Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5701 del 02/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/03/2020, (ud. 05/02/2020, dep. 02/03/2020), n.5701

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 862-2019 proposto da:

B.J., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANNA MARIA MURARO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VEROSA SEZIONE DI VICENZA;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

30/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO

che:

viene proposto ricorso avverso il provvedimento del Tribunale di Venezia del 30 ottobre 2018, il quale ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c.;

– che il ricorrente ha depositato la memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

l’unico motivo deduce violazione o falsa applicazione di legge, in quanto il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, rinvia all’art. 737 c.p.c. e ss., e nella specie il ricorso era completo di tutti gli elementi di cui all’art. 125 c.p.c.; innanzi al Tribunale, l’istante non ha rispettato il termine assegnato dal giudice per il deposito dell’atto comprovante la data di notificazione del provvedimento della Commissione territoriale, ma non si tratta di termine perentorio, onde il tribunale non avrebbe potuto dichiarare la sua domanda inammissibile;

– che il decreto impugnato si conclude con la declaratoria di inammissibilità, in quanto il giudice non è stato ivi posto in condizione di valutare la tempestività del deposito del ricorso, nonostante l’esplicita richiesta in tal senso rivolta dal giudicante e concessione di un termine per l’adempimento;

– che, pertanto, il motivo di ricorso è manifestamente infondato, posto che il mancato adempimento all’onere di provare la tempestività del ricorso innanzi al Tribunale ha avuto il consequenziale inevitabile esito della declaratoria di inammissibilità dello stesso, di cui ora infondatamente il ricorrente si duole;

– che non occorre provvedere sulle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-

quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte dell’avv. ANNA MARIA MURARO, di un importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 5 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2020

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