alle operazioni di versamento non considerava ricavi non dichiarati gli importi risultanti dai conti di terze persone che non facevano parte della compagine sociale, nonchè gli importi risultanti dal conto bancario intestato alla società di fatto P.S. e S.N., esercente altra attività.

I soci P.S., P.C., P.I., P.P. e S.N., destinatari dei conseguenti avvisi di accertamento ai fini Irpef proponevano ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Catania che li decideva con cinque sentenze pronunciate il 10.2.2005, depositate in data 10.5.2005, con le quali si conformava alla decisione di parziale accoglimento adottata in pari data nei confronti della società.

Contro le sentenze emesse a carico dei soci l’Agenzia delle Entrate proponeva appello ed i soci si costituivano proponendo appello incidentale. La Commissione tributaria regionale con le sentenze n. 122, 123, 125, 126 e 127 emesse il 15.4.2010 e depositate in data 22.4.2010 accoglieva parzialmente il ricorso della Agenzia delle Entrate conformandosi alla citata sentenza n.123 del 2010, emessa dalla stesso Collegio in pari data, che si era pronunciata nel giudizio di appello avente ad oggetto l’avviso notificato alla società.

La società P.S. e C. s.a.s. ed i soci P.S., I., C., P. e S.A. propongono ricorso cumulativo contro le citate sentenze della Commissione tributaria regionale n.123 del 2010 emessa nei confronti della società e n. 124, 125, 126, 126 e 127 del 2010 emesse nei confronti dei soci, formulando tre motivi di impugnazione.

L’Agenzia delle Entrate dichiara di costituirsi al solo fine di partecipare alla discussione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Omessa motivazione circa un fatto decisivo della controversia; violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 ed omessa motivazione, in violazione dell’art. 112 c.p.c., nella parte in cui non si è pronunciata sulla eccezione, ribadita con l’atto di controdeduzioni ed appello incidentale, sulla nullità della verifica protrattasi oltre il termine di trenta giorni;

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano, in forma promiscua ed indistinta, il vizio di omessa motivazione (previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) e di violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 5 erroneamente ricondotto ad un error in procedendo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per poi assumere la sussistenza del vizio di omessa pronuncia in violazione dell’art. 112 c.p.c.. Così formulato il motivo di ricorso è inammissibile, poichè opera una mescolanza e sovrapposizione di ragioni di impugnazione eterogenee, facenti contestualmente riferimento ai diversi vizi di omessa motivazione, violazione di norma di diritto ed error in procedendo, tali da richiedere un inammissibile intervento del giudice di legittimità al fine di dare forma e contenuto giuridici alle doglianze del ricorrente, enucleando dalla mescolanza dei motivi le parti concernenti le separate censure, al fine di decidere successivamente su di esse (Sez. 1, Sentenza n. 19443 del 23/09/2011, Rv. 619790; Sez. 5, Sentenza n. 18021 del 14/09/2016, Rv. 641127).

2. Insufficiente motivazione; violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 nella parte in cui ha ritenuto l’applicabilità della presunzione legale secondo cui le movimentazioni bancarie sono riferibili ad operazioni tassabili anche nel caso in cui i conti correnti non siano intestati direttamente alla società verificata ma a persone diverse, ancorchè si tratti dei soci;

Il secondo motivo è infondato. Questa Corte, con riguardo alle società di capitali, ha affermato che l’utilizzazione dei dati risultanti dai conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata ai conti formalmente intestati all’ente, ma riguarda anche quelli intestati ai soci, agli amministratori o procuratori generali, allorchè ricorra una ragionevole presunzione di sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati (Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016, Rv. 639699 – 01). A maggior ragione, in caso di accertamenti bancari nei confronti di società persone, i soci, ai quali è imputato il reddito di impresa, indipendentemente dalla distribuzione, sotto forma di reddito da partecipazione (D.P.R. n. 633 del 1972, art. 5), non possono qualificarsi “soggetti terzi”, formalmente estranei rispetto alla società di persone di cui fanno parte.

3. Omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nella parte in cui la Commissione tributaria regionale ha omesso di motivare sull’ appello incidentale dei ricorrenti in ordine al recupero dell’importo di Lire 305.419.477 quale pagamento fornitori non risultante dalla contabilità ed in ordine al recupero di Lire 22.139.499 relativo a beni ammortizzabili non rinvenuti in sede di verifica. Con successiva memoria i ricorrenti insistono per l’integrale accoglimento del ricorso.

Il terzo motivo è fondato. Dalla motivazione delle sentenze impugnate, risulta che la Commissione tributaria regionale ha omesso di pronunciarsi sul motivo di appello incidentale proposto dalla società e dai soci, con cui deducevano l’infondatezza del recupero a tassazione della somma di Lire 305.419.477, considerata dall’Ufficio quali ricavi non dichiarati in ragione della non coincidenza del saldo di alcune “schede fornitori” con quanto comunicato dagli stessi fornitori a seguito di controlli incrociati.

Le sentenze impugnate devono essere pertanto cassate in relazione all’omessa pronuncia rilevata, con rinvio sul punto alla Commissione tributaria regionale della Sicilia. Le spese del giudizio di legittimità saranno regolate all’esito del giudizio di rinvio.

PQM

Accoglie il terzo motivo; rigetta il primo ed il secondo; cassa in relazione al motivo accolto e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017

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