Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5634 del 02/03/2021

Cassazione civile sez. lav., 02/03/2021, (ud. 09/09/2020, dep. 02/03/2021), n.5634

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 441/2020 proposto da:

C.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANNA ROSA ODDONE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE E UMANITARIA, presso

la PREFETTURA UTG DI TORINO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1049/2019 del TRIBUNALE di TORINO, depositata

il 19/06/2019 R.G.N. 2380/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/09/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LEO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte di Appello di Torino, con sentenza pubblicata il 19.6.2019, ha respinto il gravame interposto da C.A., nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza resa dal Tribunale della stessa sede, con la quale era stata rigettata l’opposizione al provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Torino, che non aveva accolto le domande del medesimo, dirette ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, il diritto all’asilo di cui all’art. 10 Cost., comma 3, ovvero il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5;

2. la Corte di merito ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto le dichiarazioni rese dal ricorrente in sede di audizione apparivano scarsamente attendibili ed altresì prive, ingiustificatamente, di riferimenti circostanziati e non supportate da elementi delibatori a sostegno;

3. inoltre, i giudici del gravame hanno dichiarato “inammissibile la domanda di asilo ex art. 10 Cost., poichè la domanda avente ad oggetto il riconoscimento delle condizioni di rilascio del permesso umanitario costituisce parte integrante di quella relativa al diritto di asilo (Cass. n. 22111/2014)” e, pertanto, “non vi è più alcun margine di residuale applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3, in chiave processualistica o strumentale, a tutela di chi abbia diritto all’esame della sua domanda di asilo alla stregua delle vigenti norme sulla protezione (Cass. n. 10686/2012)”;

4. infine, la Corte distrettuale ha negato che, nella fattispecie, potessero configurarsi particolari profili di vulnerabilità, atti a giustificare il rilascio del permesso di soggiorno previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, poichè “il ricorrente è giovane, non ha dichiarato problemi di salute, nè l’appartenenza ad una categoria che potrebbe essere oggetto di discriminazione nel suo Paese d’origine”;

5. per la cassazione della sentenza ricorre C.A. sulla base di due motivi; il Ministero dell’Interno ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine “di una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

6. il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. preliminarmente, il ricorso va dichiarato inammissibile per mancanza di una valida procura alle liti. Ed invero, in atti si rinviene un foglio, in calce al quale neppure è apposta la firma del ricorrente, dal quale non si evince il conferimento, da parte dello stesso, al difensore, del potere di rappresentarlo e difenderlo in sede di legittimità, nè alcuno specifico riferimento al provvedimento della Corte di Appello oggetto del ricorso per cassazione, nè altri elementi idonei ad identificarlo, ma solo un generico riferimento alla “delega a rappresentarmi e difendermi nel giudizio di appello avanti alla Corte di Cassazione di Roma all’avv. Anna Rosa Oddone del Foro di Torino, con studio in (OMISSIS), conferendo all’avvocato tutte le facoltà inerenti il mandato comprese quelle di farsi sostituire, transigere e conciliare, fare e ricevere pagamenti rilasciando quietanza”;

2. alla stregua degli arresti giurisprudenziali di questa Corte, mentre “la procura a margine del ricorso per cassazione è, per sua natura, speciale, senza che occorra per la sua validità alcuno specifico riferimento al giudizio in corso, poichè, in tal caso, la specialità del mandato è deducibile dal fatto che la procura al difensore forma materialmente corpo con il ricorso o il controricorso al quale essa si riferisce” (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 15692/2009; 26504/2009; 3349/2003); quando la procura, apposta su foglio separato, contenga espressioni incompatibili con la proposizione dell’impugnazione e con la specialità richieste in sede di legittimità, ed anzi, dirette ad attività proprie di altri giudizi e fasi processuali e da cui non sia possibile evincere “univocamente la volontà della parte di proporre ricorso per cassazione”, il ricorso va dichiarato inammissibile (v., ex plurimis, Cass. nn. 18150/2020; 15211/2020; 28146/2018; 18257/2017), poichè, appunto, “tale procura non soddisfa il requisito della specialità richiesto dall’art. 365 c.p.c.”;

3. per tutto quanto in precedenza esposto, il ricorso va dichiarato inammissibile;

4. nulla va disposto in ordine alle spese del presente giudizio, poichè l’Avvocatura dello Stato ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine “di una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

5. avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater; e, poichè il ricorso è inammissibile per difetto di una valida procura conferita al difensore – attività processuale demandata alla esclusiva responsabilità di quest’ultimo -, sul medesimo, avv. Anna Rosa Oddone, grava “la pronunzia relativa al raddoppio dell’importo dovuto a titolo di contributo unificato” (v., ex multis, Cass. nn. 14474/2019; 11930/2018).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, avv. Anna Rosa Oddone, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma 1-bis dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 9 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2021

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