Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5812 del 10/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 10/03/2010, (ud. 13/01/2010, dep. 10/03/2010), n.5812

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BALLETTI Bruno – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sui ricorso 15733-2006 proposto da:

C.S., già elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

ADDA 55, presso lo studio dell’avvocato DEL PRATO ENRICO ELIO, che lo

rappresenta e difende, giusta mandato a margine del ricorso e da

ultimo domiciliato d’ufficio presso la CANCELLERIA DELLA CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati VALENTE NICOLA,

PATTERI ANTONELLA, RICCIO ALESSANDRO, giusta mandato in calce al

controricorso;

– AZIENDA TRASPORTI MUNICIPALIZZATA MESSINA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TARANTO 142/C, presso lo studio dell’avvocato PRUDENTE SIMONA,

rappresentata e difesa dall’avvocato SORBELLO GAETANO, giusta mandato

a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 45/2005 del TRIBUNALE di MESSINA, depositata

il 14/06/2005 r.g.n. 1023/98;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/01/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO STILE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Pretore di Messina, depositato in data 19 febbraio 1997, C.S., dipendente dell’Azienda Trasporti Municipalizzata di Messina – A.T.M., esponeva che, in data (OMISSIS), mentre prestava servizio come conducente di autobus, subiva un infortunio dal quale erano conseguite minorazioni a carattere permanente, determinanti una riduzione della capacità lavorativa.

Aggiungeva che, essendo stato riconosciuto non idoneo in via definitiva alle mansioni della qualifica rivestita, l’Azienda, con note del 3 dicembre 1991 e del 10 gennaio 1992, gli aveva comunicato che, in mancanza di posti disponibili relativi a qualifiche comportanti mansioni cui potesse essere adibito, aveva deliberato l’esonero dal servizio per idoneità fisica a decorrere dal 1 febbraio 1992.

Chiedeva, pertanto, che gli venisse riconosciuto il diritto alla pensione privilegiata di invalidità, con conseguente condanna dell’I.N.P.S. alla erogazione dei relativi ratei a decorrere dal 1 febbraio 1992, ed in subordine, per il caso di reiezione della domanda di pensione, chiedeva che gli venisse riconosciuto il diritto al reinserimento in servizio con decorrenza dal 1 febbraio 1992, con condanna dell’A.T.M. a reintegrano nel posto di lavoro, con ogni conseguenza di natura patrimoniale.

11 Pretore accoglieva la domanda principale, dichiarando il diritto al conseguimento alla pensione privilegiata di invalidità, con condanna dell’I.N.P.S. alla corresponsione dei relativi ratei a decorrere dal 1 maggio 1992, con accessori.

11 Tribunale di Messina, investito di appello dall’INPS, con sentenza dell’11 aprile-14 giugno 2005, rilevato che il C. aveva rifiutato l’assegnazione di posti in azienda comportanti lo svolgimento di mansioni compatibili con le sue mutate condizioni di salute ancorchè inferiori al (OMISSIS) livello di inqudramento, e che tale rifiuto, ai sensi della L. 28 luglio 1961, n. 830, art. 12 era di ostacolo al sorgere del diritto dello stesso alla pensione privilegiata di invalidità, in accoglimento dell’appello principale, rigettava la domanda diretta al conseguimento di detta prestazione previdenziale.

Rigettava anche la domanda subordinata, osservando che il provvedimento di esonero dal servizio era divenuto definitivo in virtù della conferma in via definitiva del giudizio di inidoneità alle mansioni della qualifica di conducente da parte del collegio medico adito dall’I.N.P.S..

Per la cassazione di tale pronuncia ricorre C.S. con tre motivi. Resistono con controricorsi l’INPS e l’Azienda Trasporti Municipalizzata di Messina.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso C.S., denunciando violazione e falsa applicazione della L. 28 luglio 1961, n. 830, art. 12 ed omessa, insufficiente o comunque contraddittoria motivazione (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), contesta la decisione del Tribunale di Messina laddove ha ritenuto che il diritto al riconoscimento della pensione privilegiata di invalidità dovesse essere subordinato oltre all’accertamento di un’invalidità fisica (causata dall’espletamento delle mansioni relative al servizio concretamente svolto dal lavoratore), anche dalla indisponibilità di altri posti in azienda compatibili con le mutate “condizioni di salute” del soggetto.

Muovendo da tale erroneo presupposto – soggiunge il C. – il Tribunale aveva fatto conseguire l’effetto, altrettanto erroneo, che avendo egli rifiutato un declassamelo, non poteva fondatamente reclamare il diritto alla pensione privilegiata di invalidità.

L’erroneità di siffatta conclusione – ad avviso del ricorrente- risulterebbe poi, in maniera ancora più evidente, sulla base del secondo motivo di censura con cui, denunciandosi violazione e falsa applicazione del R.D. 8 gennaio 1931, n. 148, art. 3 ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, si afferma che la corretta intepretazìone di detta normativa varrebbe ad avallare quanto dallo stesso sostenuto.

I due motivi, da trattarsi congiuntamente per la loro stretta connessione, sono fondati.

Com’è noto la regolamentazione del rapporto di lavoro dei dipendenti da imprese esercenti pubblici servizi di trasporto (di cui al R.D. 8 gennaio 1931, n. 148), soggiace ad una disciplina speciale dettata da un corpus compiuto ed organico di norme (cfr. ex multis, Cass. n. 11263/2001; Cass. n. 3027/1997; Cass. 2694/1995; Cass. 2207/1992;

Cass. 13336/91).

In particolare, poi, per quel che qui interessa, l’istituto della pensione privilegiata di invalidità in favore di tale categoria di lavoratori (iscritti al Fondo di previdenza per gli addetti ai pubblici servizi di trasporto ed ai quali è applicabile il R.D. n. 148 del 1931) è contemplato dalla L. 28 luglio 1961, n. 830, il cui art. 12 prospetta due differenti ed alternative ipotesi in relazione alla situazione giuridica in cui l’avente diritto potrebbe trovarsi.

Il richiamato articolo, infatti, prevede testualmente che: “Gli iscritti al Fondo ai quali è applicabile il R.D. 8 gennaio 1931, n, 148, possono essere collocati in pensione per invalidità: a) se riconosciuti invalidi in modo permanente ed assoluto alle funzioni proprie delle qualifiche di cui sono rivestiti, quando abbiano almeno 10 anni di servizio e purchè per incapacità fisica o per mancata disponibilità di posti, non possano essere adibiti ad altri servizi dell’azienda; b) quando siano divenuti invalidi in modo permanente per causa di servizio, qualunque sia il numero di anni di contribuzione compiuti. Si considera dovuta a causa di servizio la invalidità che sia conseguenza diretta ed immediata di traumi subiti o di infermità contratte in servizio, in dipendenza dell’esercizio delle mansioni affidate all’iscritto”. Secondo il ricorrente mentre nell’ipotesi sub a), ai fini, cioè, della pensione ordinaria di invalidità, occorrerebbero tre requisiti: quello della invalidità in modo permanente ed assoluto alle funzioni proprie delle qualifiche di cui sono rivestiti, quello di almeno 10 anni di servizio e quello della impossibilità, per incapacità fisica o per mancata disponibilità di posti, di essere adibiti ad altri servizi dell’azienda, nell’ipotesi sub b) è sufficiente l’accertamento della l’invalidità del lavoratore in modo permanente per causa di servizio, qualunque sia il numero di anni di contribuzione compiuti, non accorrendo invece la sussistenza dell’ulteriore requisito della impossibilità di essere adibito ad altri servizi dell’azienda, per incapacità fisica o per mancata disponibilità di posti.

La questione in esame – posto che è rimasta accertata dal Giudice di appello, senza impugnazione sul punto, la sussistenza della “causa di servizio” – si risolve nell’accertare se il lavoratore dichiarato inidoneo in modo permanente alle funzioni proprie della qualifica per causa di servizio, possa pretendere la pensione privilegiata di invalidità, rifiutando l’assegnazione ad altri servizi dell’azienda di grado – come pacifico in causa – “inferiore”.

Al quesito deve darsi risposta positiva alla luce della dominante giurisprudenza di questa Corte, alla quale va prestata adesione, che, nell’escludere l’applicabilità dell’art. 2103 c.c. al rapporto degli autoferrotranvieri, afferma che, con riguardo a detto rapporto, la disciplina speciale, pur prevedendo un amplissimo “jus variandi” orizzontale tale da consentire all’azienda, di trasferire il personale divenuto temporaneamente inabile al servizio nelle mansioni precedentemente svolte a mansioni diverse che risultino compatibili con le attitudini e le condizioni residue, richiede, in ogni caso, che le nuove mansioni siano del medesimo grado (Cass. n. 16988/2002;

Cass. n. 800/1990. In senso contrario, v., però, Cass. n. 12119/2002; Cass. n. 601/1994). Tale orientamento trova il suo referente normativo nell’art. 3 del regolamento All. A al R.D. n. 148 del 1931, che prevede, appunto, un amplissimo jus variandi da parte del datore di lavoro, attribuendo allo stesso la facoltà di trasferire l’agente anche senza il suo consenso da uno ad altro servizio o ramo di servizio, non solo nel caso in cui tale trasferimento avvenga nell’ambito della stessa qualifica, ma anche quando comporti l’assegnazione di altra qualifica, purchè rientranti nello stesso grado.

Alla luce di detto principio di ordine generale, individuabile nella disciplina degli autoferrotranvieri, e, comunque, di sicura compatibilità con la posizione dell’invalido, deve, dunque, essere interpretata la disposizione di cui alla L. 28 luglio 1961, n. 830, art. 12, lett. b) che, pertanto, legittima l’invalido per causa di servizio a rifiutare – come nella specie- l’assegnazione di un posto di grado inferiore a quello rivestito, senza per questo perdere il diritto alla pensione privilegiata.

Gli esaminati motivi vanno, per quanto precede, accolti; ed il loro accoglimento comporta l’assorbimento del terzo, con cui, in via subordinata, si insiste nella richiesta di reinserimento in servizio nell’ambito della originaria categoria di appartenenza ((OMISSIS) livello), sia pure in un diverso profilo professionale.

Ne discende la cassazione della impugnata sentenza e, decidendosi la causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, va confermata la sentenza di primo grado.

Quanto alle spese, la presenza di pronunce contrarie all’orientamento condiviso, induce a compensare le spese dei gradi di merito e del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso e dichiara assorbito il terzo. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, decidendo nel merito, conferma la sentenza di primo grado e compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2010

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