Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5648 del 09/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2010, (ud. 21/12/2009, dep. 09/03/2010), n.5648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAVAGNANI Erminio – Presidente –

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANA SPA in persona del procuratore speciale,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO 15, presso lo studio

dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avv. POZZA MASSIMO,

giusta procura speciale a margine del ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANA SPA in persona del procuratore speciale,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO 15, presso lo studio

dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura speciale a margine del controricorso al ricorso incidentale;

– controricorrente al ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 1329/2 007 della CORTE D’APPELLO di TORINO del

15.11.07, depositata il 27/12/2007.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Giudice del lavoro del Tribunale di Torino accoglieva la domanda subordinata proposta da D.P.M. e condannava l’IPOST a corrispondere al predetto a somma di Euro 1540,29, oltre accessori dalla maturazione al saldo, a titolo di differenze dell’indennità di buonuscita calcolata in base alla retribuzione in atto alla data del 28.2.1998, rivalutata con l’applicazione degli incrementi annuali ex art. 2120 c.c. e L. n. 297 del 1982, spettanti per il periodo intercorrente fra il 28.2.1998 e il 23.6.2003 (data del pensionamento).

La Corte d’appello di Torino, con sentenza n. 1329/2007 depositata il 27.12.2007, decidendo sull’appello principale di IPOST e su quello incidentale del D., riteneva che l’indennità di buonuscita maturata alla data del 28.2.1998 fosse da calcolare sull’ultima retribuzione percepita dal lavoratore, e pertanto condannava l’Istituto al pagamento della somma di Euro 4049,52, a titolo di integrazione dell’indennità di buonuscita, oltre rivalutazione monetaria, interessi dal dovuto al saldo e spese del grado. La Corte ha ritenuto di condividere, perchè conforme al tenore letterale delle disposizioni legislative in materia e rispondente a criteri di equità, il principio secondo cui l’indennità di buonuscita del dipendente postale va liquidata sulla base del trattamento economico finale percepito dal lavoratore all’atto del pensionamento.

Avverso questa decisione l’IPOST – Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Poste Italiane s.p.a. ricorre per Cassazione con due motivi.

L’intimato resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato con un motivo. A questo l’IPOST ha resistito con controricorso.

A seguito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte per la decisione dei ricorsi in Camera di consiglio.

L’IPOST ha depositato memoria, mentre il lavoratore ha depositato atto di rinuncia al ricorso incidentale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente la Corte riunisce i ricorsi, trattandosi di impugnazioni avverso la medesima sentenza (art. 335 c.p.c.).

Con il primo motivo del ricorso principale l’IPOST sostiene che il testo delle norme di legge applicabili in materia (L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3) impone di ritenere che la buonuscita del dipendente postale, da calcolarsi alla data di trasformazione dell’Ente Poste Italiane in società per azioni (28.2.1998), deve avere come base di computo il trattamento retributivo in godimento a tale data e non quello finale percepito al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Ha quindi formulato il coerente quesito di diritto nei seguenti termini: “dica la Corte se l’indennità di buonuscita spettante ai dipendenti postali cessati dal servizio successivamente alla data di trasformazione dell’Ente Poste in Poste Italiane s.p.a. (28.2.1998) deve essere calcolata, ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e del D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3, inserendo nella base di calcolo di cui al D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38, l’ultimo stipendio goduto dal lavoratore alla predetta data di trasformazione, senza prendere in considerazione eventuali miglioramenti o incrementi stipendiali successivi a tale data.”.

Il motivo è manifestamente fondato alla stregua della recente sentenza di questa Corte n. 28281/2008, nella quale, sulla scorta anche dei principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 366/2006, il cui contenuto è stato confermato dalla successiva ordinanza n. 444/2007, è stato esaminato ogni aspetto della questione, pervenendosi alla conclusione che la data alla quale occorre fare riferimento per il calcolo della buonuscita è quella del 28.2.1998, momento a partire dal quale il dipendente postale matura non più detta indennità ma il tfr. In particolare, è stato ritenuto del tutto improponibile il confronto con la normativa che ha disciplinato il passaggio dei dipendenti del disciolto ONMI agli enti locali, trattandosi di situazioni non comparabili. Infatti, mentre a questi ultimi va liquidato un complessivo trattamento di fine servizio di carattere previdenziale, in relazione all’intera durata dell’unico rapporto e in base all’ultima retribuzione percepita presso l’ente di destinazione, con applicazione dei distinti elementi di calcolo previsti, riguardo ai due periodi di lavoro presso l’ONMI e presso gli enti locali, dai rispettivi ordinamenti, per i quali rileva sempre l’ultima retribuzione (Cass., sez. un., n. 11647/1993 e n. 8682/1995), ai dipendenti postali spetta il tfr, avente natura retribuiva, di cui l’importo della buonuscita costituisce soltanto una componente. L’irrilevanza degli incrementi retributivi successivi al 28.2.1998 deriva anche dal fatto che da tale data non sono più dovuti contributi dal datore di lavoro (art. 53, comma 6, cit.), mentre quelli a carico dei lavoratori, dovuti fino al 31.12.2002 (L. n. 388 del 2000, art. 68, comma 4), non sono più correlati all’ammontare della indennità (Corte Cost. n. 259/2002). Per quanto riguarda la perdita del potere di acquisto, la Corte costituzionale ha rilevato, a chiusura della sentenza n. 366, che la violazione dell’art. 36 Cost., non deriva automaticamente dalla mancata previsione di un meccanismo di adeguamento di una componente del trattamento retributivo complessivo, quando la svalutazione monetaria non abbia raggiunto livelli inconsueti, come è accaduto negli anni successivi alla trasformazione dell’Ente Poste in s.p.a..

Ad identiche conclusioni è pervenuta la sentenza di questa Corte n. 17987/2009.

Il secondo motivo con il quale l’Istituto ricorrente lamenta la condanna al pagamento di rivalutazione monetaria ed interessi, che assume pronunciata in violazione del termine dilatorio di cui al D.L. 28 marzo 1997, n. 79, art. 3, convenite in L. 28 maggio 1997, n. 140, resta assorbito.

Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato vengono riproposte domande subordinate, assorbite dall’accoglimento della domanda principale. Il ricorrente incidentale sostiene che, qualora non sia possibile il calcolo della buonuscita maturata alla data del 28.2.1998 con il computo del trattamento retributivo in atto al momento del (successivo) pensionamento, debbano essere riconosciuti interessi e rivalutazione monetaria dal 28.2.1998 alla data della effettiva erogazione dell’indennità o, in alternativa, la rivalutazione dell’importo secondo le disposizioni della L. n. 297 del 1982, art. 1 (così il quesito di diritto).

Preliminarmente, si osserva che l’atto di rinuncia al ricorso incidentale non esplica alcun effetto, non risultando notificato alla controparte (art. 390 c.p.c., u.c.).

Il motivo è manifestamente infondato. Infatti, la prima soluzione presupporrebbe un ritardo nel pagamento della buonuscita, ipotesi da escludere, in quanto il tfr, con la componente della buonuscita, diviene esigibile solo al momento del collocamento a riposo. Quanto alla seconda soluzione, la risposta negativa viene dalla impossibilità di applicare analogicamente la disposizione della L. n. 297 del 1982, art. 1, ad una norma – l’art. 53, comma 6, citato – che non presenta lacune di alcun genere. Ma, a ben vedere, sono la citata sentenza costituzionale n. 366 del 2006 e la conforme ordinanza n. 444 de 2007, la quale ultima riguarda proprio l’art. 2120 c.c., come modificato dalla L. n. 297 del 1982, ad escludere che possa farsi applicazione d’uno dei meccanismi di rivalutazione prospettati nell’odierno ricorso incidentale, in quanto la Corte costituzionale ha giudicato la suddetta norma, di cui non ha ipotizzato interpretazioni alternative, non in contrasto con i parametri costituzionali degli artt. 3, 36 e 38 Cost., sebbene non preveda alcuna forma di indicizzazione o di adeguamento monetario nel tempo della indennità in questione, calcolata alla data del 28.2.1998 in base alla retribuzione in atto a quel momento.

In conclusione, va accolto il ricorso principale, mentre va rigettato il ricorso incidentale. La sentenza impugnata va quindi cassata; e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda.

L’onere delle spese dei giudizi di merito e di Cassazione segue la soccombenza.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo del ricorso principale e dichiara assorbito il secondo. Rigetta quello incidentale. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Condanna D.P.Mario al pagamento delle spese dei giudizi di merito e di Cassazione, liquidate, per il primo, in complessivi Euro 555,00 di cui Euro 200,00 per diritti e Euro 350,00 per onorario, per il secondo in complessivi Euro 605,00 di cui Euro 200,00 per diritti e Euro 400,00 per onorario, e per il giudizio di legittimità in Euro 30,00, per esborsi e in Euro 800,00 per onorario; oltre a spese generali, IVA e CPA per ciascuno dei tre giudizi.

Così deciso in Roma, il 21 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 9 marzo 2010

 

 

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