Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5778 del 22/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 22/02/2022, (ud. 01/07/2021, dep. 22/02/2022), n.5778

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9205-2020 proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour,

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’avvocato Mauro Bilotta;

– ricorrente –

contro

M.G.M., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza

Cavour, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione,

rappresentato e difeso dall’avvocato Luigi Poddighe;

– controricorrente –

contro

F.I.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 363/2019 della Corte d’appello di Cagliari

Sezione Distaccata di Sassari, depositata il 18/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’01/07/2021 dalla relatrice Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– il ricorrente F.F. impugna per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Cagliari che ha respinto gli appelli riuniti proposti da lui e dal fratello F.I. avverso le sentenze del Tribunale di Sassari emesse all’esito di distinti giudizi per chiedere la condanna di M.G.M. al risarcimento dei danni;

– il convenuto M. era infatti stato citato in giudizio avanti al Tribunale di Sassari per rispondere dei delitti di truffa aggravata e abuso in foglio firmato in bianco, commessi in danno della signora A.J. e dei figli F.I., F.F. e F.M.A.;

– costituitisi parti civili F.F. e F.I., premesso di essere comproprietari pro indiviso unitamente alla madre e a dal fratello F.M.A. di un appartamento sito in (OMISSIS), assumevano che nel 1996, con scrittura privata senza data, avevano promesso di cedere il suddetto immobile, insieme ad altre minime porzioni immobiliari ed un cortile, quest’ultimo quasi integralmente di proprietà della madre, al M., il quale si era, invece, impegnato a trasferire loro l’importo di Lire 20.000.000 ed un nuovo appartamento, facente parte del complesso da edificare sulla superficie che sarebbe residuata a seguito della demolizione delle unità immobiliari cedutegli;

– al momento della stipula del contratto definitivo nondimeno, il M. con il pretesto degli sgravi fiscali derivanti, li aveva persuasi ad omettere ogni riferimento all’accordo effettivamente intercorso circa la permuta parziale con l’immobile da costruire, cosicché davanti al notaio i signori F. avevano sottoscritto una mera vendita fissando il corrispettivo in Lire 27.000.000, oltre Lire 3.000.000 relative al trasferimento del cortile, ed allegando all’atto la fittizia dichiarazione di intervenuto preventivo pagamento;

– senonché, ultimata la costruzione della palazzina nel 1999, il M. non solo non si era adoperato per dare seguito agli accordi e, quindi, consegnare loro l’appartamento appena realizzato ma per tacitare le avverse pretese aveva esibito tre ricevute attestanti il pagamento di Lire 45.000.000 sottoscritte dalla signora A. e rivelatisi frutto dell’abusivo riempimento di fogli firmati in bianco;

– all’esito del processo penale di primo grado era risultata provata la colpevolezza dell’imputato che era condannato al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili, da determinarsi in separato giudizio civile con liquidazione di una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 35.000,00 favore di ciascuno dei due fratelli F. costituitisi;

– proposto gravame, la Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, pur disattendendo i motivi di gravame proposti dal M., dichiarava estinti i delitti ascritti all’imputato per intervenuta prescrizione;

– con distinti atti di citazione i fratelli F. hanno convenuto il M. davanti al Tribunale di Sassari al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni derivanti dai reati accertati ritenendo che il valore dell’immobile promesso in permute dal M. fosse di gran lunga superiore rispetto alla somma di Euro 35.000 ricevuta a titolo di provvisionale;

– si costituiva il convenuto M. che eccepiva la prescrizione del credito e chiedeva, nel merito, il rigetto della domanda attorea;

– all’esito del dell’istruttoria documentale l’adito tribunale rigettava la domanda attorea;

– proposto gravame da F.F. e riunito anche quello proposto da F.I. nei confronti della sentenza di prime cure a lui sfavorevole, la corte d’appello, disposta CTU e premesso come sia accertato l’illecito penale commesso dal M., ha respinto l’impugnazione;

– la corte territoriale ha ritenuto che il valore di un appartamento “tipo” quale quello promesso in permuta dal M. alla signora A. e ai suoi 3 figli, accertato dalla ctu con riferimento al 1999, era risultato corrispondere ad Euro 126.554,75, pari ad Euro 31.638,68 per ciascuna delle quattro quote facenti capo ai medesimi presimibili titolari;

– poiché in sede penale era stato riconosciuto agli appellanti l’importo pro quota di Euro 35.000,00, il danno allegato e provato quale conseguenza dei reati, per la quota spettante a ciascuno, era stato già in quella sede integralmente risarcito;

– la corte territoriale ha ritenuto che gli appellanti non avevano provato, come era loro onere, di aver subito un’ulteriore lesione del proprio patrimonio per non aver potuto locare l’immobile non consegnato o per avere perso l’occasione di venderlo, mentre il pregiudizio per la mancata disponibilità era già ricompreso nell’importo liquidato dal giudice penale;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta da F.F. con ricorso affidato ad un unico motivo, illustrata da memoria, cui resiste con controricorso M.G.M.;

– non ha svolto attività difensiva l’intimato F.I..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con l’unico motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., della norma sulle presunzioni semplici di cui all’art. 2729 c.c., e violazione della norma relativa alla disponibilità delle prove ai sensi dell’art. 115 c.c., per non avere la corte territoriale preso in considerazione l’esito dell’accertamento della consulenza percipiente disposta in appello, né riconosciuto il diritto del F. al pagamento del mancato godimento dei frutti civili del bene immobile non consegnato dal M.;

– entrambi i profili di censura appaiono manifestamente infondati;

– la corte territoriale, quanto al valore dell’immobile promesso in permuta) ha, infatti, dato atto delle conclusioni della ctu, del carattere esaustivo ed esente da vizi della stessa nonché della mancanza di contestazioni in ordine ad esse e, soprattutto, di averle posta alla base della decisione (v. pag. 7 della sentenza);

– la critica mossa alla sentenza per mancato recepimento delle conclusioni della ctu sul presupposto della sua natura percipiente oltre che generica, appare astrattamente infondata, ben potendo il giudice del merito discostarsi dalle risultanze di essa (cfr. Cass. n. 200/2021, id. n. 27411/2021);

– nel caso di specie, la corte territoriale ha motivato sul criterio utilizzato per la mancata liquidazione del danno da mancata locazione dell’immobile promesso ed il criterio utilizzato, secondo il quale nel caso in esame, non può considerarsi deducibile in re ipsa ma deve essere valutato in relazione al danno conseguenza che deve, a sua volta, essere allegato e provato dagli appellanti (Cass. n. 26972/2008) non risulta illegittimo;

– nella memoria il ricorrente deduce, infine, quale voce di danno quella relativa all’immobile asseritamente locato a seguito della mancata disponibilità dell’immobile promesso dal M.;

– tuttavia, inensurabile è il rigetto del danno da mancata locazione, non potendo esso essere basato sul valore locativo accertato dal consulente, ma non dimostrato in applicazione dell’onere probatorio;

– la valutazione delle prove è prerogativa del giudice del merito e la corte d’appello, con apprezzamento qui non sindacabile, ha ritenuto non provata la locazione di immobile da parte dell’odierno ricorrente (cfr. pag. 7);

– non è consentito riesaminare il materiale istruttorio nel giudizio di legittimità;

-il ricorso è quindi rigettato;

– in applicazione della soccombenza il ricorrente è tenuto alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto;

– l’attualità dell’ammissione o meno al patrocinio spese dello Stato non rileva direttamente ai fini della pronuncia sui presupposti per il c.d. raddoppio del contributo unificato, atteso che tale pronuncia lascia impregiudicata la questione della debenza originaria del contributo in esame, con la conseguenza che il suo raddoppio non sarà consentito qualora venga accertato, nelle sedi competenti, che fin dall’inizio ne era escluso anche il pagamento (cfr. Cass. n. 11116/2020; vedi anche sull’inammissibilità dell’impugnazione sul punto, Cass. n. 29424/2019 e n. 27131/2020).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente che liquida in Euro 4200,00 per compensi di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile-2, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2022

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