Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5668 del 21/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 21/02/2022, (ud. 20/01/2022, dep. 21/02/2022), n.5668

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5505-2020 proposto da:

I.V., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato VITTORIO SANNONER;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI MILANO, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3008/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 05/07/2019 R.G.N. 3832/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/01/2022 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con sentenza 5 luglio 2019, la Corte d’appello di Milano rigettava il gravame di I.V., cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza di primo grado, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. essa riteneva assolutamente generico il racconto del richiedente (che aveva riferito di essere fuggito dal suo Paese per timore delle minacce di morte dei fratelli della sua ragazza, rimasta incinta, con cui avevano deciso insieme di abortire, che lo avevano accusato della morte della fidanzata per assunzione di un farmaco produttiva di un’emorragia, che l’aveva costretta ad un ricovero in ospedale, dove poi era morta), sicché, anche negata una situazione di violenza indiscriminata, rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), escludeva la ricorrenza dei requisiti per le misure di protezione internazionale maggiori;

3. parimenti, la Corte territoriale non ravvisava, in assenza di documentazione né di specifica allegazione, la sussistenza di una situazione di vulnerabilità personale o comunque di seri motivi per la concessione della protezione umanitaria;

4. con atto notificato il 10 febbraio 2020, lo straniero ricorreva per cassazione con tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. il ricorrente deduce violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, per erronea esclusione della propria situazione di pericolo, nell’omessa valorizzazione del prodotto certificato di morte della fidanzata e di violenza generalizzata in Nigeria, risultante dal rapporto di Amnesty International trascritto (primo motivo);

violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, art. 14, lett. c), per la grave situazione oggettiva nella propria regione di provenienza, documentata dal suddetto rapporto, riverberante effetti anche sulla sua condizione soggettiva di vulnerabiltà (secondo motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati;

3. la Corte territoriale, che ha in particolare ritenuto l’interessamento della zona di provenienza del richiedente (neppure specificata) soltanto “da alcuni fenomeni di violenza diffusa, come del resto in tanti altri Paesi anche Europei”, in base al generico riferimento ad una “consultazione dei siti internet… alle ultime informazioni diramate dall’UNHCR… dal sito di Amnesty International” (all’ultimo capoverso di pg. 5 della sentenza), senza altre più puntuali indicazioni, non ha adempiuto all’onere del giudice di specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Cass. 17 maggio 2019, n. 13449; Cass. 21 dicembre 2020, n. 29147); essa è così venuta meno all’obbligo di indicare l’autorità o l’ente di provenienza della fonte consultata e la sua data o anno di pubblicazione, in modo da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento previsti dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonché dell’idoneità delle C.O.I. in concreto consultate alle prescrizioni normative (Cass. 19 febbraio 2021, n. 4557; Cass. 10 marzo 2021, n. 6736);

4. il ricorrente deduce poi violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per la mancata valorizzazione, ai fini di riconoscimento di una condizione di vulnerabilità meritevole di protezione umanitaria, del certificato medico e dei documenti lavorativi prodotti (terzo motivo);

5. anch’esso è fondato;

6. la Corte territoriale ha, infatti, genericamente escluso la protezione umanitaria richiesta, per la ravvisata “assenza di elementi” idonei a “documentare e circostanziare una situazione di particolare vulnerabilità personale o comunque la sussistenza di seri motivi (così al primo capoverso di pg. 7 della sentenza), nonostante la produzione da parte del richiedente della suindicata documentazione medica e lavorativa, neppure menzionata;

6.1. la natura residuale ed atipica della protezione umanitaria implica che il suo riconoscimento debba essere frutto di una valutazione autonoma, caso per caso e che il suo rigetto non possa conseguire automaticamente a quello delle altre forme tipiche di protezione: fermo, per chi invochi una tale tutela, l’onere di allegare in giudizio fatti ulteriori e diversi da quelli posti a fondamento delle altre due domande di protezione c.d. “maggiore” (Cass. 7 agosto 2019, n. 21123); sicché il giudice deve, come invece la Corte territoriale non ha fatto, valutare la sussistenza di situazioni di vulnerabilità personale dello straniero derivanti dal rischio di essere immesso nuovamente, in conseguenza del rimpatrio, in un contesto sociale, politico o ambientale capace di determinare una significativa ed effettiva compromissione dei suoi diritti inviolabili, considerando globalmente e unitariamente i singoli elementi fattuali accertati e non in maniera atomistica e frammentata (Cass. 30 marzo 2020, n. 7599);

4. pertanto il ricorso deve essere accolto, con la cassazione della sentenza e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Milano in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 20 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2022

 

 

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