Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5755 del 03/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/03/2021, (ud. 08/07/2020, dep. 03/03/2021), n.5755

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. DINAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 1219/2014 R.G. proposto da:

T.B. rappresentato e difeso dall’avv. Salvatore

Asero Milazzo, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv.

Orazio Licciardiello in Roma, via Cesira Fiori n. 32, giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

nonchè

Se.Ri.T. Sicilia s.p.a. in persona del suo legale rappresentante

pro-tempore, elettivamente domiciliata nel giudizio di appello

presso lo studio dell’Avv. Salvatore Suriano in Catania, corso delle

Province n. 50.

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia n. 275/18/2012, depositata il 22 novembre 2012.

 

Fatto

RILEVATO

che:

T.B. impugnava due iscrizioni di ipoteca effettuate dal concessionario per la riscossione per la provincia di Catania, s.p.a. Se.Ri.T Sicilia, chiedendone l’annullamento in quanto sosteneva di non aver ricevuto la notifica delle 39 pregresse cartelle esattoriali, onde a suo dire la prescrizione dei debiti a fondamento delle ipoteche.

La Commissione Tributaria Provinciale di Catania accoglieva il ricorso tranne che per la cartella relativa al tributo Tosap 2015, di cui dichiarava la regolare notifica.

La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia in parziale accoglimento dell’appello proposto dalli Agenzia delle entrate, dichiarava regolare la notifica di altre 10 cartelle esattoriali sulla base della “documentazione versata da quest’ultimo” cioè dal contribuente.

Avverso la sentenza di appello ricorre per cassazione il T. con sei motivi, chiedendone l’annullamento. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso, a differenza dell’Agente per la riscossione che non partecipa a questo giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – Il primo dei sei motivi di ricorso lamenta la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23 e 54, in quanto avrebbe valutato nel merito le eccezioni formulate dalla Serit nonostante proposte con appello incidentale tardivo e quindi inammissibile.

1.1 – Il secondo motivo denunzia la nullità della sentenza per violazione del giudicato interno formatosi sulla decisione di primo grado a seguito della tardività dell’appello incidentale di Serit.

1.2 – il terzo motivo formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta la violazione delle norme sulla prescrizione dei crediti tributari perchè la sentenza impugnata ha implicitamente rigettato l’eccezione di prescrizione formulata nel ricorso introduttivo mente invece l’omessa notifica delle cartelle esattoriali non consentiva di attribuire loro valore interruttivo della prescrizione, e comunque dalla data della asserita notifica nel 2002 a quella dell’avviso di vendita immobiliare nel 2008 sarebbero trascorsi oltre 5 anni, con conseguente prescrizione del debito.

1.3 – Il quarto motivo denunzia il vizio di omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) perchè la sentenza impugnata non ha indicato i motivi per cui ha riformato la sentenza di primo grado, che aveva ritenuto invece la decadenza dell’Agenzia delle entrate dal potere di accertamento ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 17 e 25.

1.4 – Il quinto motivo denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il vizio di violazione dell’art. 140 c.p.c., perchè la sentenza impugnata ha ritenuto valida la notifica di 10 cartelle nonostante mancasse in atti la prova dell’invio della raccomandata informativa successiva al deposito presso la casa comunale dell’atto da notificare, obbligatorio in caso di temporanea irreperibilità del destinatario presso il suo domicilio.

1.5 – Con il sesto motivo il ricorrente denunzia il vizio di violazione dell’art. 91 c.p.c., per ingiustificata decisione di compensazione delle spese processuali.

2. – L’Avvocatura dello Stato, per conto dell’Agenzia delle Entrate, eccepisce l’inammissibilità dei primi due motivi di ricorso e l’infondatezza dei rimanenti motivi in quanto la sentenza impugnata sarebbe “frutto di oculate analisi e ponderazione, peraltro svolte alla luce di un materiale probatorio di certo nutrito, nonchè a fronte di una assai significativa mole di inadempimenti”.

3. – I primi due motivi di ricorso non possono essere accolti. La sentenza impugnata, infatti, fa riferimento, nel ricostruire lo svolgimento del processo, unicamente all’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, e non fa menzione alcuna di un atto di appello incidentale da parte del concessionario per la riscossione. Si deve pertanto ritenere che le decisioni adottate si riferiscano all’unico atto preso in esame.

3.1 – Parte ricorrente, cui incombeva il relativo onere processuale, non dimostra il contrario, nè riproduce gli atti del giudizio di merito da cui si possa evincere la eventuale fondatezza di quanto eccepito in questa sede.

4. – Nell’esame dei rimanenti motivi di ricorso, la Corte ritiene che, in applicazione del principio della “ragione più liquida” desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. (Cass. Sez. U. 8 maggio 2014 n. 9936; Cass. 18 novembre 2016 n. 23531; Cass. 17 marzo 2015 n. 5264) sia opportuno privilegiare la trattazione delle questioni di più agevole soluzione, idonee a definire il giudizio, nel caso di specie quelle proposte con il quinto motivo di ricorso.

4.1 – Tale motivo è fondato. Infatti, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 258 del 2012, che ha dichiarato la parziale illegittimità del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 4, nel caso di irreperibilità temporanea del destinatario al suo domicilio le cartelle esattoriali devono essere notificate con le formalità previste dall’art. 140 c.p.c., fra cui l’invio al destinatario con raccomandata con avviso di ricevimento della comunicazione dell’avvenuto deposito dell’atto presso la casa comunale.

4.2 – La citata sentenza della Corte Costituzionale dispiega i suoi effetti anche nella presente causa, ancorchè successiva alla sentenza impugnata in questa sede. Nessuna specifica controdeduzione è stata fatta sul punto dall’Agenzia delle entrate.

4.3 – Comunque questa Corte ha già esaminato in precedenza questa questione, decidendo che “nel caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale di una norma processuale, fin quando la validità ed efficacia degli atti disciplinati da detta norma sono sub judice, il rapporto processuale non può considerarsi esaurito; sicchè nel momento in cui viene in discussione la ritualità dell’atto, la valutazione della sua conformità alla disposizione va valutata tenendo conto della sua modificazione conseguita alla pronuncia di incostituzionalità, indipendentemente dal tempo in cui l’atto è stato compiuto (Cass. 3642/2007; n. 8548/2003; n. 17184/2003). Ed inoltre che “in caso irreperibilità relativa del destinatario, è nulla la notificazione della cartella, che segue le forme del codice di rito, qualora non siano rispettati tutti gli adempimenti prescritti dall’art. 140 c.p.c., a nulla rilevando la circostanza che la sentenza della Consulta che è intervenuta sul testo del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, sia successiva all’esecuzione della notificazione” (Cass. n. 5700 del 23.3.2016).

4.4 – La sentenza impugnata non è rispettosa dei principi di diritto sopra enunciati, per cui deve essere cassata, con rinvio al giudice di appello, perchè accerti in fatto se siano stati rispettati detti adempimenti nella notifica delle 10 cartelle esattoriali che è stata ritenuta regolare al punto d) della decisione. Allo stesso giudice si rimette anche la liquidazione delle spese processuali, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3.

5. – I rimanenti motivi di ricorso, infine, sono assorbiti dal contenuto della decisione adottata.

PQM

La Corte accoglie il quinto motivo di ricorso, rigetta il primo ed il secondo, dichiara assorbiti il terzo, quarto e sesto; cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo giudizio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, cui rimette anche il regolamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 8 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2021

 

 

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