Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5725 del 03/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 03/03/2020, (ud. 25/09/2019, dep. 03/03/2020), n.5725

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27750-2018 proposto da:

A.C., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato XX;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO I.ME.CO. – IMPRESE MERIDIONALI CONSORZIATE, in persona del

Presidente pro tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso

la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

FILOMENA D’ADDARIO;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA

SCRIMA.

Fatto

CONSIDERATO

che:

la Corte di appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto, con la sentenza n. 71/2018, depositata il 19 febbraio 2018 ha accolto l’appello proposto dal Consorzio I.ME.CO. – Imprese Meridionali Consorziate nei confronti di A.C. e avverso la sentenza del Tribunale di Taranto in data 10 marzo 2014 e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, ha dichiarato inammissibile l’opposizione proposta ex art. 650 c.p.c. avverso il D.L. n. 8 del 2011, emesso da quel Tribunale il 24 gennaio 2011/ e ha condannato l’appellato alle spese del doppio grado del giudizio di merito;

avverso la sentenza della Corte di merito A.C. ha proposto ricorso per cassazione, basato su due motivi;

Consorzio I.ME.CO. – Imprese Meridionali Consorziate ha resistito con controricorso, la proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

RITENUTO

che:

è fondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla controricorrente, per difetto di procura, sulla base dei rilievi appresso indicati;

ed invero, manca la procura speciale in calce all’originale del ricorso, notificato a mezzo pec e sottoscritto digitalmente dal solo difensore, procura cui si fa invece riferimento nell’intestazione del predetto atto (“procura speciale in calce al presente atto”) nonchè nella relata di notifica del ricorso (in cui si dichiara che la “notifica viene effettuata in relazione al ricorso per cassazione con allegata procura speciale…” e si attesta che “l’antescritto… ricorso per cassazione con allegata procura speciale…è conforma all’originale… “, rimarcandosi che la procura in parola non risulta nè in calce nè allegata al ricorso nè sono riportate in tale atto indicazioni idonee ad individuare il tempo e il luogo in cui la procura sarebbe stata rilasciata;

l’art. 365 c.p.c. dispone che il ricorso per cassazione è diretto alla Corte ed è sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto nell’apposito albo, munito di procura speciale;

secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, “La procura per il ricorso per cassazione, che necessariamente ha carattere speciale dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Corte di cassazione, è valida solo se rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rispondendo tale prescrizione all’esigenza, coerente con il principio del giusto processo, di assicurare la certezza giuridica della riferibilità dell’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa” (Cass. 9/03/2011, n. 5554; Cass., ord., 11/09/2014, n. 19226; Cass. 4/06/2015, n. 11551; Cass., ord., 7/01/2016, n. 58);

a quanto precede va aggiunto, per mera completezza, che, comunque, entrambi i motivi difettano di specificità, come pure eccepito dalla controricorrente, con conseguente violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, e conseguente inammissibilità, anche sotto tale profilo, del ricorso all’esame;

il ricorso, in difetto di procura speciale e in applicazione del principio sopra richiamato, va, quindi, dichiarato inammissibile;

quanto alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, si osserva che le Sezioni Unite di questa Corte (sentenza 101/05/2006, n. 10706) hanno affermato che “In materia di disciplina delle spese processuali, nel caso di azione o di impugnazione promossa dal difensore senza effettivo conferimento della procura da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire nel giudizio o nella fase di giudizio di che trattasi (come nel caso di inesistenza della procura “ad litem” o di procura falsa o rilasciata da soggetto diverso da quello dichiaratamente rappresentato o per processi o fasi di processo diverse da quello per il quale l’atto è speso), l’attività del difensore non riverbera alcun effetto sulla parte e resta attività processuale di cui il legale assume esclusivamente la responsabilità e, conseguentemente, è ammissibile la sua condanna a pagare le spese del giudizio; diversamente, invece, nel caso di invalidità o sopravvenuta inefficacia della procura “ad litem”, non è ammissibile la condanna del difensore alle spese del giudizio, in quanto l’attività processuale è provvisoriamente efficace e la procura, benchè sia nulla o invalida, è tuttavia idonea a determinare l’instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che assume la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo””;

pertanto, una volta accertato – come nel caso all’esame – che manca la procura speciale, che, come sopra evidenziato, costituisce elemento indefettibile e indispensabile per l’esercizio dello ius postulandi nel giudizio di cassazione, ne consegue che l’unico soccombente è lo stesso difensore che ha sottoscritto e notificato o fatto notificare l’atto introduttivo del giudizio e che, nei confronti del giudice e delle controparti, afferma di essere munito di procura, e non invece il soggetto da lui nominato, il quale, se non ha conferito la procura, nulla può avere affermato in proposito (Cass., sez. un., 10/05/2006, n. 10706; Cass., 11/09/2014, n. 19226; Cass., ord., 7/0172016, n. 58; Cass., ord.,28/05/2019, n. 14474);

le spese del presente giudizio devono, dunque, essere poste a carico l’avv. XX, nella misura indicata in dispositivo;

va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del predetto avvocato, per le ragioni già espresse in tema di spese, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’avv. XX al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte dell’avv. XX, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2020

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