Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5896 del 04/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 04/03/2021), n.5896

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11103-2020 proposto da:

I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DEI

CONSOLI, 62, presso lo studio dell’avvocato ENRICA INGHILLERI,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUCIA PAOLINELLI, con procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, in VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto n. R.G. 2203/2019 del TRIBUNALE di ANCONA,

depositato il 19/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/11/2020 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

I.M. impugnò innanzi al Tribunale di Ancona il provvedimento della Commissione territoriale di diniego della domanda di protezione internazionale e umanitaria. Con sentenza emessa il 19.2.2020 il Tribunale ha rigettato il ricorso, osservando che: il racconto del ricorrente (secondo cui egli sarebbe fuggito dal Pakistan in quanto omosessuale, scoperto in compagnia del suo partner in atteggiamenti intimi in due occasioni; in particolare, il ricorrente ha narrato che: scoperto, a casa sua, dal padre del compagno, un influente politico locale, riuscì a scappare temendo la reazione di quest’ultimo; il ricorrente fu ospitato dallo zio, il quale per suo conto presentò denuncia in ordine alle minacce subite, che però non avrebbe avuto corso a causa dell’intervento del padre del compagno) non era credibile, non essendo stati specificati i particolari della vicenda; non ricorrevano i presupposti dello status di rifugiato, in mancanza di forme di persecuzione; non sussisteva nel paese di provenienza dell’istante una situazione di violenza generalizzata; non sussistevano le problematiche soggettive che giustificano il permesso umanitario ed era da escludere che in caso di rimpatrio, il ricorrente potesse subire una grave lesione dei diritti fondamentali della persona.

I.M. ricorre in cassazione con due motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

che:

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della Conv. Ginevra, art. 1 A, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 1, 2, 3, 4, 5 e art. 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, e artt. 11 e 32, non avendo il Tribunale riconosciuto la protezione internazionale e sussidiaria per la non credibilità del racconto del ricorrente il quale, invece aveva reso dichiarazioni circostanziate relative alla sua fuga dal Pakistan, da valutare tenendo presente il basso livello di scolarizzazione dell’istante. Il ricorrente lamenta altresì l’omessa valutazione del pericolo grave in caso di rimpatrio, come desumibile da alcune fonti informative indicate.

Con il secondo motivo si denunzia violazione falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, non avendo il Tribunale riconosciuto la protezione umanitaria per aver omesso di acquisire informazioni aggiornate sulla violazione dei diritti fondamentali in Pakistan, come desumibile da plurime fonti, indicate in ricorso, senza peraltro tener conto dell’avvenuta integrazione del ricorrente in Italia attraverso l’apprendimento della lingua e lo svolgimento di attività lavorativa, con contratto in regola come da documentazione prodotta in primo grado.

Il primo motivo è inammissibile in quanto il Tribunale ha ritenuto inattendibile il racconto reso dal ricorrente poichè non circostanziato e plausibile, atteso, peraltro, che la condizione di omosessualità era stata taciuta durante il primo esame dell’istante, sicchè la censura è diretta al riesame dei fatti.

Il secondo motivo è fondato. Il ricorrente si duole che il Tribunale non abbia riconosciuto il permesso umanitario, senza considerare l’integrazione raggiunta dal ricorrente sul territorio italiano attraverso un regolare rapporto di lavoro e il reperimento di un alloggio, essendosi da tempo affrancato dal sistema di accoglienza dei richiedenti asilo.

Invero, il giudice del merito ha escluso i presupposti della protezione umanitaria rilevandone l’insussistenza degli indici tipici (quali: cure mediche; calamità; protezione sociale; violenza domestica; grave sfruttamento lavorativo), anche alla luce della comparazione tra la condizione personale vissuta nel paese d’origine e quella che il ricorrente incontrerebbe a seguito del rimpatrio, dalla quale non è dato desumere la compromissione di diritti fondamentale della persona.

Al riguardo, va osservato che il Tribunale, al fine di escludere la protezione umanitaria, ha compiuto una valutazione astratta, omettendo del tutto l’esame dell’integrazione raggiunta dal ricorrente, il quale, nel giudizio di merito, aveva allegato di lavorare, con regolare contratto, e di disporre di un alloggio. Pertanto, deve ritenersi che il Tribunale non abbia effettuato una corretta ricognizione delle norme oggetto della doglianza, valutando solo alcuni degli indici che esprimono la condizione di vulnerabilità, senza tener conto invece delle allegazioni del ricorrente in tema d’integrazione.

Per quanto esposto, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte territoriale, anche per le spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso, e dichiara inammissibile il primo, e cassa la sentenza impugnata. Rinvia alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA