Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5696 del 02/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 02/03/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 02/03/2021), n.5696

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15884-2018 proposto da:

D.P.L., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato EGIDIO PIGNATELLI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3400/14/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 20/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO

RAGONESI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Equitalia E.TR. spa iscriveva ipoteca immobiliare sugli immobili costituiti in fondo patrimoniale da D.P.L. per debiti portati da cartelle allo stesso notificate.

L’impugnazione proposta dal contribuente innanzi alla CTP di Bari veniva accolta con sentenza 135/16/08 impugnata dalla concessionaria innanzi alla CTR della Puglia.

Quest’ultima, con sentenza n. 15/13/10, depositata il 12.3.2010, accoglieva l’appello, ritenendo la giurisdizione del giudice tributario e, nel merito, la possibilità di iscrivere ipoteca su beni costituiti dal contribuente in fondo patrimoniale, avendo quest’ultimo natura temporanea per effetto della cessazione del vincolo matrimoniale o dell’alienazione a terzi dei beni.

Il D.P. proponeva ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resisteva con controricorso e ricorso incidentale affidato ad un unico motivo Equitalia Sud spa.

Questa Corte, con sentenza 25402/15 accoglieva il primo motivo del ricorso principale e di quello incidentale con rinvio alla CTR Puglia.

Il D.P. riassumeva il ricorso che veniva respinto dalla Commissione regionale con sentenza 3400/14/17.

Avverso quest’ultima il contribuente ha nuovamente proposto ricorso per cassazione cui ha resistito con controricorso l’Agenzia delle Entrate – riscossione.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso il contribuente censura la sentenza impugnata sotto il profilo della violazione degli artt. 167,170 e 2729 c.c., nonchè della omessa motivazione su un punto decisivo della controversia costituito dalla circostanza se il debito per Iva ed Irap, che aveva portato alla iscrizione dell’ipoteca, fosse stato contratto nell’esercizio dell’attività imprenditoriale e non già per le esigenze della famiglia.

Il ricorso appare fondato.

La sentenza di questa Corte n. 25402/15, pronunciata nella presente controversia, ha affermato quanto segue.

“Il criterio identificativo dei crediti che possono esecutivamente iscriversi sui beni conferiti nel fondo va ricercato non già nella natura delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia. Ne consegue che spetta al giudice tributario la verifica in ordine alla natura del credito fiscale iscritto, al fine di vagliare se lo stesso si possa intendere come contratto per soddisfare bisogni di famiglia; con l’ulteriore precisazione che, se è vero che tale finalità non si può dire sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa, è vero altresì che tale circostanza non è nemmeno idonea ad escludere in via di principio che il debito si possa dire contratto per soddisfare detti bisogni (Cass. n. 3738/2015)-. Orbene, la CTR, nel ritenere la legittimità dell’iscrizione ipotecaria su beni conferiti in fondo patrimoniale, ha totalmente tralasciato di esaminare gli aspetti probanti ai fini di considerare o meno legittima l’iscrizione sui beni destinanti a fondo patrimoniale, limitandosi a riconoscere la legittimità dell’iscrizione in relazione alla temporaneità della durata del fondo in relazione allo scioglimento del vincolo matrimoniale o all’alienazione del fondo a terzi ed in ciò non conformandosi ai principi sopra esposti.”

La sentenza di questa Corte concludeva pertanto con un rinvio al giudice di merito “al fine di compiere l’accertamento indicato nella parte motiva, tenendo conto del fatto che sono comprese nei bisogni familiari anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia nonchè al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione delle sole esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi – cfr. Cass. n. 15862/2009, 5684/06 e 7880/2012”.

La motivazione sul punto della sentenza oggi impugnata è la seguente.

“Riscontrata la natura tributaria della debitoria iscritta, essa va ritenuta assunta per soddisfare bisogni della famiglia non avendo il ricorrente in riassunzione, onerato degli oneri probatori, allegato elementi di prova da cui poter presumere che detta debitoria sia estranea ai bisogni della famiglia. Pertanto il ricorso va respinto”.

Tale decisione risulta costituire, sotto il profilo motivazionale, adeguato adempimento di quanto prescritto da questa Corte con la citata sentenza.

A tale proposito occorre osservare che la giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che l’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c., ed in particolare, per quanto rileva in questa sede, che il debito per cui si procede sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia e che il creditore sia a conoscenza di tale estraneità, grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale (Cass. n. 1652 del 29/01/2016; Cass. n. 4011 del 19/02/2013; Cass. n. 12730 del 30/05/2007; Cass. n. 12998 del 31/05/2006).

Questa Corte ha altresì precisato che i citati oneri di allegazione e di prova si configurano anche quando si proponga contro l’esattore domanda di declaratoria della illegittimità di una ipoteca iscritta ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, citato art. 77. (Cass. 10220/18).

La Commissione regionale ha dunque tenuto conto del dettato della sentenza di questa Corte del 2015 rivalutando le acquisizioni probatorie acquisite in giudizio e ritenendole non idonee a documentare l’estraneità dei debiti al perseguimento delle necessità familiari.

Le censure proposte dal ricorrente con l’odierno ricorso, circa l’omessa o insufficiente motivazione in ordine al fatto se la natura imprenditoriale delle obbligazioni tributarie relative ad IVA ed Irap ed al loro elevato importo (562.028,50 Euro) in base alle quali è stata iscritta l’ipoteca sul fondo patrimoniale fossero stati contratti per le necessità familiari o meno appaiono infondate e per certi versi inammissibili.

Non sussiste infatti alcuna omessa motivazione da parte della Commissione regionale avendo la stessa valutato la documentazione probatoria ritenendola non idonea a soddisfare i requisiti probatori dianzi indicati.

Inoltre, come è noto, il vizio di insufficiente motivazione non è più deducibile con il ricorso per cassazione a seguito della modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, operata dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 2.

Quanto alla dedotta violazione degli artt. 167,170 e 2729 c.c., la stessa risulta manifestamente infondata perchè, a prescindere dal fatto che questa Corte non è tenuta ad una rivalutazione del compendio probatorio, gli elementi presuntivi risultano implicitamente valutati dal giudice di appello dovendosi, tra l’altro, tenere conto che la giurisprudenza di questa Corte dianzi riportata ha precisato che a carico del contribuente vi è l’onere probatorio riguardante non solo la circostanza che il debito per cui si procede sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia ma anche che il creditore fosse a conoscenza di tale estraneità; circostanza quest’ultima di cui nel ricorso non si deduce la avvenuta prospettazione nella fase di merito.

Il ricorso va dunque respinto.

Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo..

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto in ragione della sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale il cui accertamento compete all’Amministrazione (Cass. SS. UU: 4315/20).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in Euro 10.000,00 oltre spese prenotate a debito. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale se dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA