Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5682 del 02/03/2021

Cassazione civile sez. III, 02/03/2021, (ud. 04/11/2020, dep. 02/03/2021), n.5682

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34486/2019 proposto da:

I.C., rappresentato e difeso dall’avv. FLAVIO GRANDE, per

procura in atti ed elettivamente domiciliato presso lo studio di

questi in Torino, Corso Francia 93;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– resistente –

avverso la sentenza n. 1313/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 25/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/11/2020 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

I.C., proveniente dalla (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione, articolato in tre motivi, illustrato da memoria, avverso la sentenza n. 1313/2019 emessa dalla Corte d’appello di Milano e pubblicata in data 25 marzo 2019. Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in adunanza camerale non partecipata.

Il richiedente, secondo la ricostruzione svolta nel ricorso, nel 2012 rimaneva coinvolto nella lotta tra due fazioni che si contendevano il potere in occasione delle elezioni, e fuggiva perchè temeva per la propria vita essendo stato ferito in uno degli scontri.

La richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, nonchè di protezione sussidiaria o umanitaria, veniva respinta dalla Commissione, il cui diniego è stato confermato dal Tribunale e dalla Corte d’appello.

La Corte d’appello non riteneva provato il paventato pericolo di persecuzione nè meritevole di protezione sussidiaria il ricorrente in quanto nella regione della Nigeria dalla quale proveniva non erano in atto nè conflitti armati nè azioni terroristiche da parte del movimento (OMISSIS). Infine, non riteneva sussistenti i presupposti per la concessione della protezione umanitaria per le stesse ragioni per le quali non era concedibile la sussidiaria.

Con il primo motivo di ricorso, si lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, perchè la corte d’appello non avrebbe rispettato la procedimentalizzazione del giudizio di credibilità, limitandosi a dire che dai fatti affermati non emergerebbe la sussistenza di elementi sufficienti per far ritenere che il ricorrente potrebbe essere sottoposto ad una persecuzione personale in caso di rimpatrio.

Il motivo è inammissibile perchè si limita a contestare genericamente la sentenza impugnata, con la cui motivazione non si confronta, laddove essa afferma che, a prescindere dalla credibilità o meno del narrato, i fatti narrati di per sè non integrano alcuna possibile persecuzione.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia l’omesso esame di un punto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti. Richiama il passo della motivazione già menzionato con il primo motivo per affermare che la motivazione è del tutto apodittica.

Il motivo è anch’esso inammissibile perchè propone una censura sulla motivazione articolate secondo il precedente paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 e in tal modo si pone al di fuori del circoscritto spazio residuo di esame della Corte sulla motivazione dei provvedimenti impugnati Anche laddove, nella illustrazione del motivo, assume il vizio di motivazione apparente o inesistente risulta del tutto genero nell’enunciarlo ed è smentito dalla sentenza. La motivazione è sintetica, come consentito, ma sufficiente a comprendere il processo decisionale ed è proporzionale ad una valutazione sulle allegazioni a loro volta assai scarne del ricorrente, laddove osserva che dai pochi fatti allegati non emerge che egli sia stato sottoposto a persecuzione prima di espatriare e nè si spiega a quale tipo di persecuzione potrebbe essere esposto il ricorrente ove rientrasse.

Con il terzo motivo di ricorso, si lamenta la violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, richiamato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, lett. F; si deduce la violazione di legge, in particolare, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. C) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Nello specifico, il ricorrente sostiene che arbitrariamente la Corte d’appello ha sostenuto che nella parte del paese dalla quale proviene il ricorrente non sussisterebbe una situazione di violenza indiscriminata, non potendo essere presa in considerazione, isolatamente, una sola parte del territorio del paese d’origine, perchè la possibilità di introdurre e prendere in considerazione delle frammentazioni dei paesi di origine non sarebbe prevista dalle direttive comunitarie e neppure dalla legge.

Il motivo è inammissibile, conformemente alla giurisprudenza di legittimità consolidata sul punto: v. Cass. n. 28433 del 2018:

“In tema di protezione internazionale, il riconoscimento dello “status” di rifugiato politico va escluso nell’ipotesi in cui il pericolo di persecuzione non sussiste nella parte di territorio del paese di origine dalla quale proviene il richiedente, essendo tale ipotesi diversa da quella prevista dall’art. 8 della direttiva 2004/83/CE, non recepita nel nostro ordinamento, in cui il pericolo di persecuzione sussiste nel territorio di provenienza, ma potrebbe tuttavia essere evitato con il trasferimento in altra parte del territorio del medesimo paese in cui tale pericolo non sussiste. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la sentenza della corte d’appello che aveva escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale in considerazione del fatto che, come risultava dal rapporto di Amnesty International, la situazione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno o internazionale, determinata dalle attività terroristiche del gruppo “(OMISSIS)”, non era estesa all’Edo State ed alla città di provenienza del richiedente)”.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, e il ricorrente risulta soccombente, pertanto è gravato dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis e comma 1 quater, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 4 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2021

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