Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5689 del 22/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 22/02/2022, (ud. 19/01/2022, dep. 22/02/2022), n.5689

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9932-2020 proposto da:

SARA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA

CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa dall’avvocato DOMENICO CERRONE;

– ricorrente –

contro

G.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAVOIA, 80,

presso lo studio dell’avvocato ELETTRA BIANCHI, rappresentata e

difesa dall’avvocato MARISA PAGLIONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 301/2019 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 17/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

che

1.-La società SARA srl ha eseguito lavori di ristrutturazione su un condominio denominato (OMISSIS), sito in (OMISSIS), e, non avendo ricevuto l’esatto pagamento del dovuto da parte di uno dei condomini, precisamente da tale G.L., ha agito nei suoi confronti per il pagamento della somma residua rivendicata. La convenuta ha contestato il calcolo della somma, ossia del corrispettivo dei lavori effettuati ed ha proposto domanda riconvenzionale per i danni da infiltrazione conseguenti alla cattiva esecuzione delle opere.

2.-Il Tribunale di (OMISSIS) ha disposto consulenza tecnica all’esito della quale è emerso, da un lato, che per i lavori eseguiti il corrispettivo doveva essere minore, e comunque diversamente ripartito in base ai millesimi, e, per altro verso, in accoglimento della domanda riconvenzionale, ha accertato l’ammontare dei danni subiti dalla condomina, ed ha dunque condannato la società ricorrente al pagamento di una differenza.

Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’appello di Campobasso che ha ribadito la correttezza dei calcoli del CTU, osservando tra l’altro come in alcuni casi le conclusioni peritali non siano state neanche adeguatamente censurate.

3.-Ricorre la società SARA srl con due motivi, di cui chiede il rigetto G.L. che si è costituita con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Il primo motivo denuncia violazione dell’art. 384 c.p.c..

La ricorrente osserva come la somma cui era tenuta la condomina era stata da quest’ultima accettata mediante la sottoscrizione del contratto di appalto a cui erano allegati il computo metrico e la ripartizione, in base ai millesimi, della somma complessiva: l’accettazione, secondo la ricorrente, aveva valore vincolante per la G. e dunque non potevano i giudici di merito disattenderla e accertare come dovuta una somma diversa.

Il motivo è sia inammissibile che infondato.

E’ inammissibile per due ragioni: la prima è che il ricorrente non dimostra di aver posto in questi termini la questione alla Corte di appello, ossia di averne fatto un motivo di impugnazione; del resto, la Corte di appello, a pagina 5, osserva come la ricorrente non abbia neanche indicato con esattezza nell’atto di citazione quale fosse la quota millesimale da attribuire alla convenuta; la seconda ragione d’inammissibilità è che lo stesso motivo di ricorso non è adeguatamente specifico sul punto, in quanto non riporta quella ripartizione in millesimi che, allegata al contratto d’appalto, avrebbe avuto essa stessa valore contrattuale vincolante, ossia non riporta il riferimento che in quell’allegato è stato fatto alla somma cui si sarebbe vincolata la G..

Ad ogni modo, la Corte d’appello, sempre a pagina 5, ha accertato che al contratto d’appalto non risulta alcuna allegazione di tabelle millesimali e che anzi, al contrario, risulta una riserva espressa da parte della G. di non accettare quelle tabelle ma di volerne far verificare in seguito la correttezza. Con la conseguenza che, anche a superare i profili di inammissibilità del motivo, esso deve dirsi del tutto infondato in quanto fa riferimento ad un impegno contrattuale che, con un accertamento qui non censurato, la Corte d’appello ha invece ritenuto inesistente.

5.- Il secondo motivo denuncia omesso esame di un fatto controverso e rilevante.

La ricorrente si duole del fatto che aveva in appello contestato le conclusioni della CTU quanto alla riduzione delle ore lavorate e alla riduzione di altri lavori e deduce che la Corte d’appello non avrebbe deciso su tali questioni.

Il motivo si risolve qui in una ripetuta censura alle conclusioni del consulente tecnico, ed in tal senso deve ritenersi inammissibile.

A ben vedere si tratta della richiesta di considerare come errata la valutazione che degli esiti della consulenza tecnica ha fatto la Corte d’appello, e dunque di ritenere errato un giudizio in fatto, o comunque un giudizio sulla valutazione di una prova, che è qui però è precluso se non per errore percettivo o per difetto assoluto di motivazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento della somma di 2500,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2022

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