Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5756 del 10/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 10/03/2010, (ud. 02/02/2010, dep. 10/03/2010), n.5756

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. MARINUCCI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Dott. P.F., cod. fisc. (OMISSIS), nato a

(OMISSIS), rappresentato e difeso

dall’avv. IOFFREDI Vincenzo ed elettivamente domiciliato presso il

suo studio in Roma, Via Gramsci 34;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MONDRAGONE, in persona del Sindaco pro tempore, Dott.

C.U.A., con sede in (OMISSIS),

P.IVA (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv. MIGLIORE

Antonio, giusta Delib. G.M. 5 dicembre 2006, n. 277, unitamente al

quale è elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Baldo degli

Ubaldi 71, presso lo studio dell’avv. Massimiliano Morichi;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 110/15/05, pronunciata dalla Commissione

Tributaria Regionale di Napoli, Sez. 15, l’11 aprile 2005, depositata

l’8 novembre 2005 e non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

02/02/2010 dal Relatore Cons. Dott. Giuseppe Marinucci;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Dott. P.F. impugnava dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Caserta la cartella di pagamento n. (OMISSIS), notificata il 16 gennaio 2003 ed avente ad oggetto la riscossione dell’imposta comunale sugli immobili, ICI, dovuta al Comune di Mondragone per gli anni 1993, 1994, 1996 e 1997.

Deduceva il contribuente come, nei periodi di riferimento, l’immobile fosse stato in una situazione di fatto e di diritto tale da impedirne qualsiasi utilizzabilità giuridica ed economica, giacchè sottoposto a sequestro penale cautelativo e sprovvisto di certificato di abitabilità.

L’immobile non avrebbe potuto essere assoggettato ad ICI fino al momento del rilascio, da parte del Comune di Mondragone, della concessione edilizia in sanatoria n. (OMISSIS) e della relativa abitabilità.

Da ultimo, il Dott. P. faceva presente come, in merito all’ICI 1995, fosse stato proposto vittoriosamente ricorso e come il giudice di primo grado, al riguardo, avesse rilevato nel possesso del bene la condizione, mancante nella fattispecie, ma essenziale per la tassazione.

La Commissione adita, con la sentenza n. 518/11/03, respingeva il ricorso del contribuente sul presupposto del fatto che, nel (OMISSIS) e nel (OMISSIS), le unità immobiliari sarebbero risultate concesse in locazione.

Avverso tale decisione, il Dott. P. proponeva appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Napoli che, con la sentenza n. 110/15/05, pronunciata l’11 aprile 2005 e depositata l’8 novembre 2005, lo rigettava.

Avverso tale sentenza, il Dott. P.F. proponeva ricorso per cassazione sorretto da due motivi.

Resisteva con controricorso l’intimato Comune di Mondragone.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso, il contribuente ha lamentato “violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. A), (art. 360 c.p.c., n. 3)”, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a), il fabbricato di nuova costruzione sarebbe soggetto ad imposta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione.

Nei periodi di imposta a cui fa riferimento la cartella di pagamento di cui è causa, il complesso immobiliare del Dott. P. si sarebbe trovato in una condizione di inutilizzabilità giuridica.

Solo con il rilascio, da parte del Comune di Mondragone, della concessione edilizia in sanatoria n. (OMISSIS) e della relativa abitabilità, l’immobile de quo sarebbe divenuto assoggettabile ad ICI, a nulla rilevando la circostanza che al Comando di Polizia Municipale risultassero, per gli anni 1996 e 1997, delle comunicazioni di cessione di fabbricato in fitto ad uso abitativo, dal momento che l’eventuale locazione di un fabbricato non potrebbe sostituirsi, ai fini ICI, al rilascio del certificato di abitabilità.

Inoltre, le comunicazioni della Polizia Municipale avrebbero fatto riferimento solo al 1996 e al 1997, lasciando impregiudicata la questione relativa agli anni di imposta 1993 e 1994. Pertanto, la C.T.R., in applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, avrebbe dovuto, quantomeno, ridurre l’ammontare della cartella esattoriale.

Alla luce di quanto finora detto, si chiede alla Suprema Corte di Cassazione di valutare se, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a), un bene che, per un certo periodo, sia stato sottoposto a sequestro penale, che sia privo di certificato di abitabilità e che per lungo tempo non sia utilizzabile in quanto privo di elementi strutturali (quali le porte e gli infissi) e funzionali (la fornitura di energia elettrica), sia assoggettabile ad ICI. Si chiede ancora che la Corte stabilisca se, ai sensi della predetta legge, qualora risulti che il bene oggetto di imposizione non fosse utilizzabile per alcuni dei periodi di imposta cui si riferisce una cartella di pagamento, sia doveroso procedere alla corrispondente riduzione degli importi della medesima cartella.

Il motivo di censura si appalesa inammissibile.

I quesiti formulati dal ricorrente, malgrado a ciò non fosse tenuto, essendo la sentenza depositata prima dei termini ex D.Lgs. n. 40 del 2006 per l’entrata in vigore dell’art. 366 bis c.p.c., costituiscono, comunque, la sintesi completa delle censure proposte.

Al riguardo si osserva: con l’impugnazione non sono state investite le rationes decidendi della sentenza impugnata che vertono sull’avvenuta utilizzazione economica degli immobili (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2) atteso che era stato accertato come gli stessi fossero stati locati a terzi.

Le rimanenti censure sono del pari inammissibili dal momento che si richiede una riduzione dell’imponibile accertato e, con ciò, un giudizio sull’accertamento dei fatti e, quindi, di merito, come tale, inammissibile nel giudizio di legittimità.

Con il secondo motivo, il Dott. P. ha denunciato “insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5)”, atteso che esisterebbe una palese contraddizione tra il ragionamento seguito dalla C.T.R. e la decisione adottata.

I giudici di seconde cure non avrebbero spiegato per quale motivo le critiche rivolte dalla difesa del Dott. P. non potessero essere condivise e, inoltre, nessuna spiegazione sarebbe stata fornita in merito alla circostanza che i beni immobili, oggetto di tassazione, fossero stati sottoposti a sequestro e, anche per questo, lasciati privi del certificato di abitabilità fino al 2002.

Il motivo non merita accoglimento.

Le censure appaiono generiche prive di puntuali e specifici richiami agli atti di causa e, conclusivamente, si risolvono in censure sulla valutazione di fatti e, quindi, di merito. Emblematico al riguardo quanto rilevato, da ultimo, nel motivo di censura, periodo che si riporta integralmente: “si segnala che, perlomeno, la sentenza avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non si è ritenuto di procedere, come logica avrebbe suggerito, alla riduzione dell’importo complessivo della cartella”.

Consegue il rigetto del ricorso con soccombenza del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, determinate in Euro 2.200,00 (duemiladuecento/00) di cui Euro 200,00 (duecento/00) per le spese, oltre agli accessori di legge: il tutto da distrarsi a favore del difensore del resistente, avv. Antonio Migliore, dichiaratosi antistatario.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio determinate in Euro 2.200,00 (duemiladuecento/00) di cui Euro 200,00 (duecento/00) per le spese, oltre agli accessori di legge: il tutto da distrarsi a favore del difensore del resistente, avv. Antonio Migliore, dichiaratosi antistatario.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 2 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2010

 

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