Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5779 del 22/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 22/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 22/02/2022), n.5779

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MELONI Marina – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2946/2021 proposto da:

S.N., rappresentato e difeso dall’avvocato Claudia

Calafiore;

– ricorrente –

contro

E.V., rappresentata e difesa dall’avvocato Pietro

Mangiafico;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 68/2019 della Corte d’appello di Catania,

depositata l’1/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA

IOFRIDA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Catania, con sentenza n. 68/2019, depositata in data 1/12/2020, ha confermato la decisione di primo grado che aveva, accogliendo il ricorso di E.V., nella contumacia del resistente S.N., dichiarato la separazione personale dei predetti coniugi, disponendo l’affidamento condiviso del figlio minore, con suo collocamento presso la madre, e ponendo a carico del S. il mantenimento del figlio e della moglie.

In particolare, i giudici d’appello, preliminarmente ritenuto tempestivo l’appello del S., hanno sostenuto che il gravame di quest’ultimo, per quanto qui interessa, in punto di erronea declaratoria di contumacia e di violazione del contraddittorio, per non avere egli ricevuto la notifica dell’atto introduttivo del giudizio, effettuata, ai sensi dell’art. 143 c.p.c.., sull’erroneo presupposto dell’irreperibilità del destinatario, era infondato in quanto: a) la diligenza richiesta per il notificante per vincere l’ignoranza circa la residenza, il domicilio o la dimora del notificando è quella ordinaria; b) nella specie, l’ordinaria diligenza della notificante risultava rispettata, essendo stata tentata infruttuosamente una prima notifica presso la casa dei genitori del S., ove il medesimo (che svolgeva attività di marittimo ed era quindi per periodi imprecisati di difficoltosa reperibilità) era irreperibile, e quindi effettuata nuova notifica, a seguito di ricerche effettuate sulla base della residenza anagrafica, presso la casa coniugale (ove il destinatario non veniva rinvenuto dall’ufficiale giudiziario, mancando il suo cognome nei citofoni ed avendo la moglie riferito che il medesimo non abitava più con lei da parecchio tempo) e successivamente con il deposito presso la casa comunale di (OMISSIS), essendo solo successivamente emerso che, dal marzo 2018, il destinatario aveva trasferito la residenza anagrafica nel Comune di (OMISSIS), ove infatti era andata a buon fine la notifica dell’atto di precetto e della sentenza impugnata. Non risultava fondato neppure il secondo motivo di gravame attinente alla tardività del rinnovo della notifica del ricorso introduttivo e del decreto del giudice.

Avverso la suddetta pronuncia, S.N. propone ricorso per cassazione, notificato il 19/1/2021, affidato a due motivi, nei confronti di E.V. (che resiste con controricorso, notificato il 27/2/2021).

E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 139 e 143 c.p.c., in ordine alla ritenuta validità della notifica effettuata con il rito degli irreperibili, malgrado la notificante e l’ufficiale giudiziario non avessero effettuato adeguate ricerche; con il secondo motivo, si denuncia poi la nullità della sentenza per violazione degli artt. 101,139,143 e 161 c.p.c., atteso che dagli atti processuali era emerso che la E. ben sapeva che il marito aveva mantenuto lo stesso rapporto di lavoro che aveva durante la vita coniugale, di dipendente presso la (OMISSIS) e di componente dell’equipaggio operante a bordo delle navi, e pertanto la notifica avrebbe potuto essere eseguita nel luogo di dimora, ove la parte destinataria della notificazione esercitava l’attività lavorativa, e quindi, nella specie, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., comma 5, la notifica avrebbe dovuto essere effettuata a mani del capitano o di chi ne fa le veci.

2. Le due censure da esaminare congiuntamente in quanto connesse sono infondate.

Questa Corte ha già chiarito che “l’ordinaria diligenza, alla quale il notificante è tenuto a conformare la propria condotta, per vincere l’ignoranza in cui versi circa la residenza, il domicilio o la dimora del notificando, al fine del legittimo ricorso alle modalità di notificazione previste dell’art. 143 c.p.c., deve essere valutata in relazione a parametri di normalità e buona fede secondo la regola generale dell’art. 1147 c.c., e non può tradursi nel dovere di compiere ogni indagine che possa in astratto dimostrarsi idonea all’acquisizione delle notizie necessarie per eseguire la notifica a norma dell’art. 139 c.p.c., anche sopportando spese non lievi ed attese di non breve durata”, cosicché deve ritenersi ” l’adeguatezza delle ricerche svolte in quelle direzioni (uffici anagrafici, ultima residenza conosciuta) in cui è ragionevole ritenere, secondo una presunzione fondata sulle ordinarie manifestazioni della cura che ciascuno ha dei propri affari ed interessi, siano reperibili informazioni lasciate dallo stesso soggetto interessato, per consentire ai terzi di conoscere l’attuale suo domicilio (residenza o dimora)” (Cass. n. 19012/2017; Cass. n. 10983/2021; cfr. Cass. n. 12526/2014).

Sempre questa Corte ha precisato che “le condizioni legittimanti la notificazione a norma dell’art. 143 c.p.c., non sono rappresentate dal solo dato soggettivo dell’ignoranza da parte del richiedente o dell’ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell’atto, né dal possesso del solo certificato anagrafico dal quale risulti che il destinatario è trasferito per ignota destinazione. E’ richiesto anche che la condizione di ignoranza non possa essere superata attraverso le indagini possibili nel caso concreto, che il mittente deve compiere usando l’ordinaria diligenza” (Cass. n. 1092/1998; Cass. n. 10718/2001).

L’irreperibilità non temporanea rientra nella previsione dell’art. 143 c.p.c., per la cui applicabilità, infatti, non è sufficiente la valutazione soggettiva della persona alla quale l’atto deve essere consegnato, ma è necessaria la irreperibilità oggettiva, ovvero l’impossibilità di individuare il luogo di residenza, domicilio o dimora del notificando nonostante l’esperimento delle indagini suggerite nei singoli casi dalla comune diligenza (Cass. 23 giugno 2009, n. 14618).

Nella specie, risulta che la notifica venne tentata presso la residenza dei genitori del destinatario e presso la ex casa coniugale dei coniugi.

Ora, il ricorrente deduce che non furono compiute ricerche sufficienti, ma va ribadito che esse devono rientrare nell’ordine dell’ordinaria diligenza, come sopra descritto.

Quanto alla mancata notifica nella dimora o domicilio intesa come luogo di svolgimento dell’attività lavorativa, la Corte d’appello ha dato atto che il S., svolgendo attività di marittimo, era per periodi imprecisati “di difficoltosa reperibiltà”. Il disposto dell’art. 139 c.p.c., comma 5, stabilisce che, ove il destinatario dell’atto da notificare viva abitualmente a bordo di una nave mercantile, se non è possibile eseguire la notifica in mani proprie, l’atto può essere consegnato al capitano della nave o a chi ne fa le veci osservando la formalità della busta sigillata come sopra precisato; ma l’applicazione della norma presuppone comunque che la dimora e quindi la nave presso cui l’attività del marittimo sia svolta sia nota al notificante e nessun elemento depone nel senso che tale dato fosse noto alla notificante E. (la quale, a detta dello stesso ricorrente, sapeva solo che il medesimo era dipendente della (OMISSIS) ed aveva “sempre mantenuto la sua occupazione a bordo di navi della (OMISSIS) italiana”) né potesse essere conosciuto senza dispendiose e non lievi ricerche.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso; condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, a titolo di compensi, ed Euro 100,00 per esborsi, nonché al rimborso forfettario delle spese generali, nella misura del 15%, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Dispone che, ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2022

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