Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5902 del 03/03/2020

Cassazione civile sez. lav., 03/03/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 03/03/2020), n.5902

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8753-2014 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA n.

109, presso lo studio dell’avvocato BIAGIO BERTOLONE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AZIENDA REGIONALE PER L’EMERGENZA SANITARIA 2019 A.R.E.S. 118, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA A. MORDINI n. 14, presso lo studio

dell’avvocato MARIA LUDOVICA POLTRONIERI, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5681/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/10/2013 R.G.N. 1818/2011.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Roma, adita dall’Azienda Regionale Emergenza Sanitaria – ARES 118, ha riformato la sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva accolto il ricorso proposto da M.A. ed aveva condannato l’azienda ad assumere a tempo indeterminato il ricorrente, in qualità di dirigente medico e nella disciplina anestesia e rianimazione, con decorrenza dal 1 luglio 2007;

2. la Corte territoriale, ricostruiti i termini della vicenda ed il quadro normativo, ha ritenuto che la domanda fosse infondata perchè l’Azienda, nel revocare la proposta di assunzione formulata dopo l’espletamento delle operazioni concorsuali, si era attenuta a quanto previsto dalle leggi statali e regionali e dagli atti deliberativi adottati dalla Regione Lazio, con i quali era stato disposto il blocco delle assunzioni per tutto l’anno 2007, blocco che riguardava le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e gli altri enti del servizio sanitario regionale, fra i quali doveva essere ricompresa anche l’ARES;

3. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso M.A. sulla base di un unico motivo, illustrato da memoria, al quale ha resistito con tempestivo controricorso l’ARES 118.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente denuncia, con un unico motivo formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e falsa applicazione della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, commi 545-565, della L.R. Lazio 28 dicembre 2006, n. 27, art. 21, dell’art. 1336 c.c. e dell’art. 12 disp. gen.” e sostiene, in sintesi, che le disposizioni citate non avevano introdotto un generalizzato blocco delle assunzioni perchè il legislatore nazionale aveva imposto agli enti del S.S.N. solo di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica garantendo che le spese del personale non superassero nel triennio 2007/2009 l’ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1,4 %, e la legge regionale si riferiva unicamente alle aziende sanitarie pubbliche, ai policlinici universitari pubblici nonchè agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, per i quali occorreva rideterminare le dotazioni organiche;

1.1. l’ARES, sulla base di quanto previsto dalla legge istitutiva, aveva già provveduto ad adottare e pubblicare il 20 ottobre 2006 l’atto aziendale, trasmesso alla Regione che nulla aveva obiettato e, pertanto, l’azienda era senz’altro legittimata a procedere alle assunzioni programmate sulla base della dotazione organica indicata nell’atto;

1.2. aggiunge il ricorrente che anche la L.R. n. 14 del 2008, non applicabile alla fattispecie ratione temporis, aveva fatto divieto di procedere ad assunzioni di nuovo personale nel solo caso di mancato conseguimento degli obiettivi di risparmio di spesa, in relazione ai quali l’azienda nulla aveva dedotto e provato;

1.3. infine il M. ribadisce che il superamento del concorso pubblico consolida del patrimonio dell’interessato una situazione giuridica individuale di diritto soggettivo ed aggiunge che allorquando nel maggio 2010 era stata autorizzata dalla Regione Lazio la trasformazione dei rapporti da tempo determinato a tempo indeterminato dei dirigenti medici vincitori di concorso ed ancora in servizio, l’Azienda non poteva condizionare il diritto alla rinuncia dei concorrenti che, seppure meglio classificati nella graduatoria, non prestavano la loro attività presso l’ente;

2. le censure non possono essere scrutinate nel merito perchè è fondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa della controricorrente;

2.1. occorre premettere che la sentenza impugnata è stata depositata il 3 ottobre 2013 ed il procedimento notificatorio è stato avviato il 26 marzo 2014, ma non è andato a buon fine in quanto il notificante aveva richiesto di effettuare la notifica all’ARES presso il procuratore domiciliatario Avv. Maria Ludovica Poltronieri con studio in (OMISSIS);

2.2. l’ufficiale giudiziario ha accertato che lo studio professionale era stato trasferito “da tempo” (cfr. attestazione del 14.4.2014) e, pertanto, il procedimento è stato ripreso il 10 aprile 2014 ed in pari data l’atto è pervenuto al suo destinatario nello studio sito sempre in (OMISSIS);

2.3. le Sezioni Unite di questa Corte da tempo hanno affermato che “a seguito della sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale – secondo cui la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, al momento della consegna del medesimo all’ufficiale giudiziario – la tempestività della proposizione del ricorso per cassazione esige che la consegna della copia del ricorso per la spedizione a mezzo posta venga effettuata nel termine perentorio di legge e che l’eventuale tardività della notifica possa essere addebitata esclusivamente a errori o all’inerzia dell’ufficiale giudiziario o dei suoi ausiliari, e non a responsabilità del notificante; pertanto, la data di consegna all’ufficiale giudiziario non può assumere rilievo ove l’atto in questione sia “ab origine” viziato da errore nell’indicazione dell’esatto indirizzo del destinatario, poichè tale indicazione è formalità che non sfugge alla disponibilità del notificante.” (Cass. S.U. n. 7607/2010);

2.4. sviluppando il richiamato principio, nonchè quello affermato nella motivazione di Cass. S.U. n. 17352/2009, la giurisprudenza della Corte si è consolidata nell’affermare che “qualora risulti il trasferimento del difensore domiciliatario della parte destinataria della notifica, al fine di stabilire se il mancato perfezionamento sia imputabile al notificante, occorre distinguere a seconda che il difensore al quale viene effettuata detta notifica eserciti o meno la sua attività nel circondario del tribunale dove si svolge la controversia, essendo nella prima ipotesi onere del notificante accertare, anche mediante riscontro delle risultanze dell’albo professionale, quale sia l’effettivo domicilio del difensore, a prescindere dalla comunicazione, da parte di quest’ultimo, nell’ambito del giudizio, del successivo mutamento” (Cass. n. 15056/2018);

2.5. ciò perchè la legge professionale impone al procuratore di comunicare i successivi mutamenti del proprio domicilio solo nel caso di svolgimento di attività difensiva al di fuori del proprio distretto mentre, in ambito locale, le esigenze processuali riconnesse alla conoscenza del domicilio del procuratore sono soddisfatte dalle relative annotazioni nell’albo professionale, che è onere del richiedente la notifica consultare prima di avviare il procedimento notificatorio (Cass. n. 26189/2016);

2.6. sulla base dei richiamati principi, ai quali il Collegio intende dare continuità, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perchè la notificazione si è perfezionata dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 327 c.p.c. (applicabile alla fattispecie nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17, in quanto il ricorso di primo grado risulta depositato il 20.1.2010) ed il mancato perfezionamento del primo tentativo di notificazione non può essere addebitato ad errore o inerzia dell’ufficiale giudiziario;

3. alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate come da dispositivo;

4. sussistono le condizioni processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.500,00 per competenze professionali, oltre rimborso spese generali del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto, per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 18 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA