Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5843 del 03/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/03/2021, (ud. 25/11/2020, dep. 03/03/2021), n.5843

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13157-2019 proposto da:

AZIENDA USL TA, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI 30, presso lo studio

dell’avvocato ALFREDO PLACIDI, rappresentata e difesa dall’avvocato

ELEONORA COLETTA;

– ricorrente –

contro

R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIANTURCO

1, presso lo studio dell’avvocato MARIA CRISTINA LENOCI,

rappresentata e difesa dall’avvocato MICHELE BRUNETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 489/2018 della CORTE D’APPELLO di LECCE

SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata il 24/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/11/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, con sentenza n. 489 pubblicata il 24.1.2019 e notificata il 21.2.2019, ha respinto l’appello dell’Azienda Sanitaria Locale TA, confermando la pronuncia di primo grado di rigetto dell’opposizione proposta dalla medesima Azienda avverso il decreto ingiuntivo emesso su ricorso della attuale controricorrente, educatrice addetta al Servizio Integrazione Scolastico Handicappati (SISH), per il pagamento di differenze retributive per il periodo indicato in atti;

2. la Corte territoriale ha dato atto di come il Tribunale avesse riconosciuto l’autorità del giudicato (sentenza Cass. n. 16521 del 2006), esplicito e implicito, formatosi sul diritto della lavoratrice al trattamento economico previsto dal CCNL Sanità Pubblica parametrato alla qualità e quantità del lavoro prestato ed avesse limitato l’esame alla esattezza dei conteggi allegati dalla lavoratrice; in particolare, il Tribunale aveva respinto tutti i motivi di opposizione dell’Asl riconoscendo il diritto alle differenze retributive parametrate ad un orario di lavoro di 36 ore settimanali e alla progressione economica orizzontale nella categoria di appartenenza;

3. ha motivato il rigetto dell’appello richiamando i propri precedenti (sentenze nn. 50, 51 e 52 del 2012, prodotte in causa) emessi in controversie tra l’Asl Ta/(OMISSIS) e operatrici SISH aventi ad oggetto l’opposizione a decreti ingiuntivi pronunciati per lo stesso tipo di credito vantato dalla parte appellata; ha precisato come in tali precedenti pronunce fossero state affrontate tutte le questioni sollevate dall’Asl col ricorso in appello nel giudizio de quo ed ha richiamato per relationem, ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., n. 2, le motivazioni ivi contenute di rigetto dell’impugnativa proposta dall’Azienda, specificando come non sussistesse alcuna differenza tra la fattispecie oggetto di causa e quelle già decise con le citate sentenze e come la sentenza impugnata nel caso di specie non fosse idonea a determinare valutazioni difformi;

4. avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Azienda Sanitaria Locale TA, affidato a cinque motivi, cui ha resistito con controricorso la lavoratrice; l’Asl ha depositato memoria tardivamente;

5. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. col primo motivo di ricorso l’Azienda USL TA ha censurato la sentenza d’appello per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112,113,115,116,132 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c., art. 111 Cost., comma 6. Nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., comma 1);

7. ha argomentato la violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., per avere la Corte d’appello affermato, contrariamente al vero, che l’Asl non aveva contestato i conteggi di controparte e le singole voci di calcolo; ha trascritto, nelle parti rilevanti, il ricorso in opposizione al decreto ingiuntivo al fine di dimostrare la avvenuta contestazione dei conteggi quanto all’orario di lavoro settimanale degli operatori SISH;

8. col secondo motivo l’Azienda ricorrente ha dedotto violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112,113,115,116,132 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c., art. 111 Cost., comma 6. Nullità della sentenza e/o del procedimento (art. 360 c.p.c., comma 1);

9. ha esposto le medesime censure, relative al mancato rilievo di avvenuta contestazione dei conteggi, come omesso esame di un fatto decisivo oggetto di contraddittorio tra le parti;

10. col terzo motivo l’Azienda ha denunciato violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., degli artt. 112,113,115,116,132,416c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la sentenza impugnata invertito gli oneri di prova;

11. ha affermato di avere contestato nella memoria di costituzione in primo grado lo svolgimento delle ore lavorative, anche attraverso apposita produzione documentale, nonchè l’attribuzione automatica della progressione orizzontale ed ha criticato la decisione d’appello per avere addossato all’Asl l’onere di provare l’insussistenza dei fatti contestati, anzichè ai lavoratori, onerati, i presupposti del diritto azionato;

12. col quarto motivo l’Azienda ricorrente ha denunciato violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., degli artt. 112,113,115,116,132 c.p.c.; violazione e falsa applicazione del CCNL Comparto Sanità 2001, art. 35; del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2,5 e 52; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 3);

13. ha motivato le violazioni di legge sul rilievo che l’Asl aveva non solo contestato le allegazioni di controparte, ma anche dimostrato lo svolgimento ridotto degli orari di lavoro attraverso la produzione degli accordi sottoscritti e delle delibere adottate, specificamente elencate; ha affermato che i lavoratori non avevano mai sostenuto di aver svolto orari diversi da quelli indicati nelle citate delibere ed ha criticato la valutazione di attendibilità della testimone M.F. operata dal Tribunale sottolineando come la stessa fosse a sua volta operatrice SISH e parte del medesimo contenzioso; ha ribadito come le progressioni economiche orizzontali di cui al CCNL citato, art. 35, non spettassero in modo automatico ma fossero subordinate a procedure selettive mai espletate negli anni oggetto di causa e come pertanto fossero state erroneamente riconosciute alla controricorrente;

14. col quinto motivo di ricorso è dedotto il vizio di motivazione mancante e/o apparente, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto la motivazione della sentenza impugnata si esaurisce nel richiamo per relationem a tre precedenti emessi dalla medesima Corte non assimilabili alla vicenda in oggetto per la diversità dei ruoli delle parti processuali e per l’oggetto non del tutto coincidente in quanto non comprensivo delle somme pretese dai lavoratori a titolo di TFR, ferie e festività non retribuite; rispetto ai profili estranei al thema decidendum dei precedenti richiamati, mancano nella sentenza impugnata la necessaria esposizione dei fatti e delle ragioni giuridiche della decisione, con violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè dell’art. 116 c.p.c., per omessa valutazione delle contrapposte tesi difensive e delle caratteristiche del caso concreto; i precedenti a cui rinvia la decisione impugnata non sarebbero utilmente richiamabili, ai fini dell’art. 118 disp. att. c.p.c., in quanto collegati ai fatti storici oggetto delle specifiche cause e alle preclusioni processuali ivi verificatesi, relativi alla mancata contestazione da parte dell’Asl delle allegazioni sull’orario di lavoro effettivamente svolto e alle preclusioni determinate dal giudicato esterno di cui alla sentenza n. 5077 del 2003; nel caso di specie, si sostiene, l’Asl ha puntualmente contestato le allegazioni delle controparti sì da ottenere una sentenza favorevole, anche quanto alla estraneità del diritto alla progressione orizzontale dall’ambito del giudicato esterno, appellata dai lavoratori;

15. secondo parte ricorrente, le lacune che derivano alla sentenza impugnata dal richiamo di precedenti che non coprono l’intero thema decidendum rendono la motivazione meramente apparente e quindi nulla;

16. i primi quattro motivi di ricorso presentano alcuni profili di inammissibilità in quanto formulati attraverso la denuncia di violazione e falsa applicazione di diversi articoli del codice di procedura civile (in particolare, artt. 112,113,116 c.p.c.), senza che sia specificato in quali atti processuali e in che modo si sarebbe realizzata la dedotta divergenza dalle disposizioni processuali; il che rende i motivi in esame in buona parte non specifici;

17. le censure articolate in modo più specifico sono a loro volta inammissibili per altre ragioni oppure infondate;

18. col primo motivo si contesta la statuizione contenuta nelle sentenze richiamate per relationem della Corte d’appello (e allegate al ricorso) laddove si afferma “risultando dagli atti che mai l’appellante ha contestato idoneamente quanto dedotto dalla controparte in ordine all’orario osservato”; ciò sul presupposto dell’avvenuta contestazione sul punto nel ricorso in opposizione debitamente trascritto;

19. in realtà, la contestazione contenuta nel ricorso in opposizione non investe l’orario di lavoro “osservato” in concreto dai dipendenti e su cui sono state calcolate le differenze retributive ma pretende di desumere l’orario di lavoro da retribuire da quello formalmente “pattuito” negli accordi e nelle delibere citate, peraltro limitati agli anni 2002 e 2003; al riguardo, le sentenze richiamate per relationem da quella impugnata hanno motivato sulla irrilevanza degli accordi e delle delibere invocate dall’Asl per dimostrare un orario settimanale di 24 ore in quanto non solo dichiarati illegittimi dalla sentenza del Tribunale n. 5077 del 2003 costituente giudicato esterno, ma inidonei a dimostrare “l’effettivo orario svolto da ogni singolo operatore durante l’intero periodo dedotto in giudizio”; la censura mossa risulta all’evidenza infondata;

20. il secondo motivo di ricorso è inammissibile in quanto denuncia, in modo generico e con confusione dei motivi, violazione e falsa applicazione delle medesime disposizioni indicate nel primo motivo di ricorso ma sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto (processuale) decisivo e oggetto di contraddittorio;

21. il terzo e il quarto motivo di ricorso possono essere trattati congiuntamente in quanto in parte sovrapponibili;

22. la denuncia di violazione dell’art. 2697 c.c., si fonda sul presupposto dell’avvenuta prova, da parte dell’Asl, dell’orario di lavoro “pattuito” attraverso la produzione degli accordi e delle delibere sopra citate e sulla erronea valutazione di attendibilità da parte del Tribunale della deposizione testimoniale della sig.ra M.F. che ha riferito di un orario effettivo di lavoro di 36 ore settimanali;

23. la censura investe, come si ricava agevolmente, la valutazione delle prove eseguita dai giudici di merito, estranea al giudizio di legittimità, e nulla ha a che vedere con la dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., che presuppone una inversione degli oneri di prova;

24. la denuncia di violazione e falsa applicazione del CCNL, art. 35, a causa del riconoscimento della progressione orizzontale è inammissibile in quanto non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata che ha ritenuto la questione della applicabilità agli operatori SISH del CCNL Comparto Sanità, con conseguente parificazione dei predetti al personale dipendente dell’Azienda sotto il profilo economico e assicurativo-previdenziale, preclusa dall’accertamento contenuto nel giudicato esterno;

25. anche il quinto motivo è infondato;

26. questa Corte ha statuito che “La motivazione della sentenza “per relationem” è ammissibile, atteso che l’art. 118 disp. att. c.p.c., nel testo novellato dalla L. n. 69 del 2009, consente di rendere i motivi della decisione attraverso una succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento ai precedenti conformi. In particolare, è consentita la motivazione della sentenza mediante rinvio ad un precedente del medesimo ufficio, sempre che, al fine di rendere comunque possibile ed agevole il controllo della motivazione, si dia conto dell’identità contenutistica della situazione di fatto e di diritto tra il caso deciso dal precedente e quello oggetto di decisione – (Cass. 8053 del 2012);

27. si è ulteriormente precisato (Cass. n. 17640 del 2016) che “La sentenza di merito può essere motivata mediante rinvio ad altro precedente dello stesso ufficio, in quanto il riferimento ai “precedenti conformi” contenuto nell’art. 118 disp. att. c.p.c., non deve intendersi limitato ai precedenti di legittimità, ma si estende anche a quelli di merito, ricercandosi per tale via il beneficio di schemi decisionali già compiuti per casi identici o per la risoluzione di identiche questioni, nell’ambito di un più ampio disegno di riduzione dei tempi del processo civile; in tal caso, la motivazione del precedente costituisce parte integrante della decisione, sicchè la parte che intenda impugnarla ha l’onere di compiere una precisa analisi anche delle argomentazioni che vi sono inserite mediante l’operazione inclusiva del precedente, alla stregua dei requisiti di specificità propri di ciascun modello di gravame, previo esame preliminare della sovrapponibilità del caso richiamato alla fattispecie in discussione”;

28. nel caso di specie, la sentenza impugnata dà atto, ai fini dell’art. 118 disp. att. c.p.c., della totale sovrapponibilità della fattispecie oggetto di causa e di quelle già decise con le pronunce richiamate per relationem ed inoltre della identità delle questioni giuridiche poste nel ricorso in appello con quelle già affrontate dalla medesima Corte di merito nei citati precedenti; dà atto inoltre della produzione in giudizio delle sentenze richiamate per relationem; ciò consente di ritenere integrati i requisiti richiesti dal citato art. 118 disp. att. c.p.c., e di escludere il vizio di motivazione omessa o apparente, costituendo le motivazioni delle sentenze richiamate parte integrante della decisione;

29. la critica mossa col quinto motivo di ricorso poggia sull’assunto della coincidenza solo parziale del thema decidendum della sentenza impugnata rispetto ai precedenti richiamati per relationem in quanto questi ultimi non avevano ad oggetto domande di compenso a titolo di TFR, indennità per ferie e festività; inoltre avevano ritenuto non dimostrata la contestazione dell’Asl sull’orario di lavoro settimanale, invece provata nel caso di specie tanto da aver determinato la pronuncia di una sentenza favorevole all’Azienda ed appellata dai lavoratori, con conseguente differenza di ruoli delle parti processuali;

30. la censura è inammissibile nella parte in cui non trascrive gli atti processuali atti a dimostrare il diverso thema decidendum tra il presente procedimento e quelli decisi con le sentenze richiamate per relationem; è infondata laddove postula una diversità di ruoli ed esiti processuali, atteso che nel caso di specie, come si evince dalla pronuncia d’appello qui impugnata (n. 491 del 2018) la sentenza di primo grado aveva respinto il ricorso in opposizione dell’Asl ed è stata dalla medesima appellata;

31. le considerazioni svolte conducono al rigetto del ricorso;

32. le spese di lite seguono il criterio di soccombenza e sono liquidate come in dispositivo;

33. si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge, da distrarsi in favore dell’avv. Michele Brunetti, antistatario.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 25 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2021

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