Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5826 del 08/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 08/03/2017, (ud. 10/02/2017, dep.08/03/2017),  n. 5826

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5359-2016 proposto da:

L.M.M., rappresentata e difesa dall’avv. DOMENICO

PUTZOLU e domiciliata presso la cancelleria della Corte Suprema di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

PREVESA 11, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO SIGILLO’,

rappresentato e difeso dall’avvocato SALVATORE MARCECA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 493/2015 della CORTE D’APPELLO SEZ.DIST. DI di

SASSARI, depositata il 23/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/02/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

Rilevato che nel giudizio tra F.F. e L.M.M. la Corte di Appello di Cagliari sez. distaccata di Sassari con sentenza 23.11.2015 ha dichiarato la nullità della sentenza del Tribunale di Tempio Pausania sez. dist. La Maddalena per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri partecipanti al condominio di (OMISSIS);

che contro tale decisione ricorre per cassazione la L., originaria attrice in negatoria servitutis, sulla base di un unico motivo (violazione dell’art. 949 c.p.c.), mentre il F. resiste con controricorso;

ritenuto che sussistono le condizioni per pervenire alla declaratoria di manifesta fondatezza del ricorso;

considerato che, come ripetutamente affermato da questa Corte, l’actio confessoria o negatoria servitutis dà luogo a litisconsorzio necessario passivo solo se, appartenendo il fondo servente “pro indiviso” a più proprietari, l’azione sia diretta anche ad una modificazione della cosa comune che altrimenti non potrebbe essere disposta od attuata “pro quota” in assenza di uno dei contitolari del diritto dominicale, mentre, ove l’azione sia diretta soltanto a far dichiarare, nei confronti di chi ne contesti o ne impedisca l’esercizio, l’esistenza della servitù o a conseguire la cessazione delle molestie, non è configurabile un litisconsorzio necessario, nè dal lato attivo, nè da quello passivo (tra le varie, Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 6622 del 06/04/2016 (Rv. 639635 – 01); Sez. 2, Sentenza n. 8261 del 07/06/2002 (Rv. 554958 – 01)

che nel caso in esame, dalla sentenza impugnata risulta che la L. aveva domandato che l’inesistenza di servitù fosse dichiarata nei confronti del solo convenuto F. e che la cessazione delle molestie fosse ordinata solo a costui senza avanzare alcuna richiesta di riduzione in pristino di manufatti di proprietà comune;

che pertanto correttamente il giudizio era stato promosso nei confronti del solo F., non sussistendo – sulla base del citato principio – alcuna ipotesi di litisconsorzio necessario con altri soggetti;

che pertanto la sentenza va cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Cagliari che riesaminerà il gravame attenendosi al citato principio e pronuncerà, all’esito, anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’Appello di Cagliari.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017

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