Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5753 del 03/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/03/2021, (ud. 28/10/2020, dep. 03/03/2021), n.5753

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9197-2013 proposto da:

SITIC SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, con

domicilio eletto in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la cancelleria della

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’Avvocato FABIO

PACE, giusta procura a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 18/2012 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 06/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/10/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MUCCI ROBERTO che ha concluso per l’accoglimento del quarto, quinto,

sesto e settimo motivo;

udito per il ricorrente l’Avvocato DE SANCTIS per delega

dell’Avvocato PACE che si riporta agli scritti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

S.I.T.I.C. srl, esercente attività di impiantistica, proponeva ricorso avverso avviso di accertamento recante rideterminazione di maggior reddito per IRES, IVA ed IRAP – anno d’imposta 2004 – per maggiori ricavi e per costi non detraibili, accertamento costituito da sette rilievi, deducendo la illegittimità dell’atto impositivo e contestando nel merito la pretesa fiscale, alla stregua della documentazione richiesta per effetto del questionario proveniente dall’Amministrazione e della ulteriore documentazione prodotta in sede di contraddittorio per la procedura di adesione, poi non perfezionata.

Nel contraddittorio tra le parti, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano accoglieva parzialmente il ricorso con riferimento ai punti 3 e 5, per intero, e 4, limitatamente alla debenza dell’IVA, con esclusione della parte relativa alle imposte dirette.

Proponevano appello entrambe le parti, in quanto ambedue soccombenti: principale, la società contribuente e incidentale, l’Agenzia delle Entrate.

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia pronunciava sentenza con cui, in parziale riforma della sentenza di primo grado, annullava i rilievi 1 e 2 e confermava l’accertamento quanto alle riprese 3, 4 e 5.

Per la cassazione della predetta sentenza parte contribuente propone ricorso affidato a sette motivi, illustrato da memoria; resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso consta di sette motivi recanti: 1) “Omessa ed insufficiente motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sul punto controverso decisivo per il giudizio consistente nella illegittimità dell’accertamento fondato su presunzioni prive dei requisiti di gravità, presunzione e concordanza”; 2) “Violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), dell’art. 2697 c.c., e dell’art. 2729c.c., nonchè degli artt. 115 e 167 c.p.c., per omessa prova della pretesa fiscale in quanto non fondata su presunzioni gravi, precise e concordanti”; 3) “Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per mancata considerazione della prova contraria fornita dalla contribuente sulla base di circostanze di fatto provate e non contestate dall’ufficio, in relazione al rilievo n. 3 relativo alla asserita sottofatturazione delle prestazioni rese nel cantiere sito in (OMISSIS)”; 4) “Violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 112 c.p.c.”; 5) “Nullità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, della sentenza impugnata per avere accertato la fondatezza del rilievo n. 5 sulla base della ritenuta omessa contestazione della ripresa, in violazione dell’art. 112 c.p.c.”; 6) “Omessa e insufficiente motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, della sentenza impugnata sul punto controverso decisivo per il giudizio consistente nella illegittimità del rilievo 5, disconoscimento costi non di competenza per prestazioni ricevute dal rag. M.V.”; 7) “Violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 109TUIR”.

Con il primo motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata per avere la CTR omesso di dire “quali siano i fatti che legittimano l’accertamento induttivo posto in essere dall’ufficio ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 comma 1 lett. d)”.

La censura non è fondata.

Entrambi i giudici del merito hanno fatto riferimento agli elementi posti alla base dei recuperi per cui è causa; in particolare la CTR ha premesso – nel motivare la propria decisione – come l’Ufficio abbia, prima di avviare l’accertamento ai del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, “proceduto ad inviti al contribuente con richieste di dati e notizie relativi all’attività e alla contabilità aziendale. Da tale documentazione sono emersi fatti che legittimano l’accertamento ai sensi del D.P.R. n. 600, art. 39, comma 1, punto d), e così come confermati dal requisito della redditività dell’attività svolta così come inserita in un più ampio contesto delle presunzioni.”

Premesso che in ordine al fatto storico della documentazione presente in atti non esiste contrasto tra le parti, osserva il collegio che il riferimento alla redditività presente nella sentenza impugnata (e sopra trascritto) ha per oggetto la mancata remunerazione del capitale, atteso che un reddito imponibile di Euro 16.357 come evidenziato dall’Ufficio – non può essere considerato congruo e remunerativo di un rischio d’impresa correlato all’attività svolta: da qui la legittimità del ricorso da parte dell’Ufficio a presunzioni semplici, purchè gravi precise e concordanti, anche in presenza di contabilità regolare, circostanza rivendicata dalla contribuente sin dal ricorso introduttivo e ribadita negli atti successivi.

Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la illegittimità della sentenza, con riferimento al rilievo n. 3), per omessa prova della pretesa fiscale in quanto non fondata su presunzioni gravi, precise e concordanti che, comunque, – qualora pure fossero nella specie ravvisabili – non presentano la necessaria caratteristica della pluralità di presunzioni.

Il motivo non è fondato in quanto è sufficiente, ai fini di interesse nella presente controversia, la sussistenza di un solo fatto, che abbia i requisiti di precisione e gravità, perchè sia configurata la presunzione su cui fondare la decisione (cfr. Cass. 22122/2010): ciò è avvenuto nel caso di specie con riguardo al rilievo 3).

Con il terzo motivo viene ripetuta la censura di cui al precedente motivo con riguardo alla mancata considerazione della prova contraria fornita dalla contribuente.

Il motivo – peraltro caratterizzato da una certa genericità – non è fondato atteso che la CTR ha analizzato tutti gli elementi probatori presenti in atti e li ha compiutamente considerati nella formazione del proprio convincimento: non si ravvisa pertanto la violazione di legge denunciata.

Con il quarto motivo, la ricorrente denuncia la illegittimità della sentenza impugnata laddove la stessa ha accertato la legittimità del rilievo n. 4), sebbene entrambe le parti avessero rinunciato ad impugnare la sentenza prestando così acquiescenza alla decisione.

Il motivo che lamenta una ultrapetizione – sul cui contenuto si registra il consenso della controricorrente – è fondato e va accolto con cassazione della sentenza per tale parte, con conferma del rilievo quanto alle imposte dirette e annullamento del medesimo limitatamente all’IVA.

Con il quinto motivo la ricorrente lamenta la illegittimità della sentenza per avere confermato in dispositivo il rilievo n. 5), dopo avere affermato in motivazione che allo stesso (che era stato annullato dalla CTP) non risultava rivolta nessuna eccezione negli atti “degli appelli nè dell’Ufficio nè del contribuente”.

Il motivo è fondato.

Il rilievo in parola ha costituito oggetto del ricorso incidentale (e, dunque, del contraddittorio tra le parti), dopo che la CTP aveva accolto il ricorso della società; la CTR ha confermato il rilievo sulla base della ritenuta (erroneamente) omessa contestazione della ripresa, oggetto invece dell’appello incidentale.

Il sesto e settimo motivo restano assorbiti.

Conclusivamente vanno accolti i motivi quarto e quinto, assorbiti il sesto e settimo, rigettati il primo, secondo e terzo; la sentenza va cassata con rinvio, anche per il regolamento delle spese, alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione.

PQM

Accoglie il 4 e il 5 motivo, assorbiti il 6 e il 7, rigettati il 1, 2 e 3; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 28 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2021

 

 

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