Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5761 del 07/03/2017

Cassazione civile, sez. II, 07/03/2017, (ud. 22/11/2016, dep.07/03/2017),  n. 5761

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19748-2012 proposto da:

A.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RODI 32,

presso lo studio dell’avvocato MARTINO UMBERTO CHIOCCI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI RUGGIERO;

– ricorrente –

contro

A.A., A.N., B.M.L., nella

qualità di eredi di A.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA COSSERIA 5, presso lo studio dell’avvocato LAURA TRICERRI,

che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONIO

ANVERSA;

– controricorrenti incidentali –

contro

A.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RODI 32,

presso lo studio dell’avvocato MARTINO UMBERTO CHIOCCI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI RUGGIERO;

– controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 374/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 02/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito l’Avvocato Alessandra FLAMMINI MINUTO, con delega depositata in

udienza dell’Avvocato RUGGIERO Giovanni difensore della ricorrente

che ha chiesto l’accoglimento delle difese in atti e rigetto del

ricorso incidentale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e per l’assorbimento del ricorso incidentale

condizionato.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La signora A.B. ricorre contro gli eredi di A.M. per la cassazione della sentenza con cui la corte di appello di Milano ha rigettato l’appello da lei proposto avverso la sentenza del tribunale di Milano che, in accoglimento della domanda di A.M., aveva dichiarato estinto il diritto di prelazione di cui la stessa, assumendosi comproprietaria pro indiviso di aree edificabili situate nel comune di (OMISSIS), si pretendeva titolare in forza del regolamento contrattuale stipulato dei partecipanti alla comunione in data 16/12/87, altresì rigettando la domanda risarcitoria proposta in via riconvenzionale da A.B. nei confronti di A.M..

Secondo la corte milanese l’accordo di divisione della comunione stipulato tra le parti nel 2000 – la cui efficacia era stata sospesa tra le medesime parti allorquando le stesse avevano concluso con un’ agenzia immobiliare un contratto di mediazione avente ad oggetto la messa in vendita dei terreni de quibus – aveva ripreso vigore dopo la risoluzione di detto contratto di mediazione e il diritto di prelazione di A.B. doveva ritenersi estinto per la seguente triplice ragione:

a) perchè A.B. si era ingiustificatamente rifiutata di concludere la vendita delle aree edificabili al terzo offerente individuato dall’agenzia immobiliare in esecuzione del suddetto contratto di mediazione, cosicchè la stessa non avrebbe potuto trarre vantaggio da un proprio comportamento illegittimo;

b) perchè il contratto di mediazione che aveva sospeso l’efficacia dell’accordo divisionale si era risolto;

c) perchè il rifiuto di A.B. di vendere le aree edificabili al terzo reperito dall’agenzia immobiliare era stato formulato oltre il termine di scadenza del contratto di mediazione.

Quanto alla domanda con cui A.B. aveva chiesto la condanna di A.M. a risarcirle danni derivati dall’inadempimento di costui all’obbligo di venderle il lotto a lui assegnato nel suddetto accordo divisionale, a seguito della richiesta da lei rivoltagli nell’esercizio del proprio diritto di prelazione, la corte territoriale ha ritenuto che la A. non fosse titolare di alcun diritto di prelazione, essendosi tale diritto estinto a seguito dell’ingiustificato rifiuto da costei opposto alla compravendita in favore del terzo reperito dalla menzionata agenzia immobiliare.

Va ancora aggiunto che la sentenza gravata ha altresì disatteso, per difetto di prova, la domanda con cui A.M. aveva chiesto accertarsi la responsabilità di A.B. per i danni a lui derivati dal mancato perfezionamento della vendita al terzo menzionata nel precedente punto sub a).

Il ricorso di A.B. si articola su nove motivi.

Gli eredi di A.M. – B.M.L. e A. e A.N. – si sono costituiti con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale al quale la ricorrente ha replicato con controricorso a ricorso incidentale.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 22.11.16, per la quale entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c. e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso principale – rubricato con riferimento alla violazione degli artt. 24 e 111 Cost. e artt. 1218, 1453, 2932, 1337 e 2043 c.c., nonchè con riferimento al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso – la ricorrente censura la sentenza gravata laddove afferma che essa A. “non avrebbe potuto validamente esercitare il suo diritto di prelazione, non potendo logicamente una parte trarre vantaggio da un proprio comportamento illegittimo”.

Il motivo va giudicato inammissibile perchè formula censure promiscue e confuse, mescolando inestricabilmente doglianze di violazione di legge e di vizio motivazionale, cosicchè la sua formulazione non permette di “cogliere con chiarezza le doglianze prospettate onde consentirne, se necessario, l’esame separato esattamente negli stessi termini in cui lo si sarebbe potuto fare se esse fossero state articolate in motivi diversi, singolarmente numerati” (in termini, S.S.U.U. 9100/15).

Con il secondo motivo del ricorso principale – rubricato con riferimento alla violazione dell’art. 295 c.p.c., nonchè con riferimento al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso – si assume che la corte territoriale avrebbe errato nel non sospendere il presente giudizio fino alla definizione di quello introdotto nei confronti dell’odierna ricorrente, per il pagamento della provvigione, dall’agenzia immobiliare che aveva trattato la vendita dei terreni de quibus e aveva reperito, in esecuzione del contratto di mediazione, un terzo offerente. Il motivo va giudicato infondato perchè non sussiste nesso di pregiudizialità necessaria tra il presente giudizio e quello tra A.B. e la suddetta agenzia immobiliare.

Con il terzo del ricorso principale – rubricato con riferimento alla violazione degli artt. 1967, 1363 e 1362 c.c., nonchè con riferimento al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso – si critica l’interpretazione operata dalla corte distrettuale in relazione al contratto preliminare di compravendita concluso tra la ricorrente, l’odierno resistente ed un terzo. Il motivo va disatteso, perchè attinge non il ragionamento interpretativo del giudice territoriale, bensì l’esito a cui tale ragionamento è pervenuto;

laddove, come ancora di recente ribadito da questa Corte, in tema di interpretazione del contratto, il sindacato di legittimità non può investire il risultato interpretativo in sè, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito, ma afferisce solo alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e della coerenza e logicità della motivazione addotta, con conseguente inammissibilità di ogni critica alla ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca in una diversa valutazione degli stessi elementi di fatto da questi esaminati (sent. n. 2465/15).

Con il quarto motivo del ricorso principale – rubricato con riferimento al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso – si prospettano considerazioni squisitamente di merito (relative all’errore in cui la corte territoriale sarebbe incorsa ritenendo privo di giustificazione il rifiuto di A.B. di trasferire la proprietà dei terreni al terzo reperito dall’agenzia immobiliare) che non possono trovare ingresso nel giudizio di legittimità.

Il quinto e il sesto motivo – entrambi rubricati con riferimento al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso – attingono la ratio decidendi sub b), vale a dire l’affermazione della sentenza gravata secondo cui il diritto di prelazione della odierna ricorrente doveva “ritenersi estinto a causa della risoluzione del contratto di mediazione” (pag. 6, ultimo cpv, della sentenza gravata).

Il settimo motivo – rubricato con riferimento alla violazione dell’art. 1754 c.c., in nonchè al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso attinge la ratio decidendi sub c), secondo la quale il diritto di prelazione di Bruna A. doveva ritenersi estinto perchè il rifiuto di costei di vendere i terreni al terzo reperito dall’agenzia immobiliare era stato formulato oltre il termine di scadenza del contratto di mediazione.

Il quinto, il sesto ed il settimo motivo devono giudicarsi inammissibili per sopravvenuta carenza di interesse, avendo la ratio decidendi sub a) resistito all’impugnazione formulata con il primo motivo dell’odierno ricorso. Come questa Corte ha infatti già avuto occasione di precisare (sent. n. 2108/12), qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa.

Con l’ottavo motivo – rubricato con riferimento alla violazione dell’art. 277 c.p.c., nonchè al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso la ricorrente lamenta che la corte d’appello abbia omesso di motivare in ordine all’assunto da lei prospettato in sede di merito concernente il suo intervenuto acquisto della proprietà dei terreni de quibus, asseritamente desumibile dall’esame di una dichiarazione sottoscritta da A.M. e di un fax del 14/6/04. Il motivo è inammissibile perchè non trascrive gli stralci dei documenti su cui esso si fonda, cosicchè la sua formulazione risulta in contrasto con il principio, reiteratamente affermato da questa Corte (cfr., da ultimo, sent. 26174/14) che il ricorrente per cassazione che intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, il duplice onere, imposto a pena di inammissibilità del ricorso, di indicare esattamente nell’atto introduttivo in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione, e di evidenziarne il contenuto, trascrivendolo o riassumendolo nei suoi esatti termini, al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo, senza dover procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte.

Con il nono motivo – rubricato con riferimento alla violazione dell’art. 2 Cost., nonchè al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo e controverso la ricorrente lamenta che la corte d’appello abbia omesso di considerare la dedotta violazione dei principi di correttezza e buona fede in cui sarebbe incorso A.M.. Il motivo è inammissibile perchè prospetta questioni squisitamente di merito. Al riguardo va qui ricordato che nel giudizio di cassazione la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 non consente alla parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata,contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: le censure poste a fondamento del ricorso non possono pertanto risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito (cfr. sent. n. 7972/07).

Il ricorso principale va quindi rigettato.

Passando all’esame del ricorso incidentale, si osserva quanto segue.

Con il primo motivo, rubricato come omessa e insufficiente motivazione e omessa applicazione di norme di legge (artt. 345 e 346 c.p.c., in correlazione agli artt. 384 e 372 c.c., l’insieme delle norme sulla prelazione e gli artt. 2043 e 1337 e 1338 c.c.), gli eredi di A.M., pur dichiarando la sentenza gravata “condivisibile nel dispositivo”, lamentano che la stessa non abbia considerato le circostanze della “cessazione, consunzione prescrizione del diritto di preferenza” e “della ripresa di libertà contraria trascorso un tempo superiore ai cinque anni o comunque un periodo non corrispondente a convenienti limiti di tempo” (pag. 30 del controricorso). Il motivo deve ritenersi assorbito dal rigetto del ricorso principale.

Il secondo motivo, rubricato come omessa e insufficiente motivazione e omessa applicazione di norme di legge (artt. 345 e 346 c.p.c., in relazione agli artt. 2043 e 1337 e 1338 c.c.), censura la statuizione della sentenza gravata che ha disatteso la domanda di A.M. di accertamento della responsabilità di A.B. per i danni al primo derivati dalla vanificazione della vendita immobiliare concordata con il terzo acquirente. La corte distrettuale ha respinto tale domanda sul rilievo che A.M. non aveva dimostrato che la vendita individuale del suo immobile gli avrebbe procurato un guadagno inferiore a quello ritraibile dalla vendita cumulativa, promessa al terzo, del suo immobile e di quello di A.B..

Nel secondo mezzo del ricorso incidentale si assume che la statuizione impugnata sarebbe erronea per avere la corte milanese travisato il senso della domanda di A.M., il cui oggetto non era una pronuncia di condanna ma una era una statuizione generica di accertamento della responsabilità della controparte.

Il motivo non può trovare accoglimento, perchè attinge inammissibilmente l’interpretazione degli atti difensivi operata dalla corte territoriale.

In definitiva vanno quindi rigettati tanto il ricorso principale quanto quello incidentale.

Le spese del giudizio di cassazione vanno poste a carico della ricorrente principale, essendo prevalente la soccombenza della stessa.

PQM

La Corte rigetta i ricorsi principale e incidentale.

Condanna la ricorrente principale a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 8.000, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 marzo 2017

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