Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5793 del 03/03/2021

Cassazione civile sez. I, 03/03/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 03/03/2021), n.5793

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. PACILLI Giuseppina Anna Rosaria – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19900/2018 proposto da:

K.M.F., elettivamente domiciliato in Milano, viale Regina

Margherita, n. 30, presso lo studio degli avvocati Livio Neri, e

Alberto Guariso, che lo rappresentano e difendono giusta procura in

margine al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 5288/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 15/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/10/2020 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- K.M.F., originario del (OMISSIS), ha presentato ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale di Milano, di diniego del riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria) come pure del riconoscimento della protezione umanitaria.

2.- Con provvedimento pronunciato nel novembre 2016, l’adito Tribunale di Milano ha integralmente respinto il ricorso.

3.- K.M.F. ha impugnato la decisione avanti alla Corte di Appello.

Con sentenza depositata in data 15 dicembre 2017, la Corte milanese ha integralmente respinto l’impugnazione.

4.- Ha in particolare ritenuto la Corte territoriale che le ragioni di espatrio addotte dal richiedente “siano legate a motivi esclusivamente economici e lavorativi – come peraltro evincibile dalle dichiarazioni rese avanti la Commissione territoriale – che, per quanto comprensibili, non integrano il rischio di persecuzione o di danno grave”. “Lo stesso K.M.F., ascoltato plurime volte dagli organi amministrativi e giurisdizionali, e interrogato specificamente sulle ragioni della propria fuga e del timore di rientro” nella zona di origine, “non ha fornito alcuna risposta ricollegabile alla situazione politica del Bangladesh”.

In relazione alla protezione umanitaria, inoltre, la sentenza ha ritenuto nella specie non “allegate specifiche condizioni soggettive in grado di giustificare la concessione di questa misura”. Quanto alla integrazione in Italia, la Corte milanese ha constatato la produzione di “contratti di lavoro già terminati e un contratto a tempo determinato con Ekonomica Montaggi s.n.c.” e osservato: “tuttavia, l’assenza dell’appellante all’udienza non ha consentito di approfondire questo aspetto, considerato peraltro, che non è stata fornita alcuna documentazione relativa ai soggetti datori di lavoro, e ciò anche al fine di verificare l’effettività di quanto in essa indicata. In ogni caso, l’integrazione sociale in Italia – allo stato, non compiutamente provata – non può da sola ritenersi sufficiente a dimostrare l’esistenza di una situazione di vulnerabilità tale da legittimare la richiesta della protezione umanitaria”.

5.- Avverso questo provvedimento K.M.F. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un motivo.

Il Ministero non ha svolto difese nell’ambito del presente grado di giudizio.

6.- La controversia è stata chiamata alla Camera di consiglio della Prima Sezione civile del 25 giugno 2019. In esito alla quale, il Collegio ha stabilito di rinviare la causa a nuovo ruolo, con ordinanza dell’11 novembre 2019, n. 29069.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

7.- Il motivo di ricorso, che è stato presentato, concerne il tema della protezione umanitaria. Nel denunciare la violazione delle norme del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, il ricorrente evidenzia che “nella specie una situazione oggettiva di vulnerabilità è certamente riscontrabile nel contesto attuale del Bangladesh, Paese imperversato da continue alluvioni che hanno causato negli anni migliaia di morti e devastato ampie zone di territorio, mentre una situazione di vulnerabilità soggettiva va ravvisata nell’ottimo inserimento del ricorrente nel tessuto sociale del nostro Paese, così come nella perdita di ogni avere a seguito della distruzione della propria abitazione nell’alluvione del (OMISSIS) del fiume (OMISSIS), sul quale sorgeva il suo villaggio”.

La Corte di Appello – si precisa -, “pur prendendo in considerazione l’integrazione dell’odierno ricorrente nel tessuto sociale lavorativo del nostro Paese e ritenendola non sufficiente, “da sola”, a dimostrare l’esistenza di una situazione di vulnerabilità, ha tuttavia omesso di considerare, al suo fianco, la sussistenza di situazione di vulnerabilità oggettiva”.

8.- Il motivo non può essere accolto.

Lo stesso non si confronta – e per parte decisiva – con l’intero arco della ratio decidendi che è stata sviluppata dalla Corte di Appello.

Quest’ultima non si limita, infatti, a predicare la non sufficienza del requisito dell’integrazione sociale a determinare le condizioni di riconoscimento della protezione umanitaria. Prima ancora (in via logica), la sentenza viene a segnalare come nella specie risulti non compiutamente (ovvero non sufficientemente) dimostrato il punto in sè della integrazione sociale: con particolare riferimento ai “soggetti datori di lavoro” del richiedente. Questo punto, che in sè stesso appare determinate, non viene fatto oggetto di specifica censura nel contesto del ricorso.

9.- In conclusione, il ricorso dev’essere dichiarato inammissibile. Stante la mancata costituzione del Ministero, non vi è luogo per provvedere alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato parti a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, secondo quanto stabilito dalla norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2021

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