Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5927 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 04/03/2021), n.5927

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10869-2020 proposto da:

N.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TARANTO 90,

presso lo studio dell’avvocato LUCIANO NATALE VINCI, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE MARIANI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 774/2019 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 5/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALBERTO

PAZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Potenza, con ordinanza ex art. 702-bis c.p.c., del 16 ottobre 2018, rigettava il ricorso proposto da N.M., cittadino del Gambia, avverso il provvedimento emesso dalla locale Commissione territoriale di diniego di riconoscimento del suo status di rifugiato nonchè del suo diritto alla protezione sussidiaria ex D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 14, o a quella umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

2. la Corte d’appello di Potenza, con sentenza del 5 novembre 2019, respingeva l’appello proposto del richiedente asilo avverso tale ordinanza;

in particolare la Corte distrettuale riteneva che il racconto del migrante (il quale aveva dichiarato di essersi occupato, per conto del partito (OMISSIS), di distribuire cappelli e magliette durante le elezioni e le manifestazioni preelettorali, di essere stato arrestato per tre volte per questo motivo, venendo poi liberato su cauzione pagata dallo stesso partito, e di aver lasciato il Gambia nel 2015 a seguito di una manifestazione non autorizzata del suo partito, per timore di essere arrestato di nuovo e di non essere più liberato, perchè nessuno avrebbe pagato la cauzione per lui) era credibile, ma non integrava i presupposti per il riconoscimento delle diverse forme di protezione richieste, alla luce delle mutate condizioni del Gambia, dove, all’esito delle elezioni svoltesi nel 2016, era arrivato al potere proprio il partito per cui N. aveva fatto propaganda, con successivo rilascio dei prigionieri politici; i giudici distrettuali rilevavano, infine, che il migrante non aveva indicato quali elementi della sua vicenda personale integrassero gravi motivi di carattere umanitario, nè aveva fornito elementi utili per dimostrare di aver conseguito una condizione socio-lavorativa e di integrazione suscettibile di valutazione in comparazione con la situazione che avrebbe fronteggiato nel paese di origine, dove peraltro si trovano i genitori e i fratelli;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso N.M. prospettando due motivi di doglianza;

il Ministero dell’Interno si è costituito al di fuori dei termini di cui all’art. 370 c.p.c., al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa;

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. il primo motivo di ricorso assume che la Corte di merito abbia rigettato la domanda di protezione limitandosi a menzionare qualche report estratto dal web, senza tenere in alcun conto il clima di violazione dei diritti umani fondamentali attualmente esistente in Gambia e il timore del migrante di essere ucciso in caso di rimpatrio;

la Corte distrettuale avrebbe così omesso di esaminare un fatto che di per sè poteva costituire motivo di accoglimento del gravame, senza svolgere alcun approfondimento ufficioso e valorizzando fatti avvenuti in un periodo successivo all’espatrio;

i giudici distrettuali, inoltre, non avevano indicato le ragioni per cui il Gambia sarebbe escluso dall’eccezione alla regola dell’individualizzazione della minaccia ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c);

5. la Corte distrettuale, ponendo corretta attenzione – nel senso indicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. e) e g), – alla situazione che il migrante si troverebbe ad affrontare in caso di rimpatrio e a seguito dell’indagine sulle attuali condizioni esistenti nel paese di origine, ha constatato l’intervenuto mutamento delle condizioni politiche ivi esistenti, all’esito della vittoria alle elezioni del partito di cui il migrante aveva fatto parte, della nomina a presidente del suo leader e del conseguente venir meno delle tensioni ricollegate agli scontri politici, con la liberazione di chi era stato imprigionato per tal motivo;

alla luce di una simile nuova condizione non era più attuale – a dire dei giudici distrettuali – il timore del migrante di essere perseguitato per opinioni politiche o di subire un grave danno in ragione dell’esistenza di una condizione di violenza generalizzata;

la censura in esame non tiene in alcun conto gli argomenti illustrati dalla Corte di merito e si duole genericamente della mancata valutazione della situazione di violazione dei diritti umani fondamentali nel paese di origine, da un lato senza considerare e criticare specificamente le ragioni offerte dalla Corte di merito, dall’altro non preoccupandosi di indicare fonti internazionali alternative idonee a dimostrare l’esistenza di una situazione differente da quella ravvisata dalla Corte di merito;

un simile tenore del mezzo, del tutto generico e non correlato in maniera puntuale alla decisione impugnata, ne comporta la sua inammissibilità;

il ricorso per cassazione deve infatti necessariamente fondarsi su motivi aventi i caratteri di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata (Cass. 6587/2017, Cass. 13066/2007);

la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), con la conseguente inammissibilità del ricorso, rilevabile anche d’ufficio (Cass. n. 20910/2017);

6. il secondo motivo di ricorso si duole dell’inesistenza, all’interno della decisione impugnata, di argomenti capaci di spiegare le reali motivazioni del diniego della protezione umanitaria;

la Corte territoriale avrebbe dovuto verificare se la prospettazione di un quadro generale di violenza diffusa e indiscriminata potesse quanto meno integrare una situazione di vulnerabilità idonea alla concessione della protezione umanitaria;

allo stesso modo dovevano essere esaminati i diritti che più direttamente interessavano la sfera personale e umana del ricorrente e che rischiavano di essere compromessi nel paese di provenienza in caso di rimpatrio;

7. la Corte distrettuale ha rilevato che il migrante non solo non aveva denunciato che in caso di rimpatrio non sarebbe stato in grado di soddisfare le condizioni primarie di vita nè aveva indicato specificamente quali elementi nella sua vicenda integrassero gravi motivi di carattere umanitario, ma non aveva neppure fornito elementi che consentissero di effettuare una comparazione fra la condizione di integrazione socio-lavorativa in Italia e la situazione che si sarebbe trovato ad affrontare in caso di rimpatrio;

simili assunti si riducono, nella sostanza, all’affermazione che la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento della protezione umanitaria non si sottrae all’applicazione del principio dispositivo (sicchè il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio; Cass. n. 27336/2018) ed alla constatazione che tale onere di allegazione non era stato assolto in termini utili;

la critica in esame, laddove assume che il richiedente asilo non è stato messo nelle condizioni di comprendere le reali motivazioni del diniego oppostogli, non coglie tale ratio decidendi, come il ricorso per cassazione deve necessariamente fare, nè – tanto meno – la critica, limitandosi ad addurre generiche doglianze che non trovano, quindi, alcuna correlazione con la decisione impugnata (Cass. n. 19989/2017);

8. per tutto quanto sopra esposto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

la costituzione dell’amministrazione intimata al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c., ed al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, non celebrata, esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

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