Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5790 del 09/03/2018


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Cassazione civile, sez. un., 09/03/2018, (ud. 13/02/2018, dep.09/03/2018),  n. 5790

Fatto

1. Con atto pubblico del 14 luglio 1983 L. e T.C. cedettero al Comune di Roma, a titolo gratuito, un’area della superficie di metri quadrati 28.077 in località (OMISSIS), sottoponendo la cessione alla condizione sospensiva costituita dall’adozione, da parte del Comune, di una variante di Piano regolatore generale relativa al territorio dell’undicesima Circoscrizione.

Il Comune non adottò la variante di P.R.G. di cui sopra nè provvide a formalizzare l’atto deliberativo di accettazione della cessione gratuita dell’area.

In data 6 febbraio 2001 L. e T.C. inviarono una diffida al Comune di Roma, assegnandogli il termine di centottanta giorni per portare a termine il procedimento amministrativo finalizzato all’adozione della variante di P.R.G., invitando in alternativa l’Amministrazione a stipulare un atto di retrocessione del terreno.

Scaduto il termine suddetto senza alcuna risposta, L. e T.C. convennero in giudizio il Comune, davanti al Tribunale ordinario di Roma, chiedendo che fosse accertato il mancato avveramento della condizione sospensiva e che, di conseguenza, fosse dichiarata l’inefficacia dell’atto di cessione dell’area.

Con sentenza n. 35374 del 2003 il Tribunale dichiarò il proprio difetto di giurisdizione, ritenendo che la materia fosse da devolvere al giudice amministrativo.

2. La causa è stata riassunta davanti al TAR per il Lazio dagli eredi T.C., + ALTRI OMESSI.

Con ordinanza dell’8 agosto 2017 il TAR ha sollevato conflitto negativo di giurisdizione, ritenendo sussistente la giurisdizione del giudice ordinario.

Ha osservato il giudice amministrativo, dopo aver riassunto le ragioni della pronuncia declinatoria del Tribunale ordinario, che essa risaliva ad un periodo in cui era vigente il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 34 modificato dalla L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 7 e poi inciso dalla sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale, declaratoria della illegittimità della norma nella parte in cui devolveva al giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto gli atti, i provvedimenti ed i comportamenti – anzichè i soli atti e provvedimenti – assunti dalle pubbliche amministrazioni in materia di urbanistica ed edilizia.

Ciò premesso, il TAR ha rilevato che il principio della perpetuatio iurisdictionis di cui all’art. 5 c.p.c. non opera quando la norma che attribuisce la giurisdizione sia stata dichiarata costituzionalmente illegittima. Nella specie, la domanda proposta dai ricorrenti era finalizzata a “fare accertare e dichiarare il mancato avveramento della condizione sospensiva contenuta nell’atto di cessione gratuita”; tale azione, quindi, dovendo essere ricondotta ad un mero comportamento della P.A., costituito dall’inerzia nell’adozione della variante di P.R.G., non era riconducibile in alcun modo all’esercizio di un pubblico potere, con conseguente attribuzione della giurisdizione al giudice ordinario.

3. Il P.M. presso questa Corte ha presentato conclusioni scritte, ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., chiedendo che venga riconosciuta la giurisdizione del giudice ordinario.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Giova premettere che, come ha osservato il TAR per il Lazio, la norma attributiva della giurisdizione era, nel momento in cui la causa odierna ebbe inizio, il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 34 secondo cui erano devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo “le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti alle stesse equiparati in materia urbanistica ed edilizia”. Su tale disposizione ha inciso, com’è noto, la sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della citata norma nella parte in cui prevedeva che fossero devolute alla predetta giurisdizione le controversie aventi per oggetto “gli atti, i provvedimenti e i comportamenti” anzichè “gli atti e i provvedimenti”. L’eliminazione dalla sfera della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo dei “comportamenti” delle pubbliche amministrazioni è stata poi recepita dal legislatore il quale, riordinando la materia con il D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 133 ha stabilito (al comma 1, lett. f) una formula identica a quella risultante dalla pronuncia della Corte costituzionale.

Tanto premesso, queste Sezioni Unite osservano che, come ha correttamente rilevato il P.M. nella sua requisitoria scritta, nella materia urbanistica ed edilizia la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo si fonda su un comportamento della P.A. (o del suo concessionario) che non sia semplicemente occasionato dall’esercizio del potere, ma si traduca, in base alla norma attributiva, in una sua manifestazione e, cioè, risulti necessario, considerate le sue caratteristiche in relazione all’oggetto del potere, al raggiungimento del risultato da perseguire (Sezioni Unite, ordinanza 3 febbraio 2016, n. 2052). In altri termini, non basta la sussunzione della vicenda nell’ambito generale della materia suindicata, ma occorre che si faccia in concreto questione delle modalità di esercizio del potere pubblico spettante all’amministrazione stessa (in tal senso è anche l’ordinanza 31 gennaio 2017, n. 2482, a proposito di risoluzione di una convenzione avente ad oggetto la costruzione di un impianto sportivo).

2. Nel caso in esame la domanda giudiziale, che individua il petitum (alla stregua della quale la giurisdizione deve essere determinata), è volta all’accertamento del diritto di proprietà sul bene oggetto di cessione gratuita da parte dei privati in favore del Comune di Roma, cessione che gli attori ritengono inefficace in base ad un comportamento negativo o omissivo del Comune. Si tratta, in definitiva, del mero accertamento della mancata verificazione di una condizione sospensiva al cui verificarsi le parti avevano rimesso il perfezionamento dell’effetto negoziale; cioè di accertare soltanto l’esistenza di un comportamento (omissivo) del Comune di Roma cui si collega il riconoscimento della permanenza, in capo agli attori, della proprietà sull’area oggetto della cessione gratuita, senza che ciò comporti la prospettazione di una violazione degli obblighi della P.A. nè la lesione di un interesse pubblico connesso all’acquisto.

3. Da tanto consegue che, essendo in discussione una posizione di diritto soggettivo, nella causa in esame la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, davanti al quale la causa dovrà essere riassunta.

P.Q.M.

La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili della Corte di cassazione, il 13 febbraio 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2018

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