Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5937 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 04/03/2021, (ud. 17/10/2019, dep. 04/03/2021), n.5937

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22953-2014 proposto da:

C.S., R.C., RO.GA., elettivamente

domiciliati in ROMA VIALE PARIOLI 43, presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCO D’AYALA VALVA, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MICHELE TIENGO, giusta procura a margine;

– ricorrenti –

contro

EQUITALIA NORD SPA, in persona dell’Amministratore Delegato e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA

DELLE QUATTRO FONTANE 161, presso lo studio dell’avvocato SANTE

RICCI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE

PARENTE;

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 252/2014 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,

depositata il 11/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/10/2019 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE D’AURIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PAOLA MASTROBERARDINO che ha concluso per l’accoglimento del secondo

motivo di ricorso limitatamente al Ro. e per il rigetto nel resto;

udito per il ricorrente l’Avvocato PALATIELLO che si riporta agli

scritti;

udito per il controricorrente l’Avvocato MORETTI per delega orale

dell’Avvocato PARENTE che ha chiesto il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La vicenda giudiziaria trae origine dalla intimazione di pagamento notificata da Equitalia Nord ai signori C.S., Ro.Ga. e R.C..

Gli intimati, ritenendo di non avere alcuna pendenza con il Fisco, proponevano distinti ricorsi.

La Commissione Provinciale di Vicenza, riuniti i ricorsi, dichiarava cessata la materia del contendere per gli importi sgravati dalla Agenzia delle Entrate, relativamente agli anni di imposta 1994 e 1995 oggetto di condono, respingendo nel resto il ricorso.

A seguito di appello proposto dai contribuenti, la Ctr del Veneto confermava la sentenza impugnata.

Propongono ricorso in Cassazione i contribuenti, affidandosi a 7 motivi così sintetizzabili:

i) Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5): sulla mancata notifica ai ricorrenti delle cartelle esattoriali richiamate dalle intimazioni di pagamento.

2) Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, del D.P.R. n. 600 del 1912, art. 60 e della L. n. 212 del 2000, art. 6 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) laddove i giudici di secondo grado non applicano il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, come interpretato dalla Corte Cost. con sentenza n. 258 del 2012, motivo proposto per espressa dichiarazione solo da Ro.Ga. e R.C..

3) Violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) in quanto al radicale difetto di motivazione della pretesa azionata mediante gli atti di intimazione.

4) Violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4). Nullità della sentenza per mancanza della motivazione in ordine alla ritenuta sufficienza della motivazione della pretesa erariale.

5) Violazione dell’art. 132 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4). Nullità della sentenza per mancanza della motivazione circa l’1’intervenuta notifica della società Publisix snc delle cartelle di pagamento richiamate dalle intimazioni impugnate.

6) Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 (nella versione allora applicabile) e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) laddove viene fatto discendere il rispetto dei termini decadenziali e di prescrizione del credito nei confronti dei soci dalla pretesa notifica delle cartelle alla società.

7) Violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4) nullità della sentenza per mancanza della motivazione circa l’intervenuta notifica di cartelle di pagamento entro i termini decadenziali e di prescrizione.

Si costituiva con controricorso il resistente chiedendo che il ricorso fosse dichiarato inammissibile o rigettato.

I ricorrenti depositavano anche memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il secondo motivo di gravame, da esaminare in via preliminare data la sua efficacia dirimente, formulato dai soli ricorrenti Ro. e R., si assume che il giudice del merito non abbia considerato affetto da nullità la notifica della cartella,pur non essendo stata inviata la raccomandata con avviso di ricevimento dell’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto, in caso di temporanea assenza del destinatario, come sancito dalla Corte Costituzionale (sent. Nr 258 del 2012).

Secondo il giudice di secondo grado la norma,come interpretata dalla Corte Costituzionale, non poteva trovare applicazione nel caso de quo in cui la notifica era intervenuta precedentemente al deposito della suddetta sentenza, secondo le norme vigenti ratione temporis.

Tale assunto – che ha condotto la Ctr alla reiezione dell’appello è errato.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 946 del 1998, ha dichiarato la illegittimità costituzionale della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 2, da applicare anche al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, nella parte in cui non prevedeva che in caso di rifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle persone abilitate alla ricezione, ovvero in caso di temporanea assenza del destinatario, sia data notizia al destinatario con raccomandata con avviso di ricevimento delle formalità di deposito del piego presso l’ufficio comunale, nonchè dell’art. 8, comma 3, nella parte in cui prevedeva che il piego, decorsi dieci giorni dal deposito sia restituito al mittente.

Chiaramente in base all’art. 136 Cost., quando viene dichiarata la illegittimità costituzionale di una legge, questa “cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”, e la L. n. 87 del 1953, art. 30, dopo avere disposto in ordine alla pubblicazione della sentenza ed alla comunicazione alle Camere “affinchè, ove lo ritengano necessario, adottino i provvedimenti di loro competenza”, statuisce a sua volta che “le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”.

Queste disposizioni disciplinano l’applicabilità della declaratoria di illegittimità costituzionale della norma a tutti i rapporti non ancora “esauriti”, ma il giudice del merito non ha considerato che tale declaratoria opera in modo differente dall’abrogazione delle norme. La dichiarazione di illegittimità costituzionale, infatti, a differenza dall’abrogazione, ha per presupposto la invalidità della legge, in quanto viziata dall’essere in contrasto con un precetto costituzionale fin dalla sua emanazione.Pertanto, in base all’art. 136 Cost., la norma dichiarata incostituzionale non è più applicabile ai rapporti che siano o divengano oggetto di giudizio, ancorchè riguardanti situazioni anteriori alla pronuncia di incostituzionalità, salvi gli effetti dei giudicati già formatisi, nonchè delle decadenze e delle prescrizioni verificatesi e non direttamente investite nei loro presupposti normativi dalla pronuncia di incostituzionalità. Da tale premessa consegue che non può, quindi, trovare applicazione la regola “tempus regit actum”, riguardante la successione delle leggi nel tempo. (Cass. SS. UU. 9 aprile 1984, n. 2274). Ciò comporta, secondo la normativa sopra riportata, l’efficacia retroattiva, nel senso che investe anche le fattispecie anteriori alla pronuncia di incostituzionalità, con i limiti derivanti dal coordinamento fra il principio enunciato nell’art. 136 Cost., e della L. n. 89 dal 1953, art. 3 e la regole che disciplinano il definitivo consolidamento dei rapporti giuridici e il graduale formarsi del giudicato e delle preclusioni nell’ambito dal processo. In altri termini non è consentito il mero controllo sull’atto in precedenza compiuto – giacchè anche in tale ultimo caso il giudice non può ritenere legittima un’attività svoltasi in conformità di una norma dichiarata incostituzionale. Pertanto, in virtù della retroattività delle sentenze di illegittimità costituzionale, ove la notifica di un atto, come quella della cartella esattoriale è compiuto dall’Amministrazione, entro un termine, dal quale decorre un ulteriore termine nel quale l’atto può essere impugnato dal destinatario, l’esaurimento del rapporto, se la notifica è avvenuta in forza di una norma successivamente dichiarata incostituzionale, va diversamente valutato in relazione al notificante ed al destinatario della notifica.

La tempestiva consegna della cartella per la sua notifica, regolare secondo le norma vigenti al momento in cui è avvenuta, impedisce il verificarsi della estinzione dell’obbligo fiscale del destinatario, cosicchè l’Amministrazione può reiterare la notifica entro il termine di prescrizione previsto per tale rapporto.

Quanto, invece, al destinatario della notifica, costituisce principio consolidato che egli può dedurne la nullità e i vizi formali e sostanziali dell’accertamento in sede di impugnazione del ruolo (Cass. SS. UU. 19 ottobre 2000, n. 1122 conformi: Cass. 9 aprile 2001, n. 5277; Cass. 7 aprile 2000, n. 436o; Cass. 20 gennaio 1999, n. 482). Nei riguardi del destinatario, pertanto, in caso di declaratoria di illegittimità costituzionale della norma in base alla quale la notificazione è stata eseguita, essendo il vizio della notifica deducibile in sede di impugnazione, il rapporto non può dirsi esaurito, cosicchè le declaratorie di illegittimità costituzionale della normativa attinente alla notifica debbono ritenersi operanti, impedendo fra l’altro – il verificarsi, per il destinatario, di ogni decadenza processuale.

Tale ricostruzione della fattispecie, appare conforme a quanto ritenuto dalla Corte costituzionale, con la successiva sentenza 26 novembre 2002, n. 477, che con riferimento alla L. n. 890 del 1982, art. 4, ha affermato il principio tendenziale – valevole in ogni caso come regola ermeneutica – secondo il quale gli effetti della notificazione debbono essere ricollegati, per quanto riguarda il notificante, al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, essendo l’attività degli organi della notificazione sottratti alla sua sfera di disponibilità.

Ne deriva che la declaratoria di illegittimità costituzionale suddetta debba ritenersi applicabile alla fattispecie in esame nel senso che, pur non potendosi pronunciare in danno dell’Amministrazione l’estinzione della obbligazione fiscale, in sede di ricorso avverso l’intimazione di pagamento, i ricorrenti ben potevano dedurre, la nullità della notifica della cartella.

Il motivo per tali ricorrenti deve ritenersi fondato, nel senso anzi detto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio dovendo il giudice di secondo grado accertare se la notifica sia stata regolare e gli effetti di tale irregolarità, e per loro rimane assorbito il primo motivo.

Con il sesto ed il settimo motivo i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 (nel testo allora applicabile), e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), ed omessa motivazione circa l’intervenuta notifica di cartella di pagamento entro i termini decadenziali e di prescrizione.

Tali motivi stante l’intima connessione debbono essere esaminati congiuntamente.

Lo stesso giudice di appello evidenzia che con l’appello i contribuenti, avessero dedotto la mancata notifica delle cartelle al debitore principale. Pertanto la Ctr avrebbe dovuto prima indicare analiticamente quando fossero state notificate le cartelle alla società di persona visto che lo stesso agente della riscossione in questa fase deduce a pagina 18 che il ruolo era stato formato nel 2001 dall’ente impositore quando ormai la società si era estinta nel 1995.

Inoltre nella stessa sentenza, si assume in modo abnorme che alla società Pubblisix, sebbene cessata nel 1995, “erano state notificate le cartelle di pagamento afferenti le annualità de quibus negli anni 2001, 2002, 2003 ”

Inoltre era stato dedotto che per i debiti tributari per essi soci si era verificata la decadenza e la prescrizione.

Sul punto la sentenza impugnata si è limitata ad affermare che la notifica delle cartelle di pagamento, notificate a seguito di iscrizioni a ruolo effettuate dall’Ufficio nell’anno 2000, rendeva inoppugnabili l’intimazione di pagamento.

In altri termini il giudice di appello era tenuto in primis ad accertare quando la pretesa fiscale nei confronti della società era divenuta irrevocabile e poi esaminare le questioni sollevate dai soci circa la prescrizione e decadenza intervenuta nei loro confronti. A tale proposito è opportuno sottolineare che l’estinzione di una società di persone, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, determina un fenomeno di tipo successorio in virtù del quale sono trasferite ai soci le obbligazioni rimaste inadempiute sempre che il credito sia sorto in capo al soggetto collettivo e non si sia nè prescritto nè intervenuta decadenza nell’ambito della normativa fiscale con riferimento al debitore principale che rispetto ai soci solidalmente responsabili. Come sancito dalla Suprema corte (Sentenza n. 18012 del 09/ 09/2005)”quale che sia il fatto, l’atto o la norma da cui derivi la responsabilità solidale, la disciplina applicabile è quella dettata dagli artt. 1292 e ss. c.c., ispirata ai principi della piena autonomia dei rapporti sostanziali tra creditore e ciascuno dei condebitori e della non comunicabilità agli altri debitori degli effetti pregiudizievoli (o potenzialmente pregiudizievoli) degli atti compiuti nei confronti di un condebitore solidale. Da ciò discende, in materia di solidarietà passiva tributaria, che non trova alcun fondamento la distinzione tra solidarietà derivante da una norma del codice civile e solidarietà nascente da una norma il tributaria, sicchè non è consentito all’Amministrazione, quanto, in particolare, alla responsabilità solidale del socio accomandatario di s.a.s., di notificare alla società l’atto impositivo e la cartella esattoriale e procedere con avviso di mora per l’esazione del credito nei confronti del socio. Vi ostano sia il principio, di cui si è detto, dell’autonomia dei rapporti di credito-debito, aventi in comune la sola prestazione, sia il principio di tutela del diritto alla difesa di ciascun coobbligato solidale (che può avere interesse diretto, e distinto da quello della società, a contrastare la pretesa avanzata con l’accertamento, nonchè le sanzioni pecuniarie irrogate), sia, infine, il principio sancito dall’art. 1306 c.c., per il quale i condebitori solidali i quali non abbiano partecipato al giudizio conclusosi con la condanna di uno di essi hanno di fronte al giudicato e rispetto al creditore veste di terzi e, come terzi, non subiscono gli effetti propri della cosa giudicata”. Pertanto l’Amministrazione finanziaria può procedere alla riscossione coattiva nei confronti del socio solidalmente responsabile, solo rispettando tale normativa e quindi non era sufficiente l’affermazione contenuta nella sentenza secondo cui la semplice notifica della cartella alla società (di cui peraltro non è indicata la data come si è già detto) era sufficiente per l’esecuzione coattiva nei confronti dei soci,dovendo essere assicurato il diritto di difesa potendo anch’essi contestare la pretesa Ufficio in Per quanto riguarda C.S., va sicuramente rigettato il primo motivo visto che la stessa ha ricevuto la notifica della cartella il 4 luglio 2004. Vero è che la stessa ha disconosciuto la firma ma l’attestazione del ricevimento effettuato dall’agente postale fa fede fino a querela di falso.

Anche il terzo motivo proposto con cui si assume sia la violazione della disposizione di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7, che la nullità della sentenza per mancanza di motivazione in ordine alla pretesa erariale, è infondato. Una volta che risulta notificata la cartella, come si è detto al primo motivo, la parte C.S. non può più sollevare questioni relative all’atto presupposto quale l’accertamento. Da sempre è stata riconosciuta la possibilità di impugnare l’atto precedente allorchè sia notificato l’atto successivo. Tale facoltà si giustifica, perchè il contribuente, prendendo conoscenza dell’atto notificato, apprende per la prima volta dell’esistenza di un avviso di accertamento a suo carico e quindi dell’avvenuta formazione di un accertamento nei suoi confronti, e gli consente di recuperare gli strumenti di impugnazione che non ha potuto in precedenza utilizzare a causa della invalidità o mancanza della notifica, ma poichè nel caso la cartella risulta notificata come si è detto non vi è spazio per esaminare la questione della esistenza della pretesa.

Chiaramente per gli altri due ricorrenti la questione sarà esaminata dal giudice di rinvio in relazione all’appello proposto, ed all’esame della validità della notifica.

Con il quarto motivo si assume il difetto di motivazione circa la pretesa erariale. Tale motivo è da rigettare in quanto chiaramente gli atti inviati ai contribuenti specificavano che la pretesa era sorta in capo alla società di persone e i soci erano chiamati a risponderne quali obbligati solidali e di ciò ha dato atto anche la sentenza impugnata. Del resto, come si evince dal loro ricorso gli stessi ricorrenti erano ben edotti che il credito in contestazione sarebbe sorto nei confronti della società.

Poichè le ragioni della pretesa erariale erano state bene individuate e comprese è evidente che non sussisteva il difetto di motivazione lamentato, sicchè tale motivo va respinto.

Il quintó motivo appare inammissibile in quanto ripete quanto poi dedotto nel 6 motivo, peraltro accolto.

Pertanto, in accoglimento del secondo motivo e del sesto e settimo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla ctr del Venteto in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il secondo, il sesto ed il settimo motivo dichiara inammissibile il primo ed il quinto motivo, rigetta il terzo ed il quarto motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Veneto in diversa composizione anche per le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

 

 

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