Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5798 del 10/03/2010

Cassazione civile sez. III, 10/03/2010, (ud. 28/01/2010, dep. 10/03/2010), n.5798

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – rel. Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 7821/2009 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

DELLA LIBERTA’ 20, presso lo studio dell’avvocato ORLANDO MARCO,

rappresentata e difesa dall’avvocato PIGNATIELLO Nicola, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

H.E.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

AUGUSTO IMPERATORE 22, presso lo studio dell’avvocato CUCCIA ANDREA,

rappresentata e difesa dall’avvocato CERINO Pasquale, giusta procura

speciale alle liti in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3630/2008 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, del

16/10/08, depositata il 30/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MARIO FINOCCHIARO;

è presente il P.G. in persona del Dott. EDUARDO VITTORIO

SCARDACCIONE.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza 256/06 il tribunale di Nola ha condannato M.A., al pagamento, in favore di H.E. L., della somma di Euro 13.142,12 -oltre interessi, dalle singole scadenze, sulla differenza tra l’importo pagato e quello ritenuto equo, fino all’effettivo soddisfo – a titolo di differenze tra l’importo pagato dalla conduttrice H., e quello ritenuto equo a norma della L. 27 luglio 1978, n. 392 dal giudice del 1993 al maggio 2001, relativamente a un appartamento di proprietà della M. condotto in locazione della H..

Gravata tale pronunzia dalla soccombente M., nel contraddittorio della H. che costituitasi in giudizio ha chiesto il rigetto della avversa impugnazione, la Corte di appello di Napoli con sentenza 16 – 30 ottobre 2008 ha rigettato il gravame.

Per la cassazione di tale ultima pronunzia, non notificata al fine del decorso dei termini per la impugnazione, ha proposto ricorso la M., affidato a due motivi e illustrato da memoria.

Resiste, con controricorso la H..

In margine a tale ricorso – proposto contro una sentenza pubblicata successivamente al 2 marzo 2006 e, quindi, soggetto alla disciplina del processo di Cassazione così come risultante per effetto dello modifiche introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – è stata depositata relazione (ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.) perchè il ricorso sia deciso in camera di consiglio.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., precisa, nella parte motiva:

2. La ricorrente censura la sentenza impugnata denunziando, nell’ordine:

– da un lato, la violazione e falsa applicazione della L. 21 luglio 1978, n. 392, art. 79, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere i giudici a quibus affermato che l’eccezione di intervenuta decadenza del conduttore dal diritto di ripetizione di quanto pagato in eccesso rispetto al canone di locazione non sia rilevabile d’ufficio dal giudice adito. Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., la ricorrente sottopone all’esame di questa Corte il seguente principio di diritto: dica la Suprema Corte di Cassazione se la eccezione di improponibilità della domanda di ripetizione corrisposta in eccedenza rispetto al canone equo proposta tardivamente, ovvero decorsi i 6 mesi L. n. 392 del 1978, ex art. 19, sia o meno rilevabile d’ufficio (primo motivo);

– dall’altro, omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 (secondo motivo).

3. Il ricorso pare manifestamente infondato.

Alla luce delle considerazioni che seguono.

3.1. La giurisprudenza di questa Corte regolatrice è – da lustri – fermissima nell’affermare che la decadenza del conduttore dall’azione di ripetizione delle somme corrisposte in eccedenza rispetto al canone legale, perchè proposta oltre il termine di sei mesi dalla cessazione del rapporto L. 27 luglio 1978, n. 392, ex art. 79, non è rilevabile d’ufficio (Cass. 27 febbraio 1998, n. 2220; Cass. 27 gennaio 1998, n. 778; Cass. 12 novembre 1997, n. 11167).

Si evidenzia, infatti – al riguardo – che ai sensi dell’art. 416 c.p.c., il convenuto, con la memoria difensiva, deve a pena di decadenza, proporre le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili di ufficio, tra le quali è da ricomprendere quella con cui il locatore deduce il decorso del termine per la proposizione dell’azione concessa al conduttore dalla L. n. 392 del 1978, art. 79.

Evidente scopo della norma – in particolare – è quello di far sì che tutte le questioni in ordine alle quali possa sorgere contestazione tra le parti siano, fin dall’inizio della causa, dichiarate, in modo che su di esse si instauri il contraddittorio.

Ciò se non comporta che debbano essere indicate tutte le ragioni poste a sostegno delle domande od eccezioni, essendo consentito alle parti di sviluppare i loro argomenti difensivi nel corso del giudizio, richiede tuttavia che sia individuato o almeno individuabile il fondamento della domanda o eccezione, in modo da consentire all’altra parte di contraddire in ordine alla fondatezza o meno dell’una o dell’altra.

Ora eccepire che una domanda è improponibile, senza indicare neppure la norma che ne determina l’improponibilità, non può essere considerata valida eccezione, ai sensi del richiamato art. 416 c.p.c., perchè non da all’altra parte alcuna possibilità di contraddire, potendo in astratto essere innumerevoli i motivi di improponibilità di una domanda e non potendosi richiedere all’altra parte di difendersi in ordine a tutti i profili di improponibilità immaginabili, ovvero al giudice di esaminarli (Cass., 4 novembre 1992, n. 11949).

Essendosi i giudici a quibus puntualmente adeguati ai sopra riferiti principi di diritto è palese – come anticipato – che il primo motivo di ricorso deve essere dichiarato manifestamente infondato, anche atteso che le considerazioni – del tutto generali e senza alcun riferimento alla specifica norma in esame – svolte in ricorso non giustificano un superamento della consolidata giurisprudenza richiamata.

3.2. Il secondo motivo di ricorso, ancora, pare inammissibile.

Atteso – infatti – che, secondo quanto dispone l’ art. 366 bis c.p.c., nel caso di denuncia di vizio motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, il motivo è inammissibile allorquando il ricorrente non indichi le circostanze rilevanti ai fini della decisione, in relazione al giudizio espresso nella sentenza impugnata (Cass., sez. un., 11 maggio 2008, n. 11652), senza che rilevi che tali circostanze siano – comunque – desumibili dalla lettura complessiva del motivo (Cass. 13 maggio 2009, n. 11094; Cass. 18 settembre 2009, n. 20288, in motivazione).

3. Ritiene il Collegio di dovere fare proprio quanto esposto nella sopra trascritta relazione, specie tenuto presente le repliche alla stessa, contenute nella memoria ex art. 378 c.p.c., del ricorrente, non giustificano un superamento delle considerazioni svolte nella relazione – sopra trascritte – e della pacifica giurisprudenza ivi ricordata, nè paiono idonee a giustificare – come pure sì invoca nella ricordata memoria – il superamento di quella che è al momento una giurisprudenza pacifica, consolidata e risalente di questa Corte regolatrice, sia quanto alla non rilevabilità ex officio della decadenza di cui alla L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 79, sia quanto alle modalità secondo le quali deve essere proposto a norma dell’art. 366 bis c.p.c., il ricorso per cassazione – nel vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006 – ove sia denunziata la omessa insufficiente o contraddittoria motivazione della sentenza di secondo grado circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Il proposto ricorso, conclusivamente, deve essere rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione liquidate in Euro 200,00 oltre Euro 900,00 per onorari e oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2010

 

 

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