Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5775 del 03/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/03/2021, (ud. 13/11/2020, dep. 03/03/2021), n.5775

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 30037/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

Alias s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Massimo Scaringella, con domicilio

eletto presso il suo studio, sito in Roma, via C. Morin, 1;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Toscana, n. 864/13/14, depositata il 29 aprile 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 novembre

2020 dal Consigliere Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, depositata il 29 aprile 2014, che, in accoglimento dell’appello dalla Alias s.r.l., ha accolto il ricorso di quest’ultima per l’annullamento degli avvisi di accertamento con cui erano state rettificate le dichiarazioni presentate, ai fini i.v.a. e i.r.a.p. e ai fini i.re.s, per l’anno 2005 e recuperate le imposte non versate;

– il giudice di appello, dopo aver dato atto che la Commissione provinciale aveva respinto il ricorso, ha accolto il gravame della contribuente, ritenendo che lo scostamento del margine di ricarico dichiarato rispetto al valore della media del settore non fosse idoneo a fondare una presunzione di maggior reddito, in quanto indizio non assistito da riscontri e, dunque, privo del carattere della precisione, gravità e concordanza;

– censura, inoltre, la sentenza di primo grado per non aver esplicitato l’iter logico che, relativamente alle spese tecniche non riconosciute, ha condotto alla rideterminazione del reddito;

– il ricorso è affidato a quattro motivi;

– resiste con controricorso la Alias s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo l’Agenzia denuncia, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2 e art. 36, comma 2, n. 4, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., allegando l’apparenza della motivazione;

– il motivo è infondato;

– la Commissione regionale ha escluso la legittimità dell’accertamento operato dall’Amministrazione fiscale ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), ritenendo non sufficientemente dimostrata la contestata esistenza di attività non dichiarate o inesistenza di passività dichiarate, atteso che gli elementi indiziari offerti dall’Ufficio erano privi dei carattere di gravità, precisione e concordanza e, in quanto tali, erano inidonei a fondare la presunzione richiesta dalla richiamata disposizione;

– una siffatta argomentazione risulta idonea a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, per cui si sottrae alla doglianza formulata;

– con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), e art. 40, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 2, del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 25 e degli artt. 2697 e 2729 c.c., per aver il giudice di appello escluso che lo scostamento della percentuale di ricarico applicata dalla società rispetto al valore medio del settore di riferimento potesse fondare una presunzione di maggiore reddito;

– con il terzo motivo si duole dell’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, tra cui quelli relativi al valore rappresentato dalla percentuale di ricarico applicata, alle carenze documentali riscontrate, relativamente ad atti relativi ai contratti di appalto eseguiti, alla costante ridotta redditività della società e alla manifesta irrisorietà del ricarico applicato sul costo sostenuto per spese di cantiere;

– i motivi, esaminabili congiuntamente, sono fondati;

– l’Amministrazione finanziaria ha dedotto, sia con l’atto impositivo, sia nelle controdeduzioni in giudizio, la ricorrenza dei riferiti diversi elementi indiziari dell’inattendibilità della contabilità aziendale e dell’esistenza di ricavi non dichiarati;

– pur in presenza di una puntuale deduzione di tali circostanze, astrattamente idonee a condurre – per i suindicati motivi – ad una diversa decisione in ordine alla contestata sussistenza dei presupposti del recupero fiscale operato, la Commissione regionale ha omesso alcuna valutazione sul punto e, in particolare, di accertare la loro esistenza e, quindi, di esprimere un giudizio in ordine all’idoneità degli elementi riscontrati ad integrare la presunzione invocata dall’Ufficio;

– con l’ultimo motivo la ricorrente lamenta l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, nella parte in cui non ha preso in considerazione la contestazione di operazioni soggettivamente inesistenti, formulata sul fondamento della mancata presentazione delle dichiarazioni da parte degli emittenti, del mancato riscontro dell’effettiva presenza di questi ultimi presso i cantieri interessati e della documentazione attestante l’assenza da parte di tali soggetti di personale e mezzi occorrenti per eseguire le relative prestazioni, nonchè la contestazione di imputazione dei costi di pertinenza di diversi esercizi;

– il motivo è fondato;

– accogliendo il gravame della contribuente, la Commissione regionale ha, sia pure implicitamente, ritenuto illegittimo l’atto impositivo anche con riferimento alle riprese aventi ad oggetto l’indebita detrazione dell’I.v.a., in quanto relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, e all’indebita deduzione di costi, in quanto di competenza di altri esercizi;

– in ordine alla prima ripresa, ha omesso di prendere in esame le dedotte circostanze relative alla mancanza in capo alle società emittenti di personale e mezzi necessari per l’esecuzione delle prestazioni oggetto delle fatture contestate e, in generale, dell’assenza di riscontri dell’effettivo svolgimento delle prestazioni da parte di tali società;

– siffatte circostanza si presentano decisive in quanto, laddove accertate, sarebbero preclusive del diritto esercitato dalla contribuente alla detrazione dell’I.v.a. di rivalsa asseritamente versata;

– in merito alla seconda ripresa, il giudice di appello ha omesso di compiere l’accertamento in ordine alla riferibilità di quattro fatture, indicate analiticamente nell’avviso di accertamento, al periodo di imposta in esame;

– la sentenza impugnata va, dunque, cassata in relazione ai motivi accolti, e rinviata, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo, terzo e quarto motivo del ricorso, rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata con riferimento ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 13 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2021

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