Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5846 del 08/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 08/03/2017, (ud. 17/02/2017, dep.08/03/2017),  n. 5846

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12771/2016 proposto da:

TARANTO SPORT GIOCHI SCOMMESSE s.r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore T.G., rappresentata e difesa

dall’Avvocato MASSIMO GIANGREGORIO;

– ricorrente –

contro

Avvocato D.C.M., rappresentato e difeso da se medesimo;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 580/2015 del TRIBUNALE di BARI, depositata in

data 11/02/2015.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/02/2017 dal Consigliere ALBERTO GIUSTI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che con sentenza in data 9 febbraio 2015 il Tribunale di Bari ha respinto l’opposizione ex artt. 615 e 617 c.p.c., proposta dalla s.r.l. Taranto Sport Giochi Scommesse al precetto con il quale l’Avvocato D.C.M. le aveva intimato il pagamento della somma di Euro 14.008,39 sulla base di Decreto Ingiuntivo n. 1498 del 2012 emesso dal Tribunale di Bari il 18 giugno 2012;

che la Corte d’appello di Bari, con ordinanza in data 29 ottobre 2015, ha dichiarato inammissibile ex art. 348-bis c.p.c., l’appello della società Taranto Sport Giochi Scommesse, avendo rilevato che i motivi di gravame non avevano una ragionevole probabilità di accoglimento;

che avverso la sentenza del Tribunale la società Taranto Sport, per mezzo del suo legale rappresentante T.G., ha proposto ricorso, con atto notificato il 26 aprile 2016;

che l’intimato ha resistito con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorso è inammissibile per tardività;

che, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., il termine per il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione (o notificazione, se anteriore) dell’ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità dell’appello;

che nella specie, a fronte della comunicazione dell’ordinanza avvenuta telematicamente il 29 ottobre 2015, il ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale è stato proposto soltanto il 26 aprile 2016, una volta scaduto il termine di sessanta giorni decorrente dal 29 ottobre 2015;

che il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in complessivi Euro 2.200, di cui per Euro 200 esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 17 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017

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